Il meglio dell'India contro l'omofobia

Non è così scontato come si potrebbe pensare il gesto con cui numerosi intellettuali indiani - il meglio che rappresenta il paese nel mondo - hanno chiesto di abolire le leggi, ancora in vigore, repressive verso l'omosessualità.

Sotto il dominio britannico, la colonia India replicò le leggi della madrepatria, compresi appunto numerosi provvedimenti contro gay e lesbiche. Nel frattempo a Londra i governi e il costume sono cambiati e le norme si sono adeguate al XXI secolo. In India, invece, sono rimasti numerosi retaggi omofobi, a cominciare dalla Section 377 del 1861 che considera l'omosessualità un crimine punibile con il carcere.

Dagli scrittori Vikram Seth e Arundhati Roy (nella foto) all'ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite Nitin Desai, fino a giuristi, letterati, un ex ministro delle Giustizia e numerosi giornalisti e attori hanno scritto una lettera per chiedere al Parlamento di abolire quella legge "arcaica e brutale".

Anche l'economista Amartya Sen, premio Nobel, ha scritto a parte una lettera, definendo la legge una "mostruosità".

Non sappiamo se questo atto avrà un seguito e otterà risultati, ma è già un segnale politico e culturale molto importante, di cui qui da noi non arriva neppure l'eco.

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