“Meglio tombeur de femmes che tombeur d’hommes”, Antonio Di Pietro come Silvio Berlusconi

Dalla dichiarazione omofoba di Silvio Berlusconi sono passati 3 giorni. Su queerblog.it oltre a presentare le ragioni di chi come noi non ha gradito la boutade del presidente del Consiglio (qui il pensiero di Sonia Alfano, qui i commenti di altre persone eterosessuali) abbiamo dato spazio anche a chi non la pensa come noi (qui l’intervista di Daniele Onori di “Gay e Libertà”).

L’analisi del fatto, per dirsi completa, deve contemplare però un ulteriore aspetto. Chi oggi chiede le dimissioni a Silvio Berlusconi dopo aver sentito la sua battuta omofoba è sempre stato corretto con gay e lesbiche? No, anche di questo bisogna prendere atto.

Antonio Di Pietro, che nei giorni scorsi aveva polemizzato con Berlusconi proprio a causa dell’ormai famosa battuta omofoba, nel 2008 aveva fatto la stessa dichiarazione del presidente del Consiglio. Dopo il salto il video nel quale Di Pietro afferma: “Meglio tombeur de femmes che tombeur d’hommes”.

Di Pietro non è l’unico esponente politico che oggi, per pura convenienza mediatica, si proclama paladino della comunità GLBTQ dopo aver dato prova di non essere così attento ai diritti delle persone non eterosessuali.

Alessandro Capriccioli sul suo blog ci ricorda che il leader dell’Italia dei Valori è in buona compagnia. Massimo D’Alema prima di ritornare ad essere una parte del dibattito politico del paese dichiarava a proposito delle coppie gay:

“No, non sono favorevole al matrimonio tra omosessuali, perché il matrimonio tra un uomo e una donna è il fondamento della famiglia, per la Costituzione. E, per la maggioranza degli italiani, è pure un sacramento”.

FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, criticando il presidente del Consiglio si è dimenticata di spiegare ai propri lettori di quando l’attuale presidente della Camera era solito rilasciare dichiarazioni omofobe. Dichiarava Fini:

“Se lei mi chiede: "Un maestro dichiaratamente omosessuale può fare il maestro?" Io le dico di no. Capito? Perché ritengo che non sia educativo nei confronti dei bambini”.

Di parere analogo Rosy Bindi. Secondo l’attuale presidente del Pd è meglio per un bambino crescere in una tribù in Africa piuttosto che con due genitori omosessuali. Da notare che Pierluigi Bersani, collega della Bindi, è stato tra i primi a prendere le distanze da quanto dichiarato dal presidente del Consiglio.

Condannare Berlusconi è giusto. Ora però con coerenza lavoriamo affinché l’omofobia stia fuori dal Governo e dal paese. Chi oggi difende i gay dimostri che la propria opposizione non dipende solo per opportunismo politico. Fra due settimane si ridiscute la legge contro l’omofobia (di cui ci siamo già occupati qui). Se in quell’occasione chi critica oggi Berlusconi non farà qualcosa di concreto è stato inutile indignarsi. O no?

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