Omofobia: gli insulti e le offese che noi gay non vogliamo più sentire

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Non passa più di un mese, solitamente, prima che qualcuno caghi fuori dal vasetto. Metafora diretta che, di fronte però a certe uscite pubbliche, non può sicuramente essere tacciata di volgarità. Arrivano commenti e dichiarazioni pubbliche offensive, quasi da chiunque e non cambia nulla. Ci avrete già fatto caso anche voi.

Ieri Buttiglione ha paragonato i gay ai reati, al non dare i soldi ai poveri, a non pagare le tasse, etichettandoli come "moralmente sbagliati". E giustamente scatta la prima domanda di rito: in base a quale moralità? Alla sua? Da cattolico? Lo stesso che spesso dimentica passaggi come "Ama il prossimo tuo" o "Chi è senza peccato scagli la prima pietra"?. E qua, di pietre, ne sono volate pure parecchie. E da lancio della pietra, siamo arrivati quasi allo sport della lapidazione: tira anche tu una pietra (metaforica) ai gay, poi mostrati indignato quando iniziano a tirarne davvero per la strada (non più metaforica, ma concreta...).

Non c'è solo lui, ma è un esempio continuo di accuse e offese spesso ignorate. Renzo Bossi aveva dichiarato a Vanity Fair che nella vita non avrebbe mai provato due cose: la droga e i culattoni. Oppure, pensiamo a Mara Carfagna: lei stessa si era scusata per essere mai stata troppo sensibile rispetto alla tematica omosessuale e poi è tornata a pensare le stesse cose, dicendo che ci sono altri problemi più importanti delle unioni Lgbt

"Non è un tema che rientra nel programma di Governo, quindi dubito che ci sarà un confronto su un tema come questo, visto che ce ne sono altri all’ordine del giorno che che sono stati individuati come prioritari soprattutto in una fase così delicata e complessa che il nostro Paese si trova ad affrontare. Non sono favorevole al riconoscimento delle coppie omosessuali. Non si possono equiparare due cose che sono naturalmente diverse"

Erano state queste le sue ultime dichiarazioni a fine agosto 2010. E la cosa che sorprende e indigna maggiormente è che a dirlo sia stata colei che dovrebbe raffigurare il Ministro delle Pari Opportunità. Pari. Fateci caso: un politico rappresentante delle pari opportunità di tutti che dichiara di non poter equiparare due cose naturalmente diverse.

Naturalmente (Carfagna) e moralmente (Buttiglione). Poi c'è stata anche Paola Binetti che prima e dopo aver lasciato il Pd, non perdeva occasione di lanciarsi in arringhe contro i gay, osando anche dire di non essere una donna che discrimina:

"Valutare in modo negativo la omosessualità sul piano ideologico o teologico definendola, se praticata, un grave peccato non significa discriminare"

La lega poi si è espressa solo attraverso Renzo Bossi. Vi ricordate Giancarlo Gentilini che, nei confronti dei gay, aveva subito rovesciato il senso del suo cognome?

"Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili urbani) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni, i culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c’è nessuna possibilità per culattoni o simili"

Anche Radio Padania, dopo l'accoltellamento fuori dal Gay Village ad opera di Svastichella, non aveva proprio condannato del tutto il disgusto, dando la propria opinione attraverso l'etere e raggiungendo quindi numerose persone:

"Riguardo a quei culattoni…. io sono contro l’accoltellamento, che è troppo, però due persone dello stesso sesso che si baciano sono una schifezza, quindi due calci nel culo… due calci nelle palle glieli avrei dati anch’io"

Calci nel culo, due calci nelle palle sì, però il coltello magari era troppo.

Abbiamo parlato di attacchi in politica, in radio, manca qualcosa ancora all'appello? Ah sì, la tv che vuole fare servizio e che si interroga su di noi, come fossimo animaletti strani, ribelli, da osservare al microscopio con attenzione. Lì, tra Gianluca Buonanno e Alessandro Meluzzi si toccavano vette inarrivabili di offese e discorsi quasi deliranti. L'esponente della Lega Nord che invitava i gay a levarsi dalle palle:

"Se non vi piace l’Italia andate in Spagna o dove volete!"

Lo psichiatra cattolico, che si presenta spesso in trasmissione con una spilla di legno a forma di croce sulla giacca, dopo aver definito gli omosessuali "disabili della procreazione" e dichiarato che "è evidente che alla base dell’omosessualità c’è quasi sempre un problema psicologico", aveva anche ammesso disgusto nel vedere due uomini che si baciano per la strada, giustificando la reazione disgustata di certe persone.

E' sempre meglio ripeterlo: Alessandro Meluzi è psichiatra, quindi ha avuto clienti, ha esercitato con diritto, nonostante la sua dichiarata e palese visione omofoba. Ma noi in Italia cosa facciamo? Lo invitiamo ospite in trasmissione a parlare di gay, in mezzo ad una coppia di donne che hanno adottato un bambino e due uomini che vogliono potersi sposare. Poi i toni di discussione salgono e tutto finisce in cagnara. Chissà come mai... Però ne abbiamo parlato di gay, quindi siamo a favore no? Non ne è uscita una visione chiara, se non addirittura peggiorativa, ma parlarne fa tanto bene al cuore... (e allo share!).

Non dimentichiamo lo sport! Ecco Marcello Lippi e Carlo Mazzone che fingono di cadere dal pero e dicono "Gay? Dove? Nel calcio? Ma quando?". Se il primo ha dichiarato di non averne mai conosciuto uno, l'allenatore decano italiano ha invece peggiorato ancora di più le cose:

"Io, per carità, non voglio penalizzare i gay o rilasciare giudizi pesanti sui gay, però voglio smentire categoricamente che ci siano gay nelle squadre di calcio che io ho avuto il piacere e l’onore di guidare. Io sono il decano degli allenatori, sono un allenatore che ha allenato nella storia italiana più squadre, in Serie A, in Serie B e in Serie C. Messe insieme fanno 1300, 1400 presenze: pensate voi quanti ragazzi ho potuto conoscere… Onestamente devo dire – e non perché voglio andare contro i gay – che sarò stato fortunato, ho preso tutti ragazzi normali”

Meno male che ha preso tutti ragazzi normali, pensa che rischio se avesse incontrato un giocatore gay? Chissà cosa succedeva! Probabilmente avrebbe molestato tutti i compagni di gioco, no? Ti è andata proprio bene, Claudio Carlo!

Ho voluto affrontare questo discorso perchè ne ho abbastanza, come voi tutti, immagino. E sono anche certo che voi avrete altri passaggi di omofobia che ho tralasciato in questo post. Ma quello che volevo chiedere, a voce alta, era il perchè avere diritti in meno in un paese dove le tasse le paghiamo anche noi? Perchè tutti devono poter sindacare su scelte di vita, decidere se due persone possono unirsi o meno in matrimonio? Perchè un politico, un allenatore, una qualsiasi persona deve avere il diritto di salire sulla cattedra e insultare, apertamente, senza che nessuno intervenga?

Chiedere a certa gente di cambiare la propria idea è come pretendere da un canarino che ruggisca. Non ce n'è. Non se ne esce, non c'è una soluzione, non esiste un modo per modificare le idee (a volte malate) che una persona può avere. Ma, allo stesso tempo, dobbiamo dire basta di fronte a tutta questa violenza verbale nei nostri confronti, anche perchè poi, spesso, diventa fisica.

Il processo al diverso si trasforma in caccia. Paragonare i gay alla droga, ad un reato, al male, al peccato, all'anormalità, ai problemi mentali, volerli cacciare, volerli additare, è un problema. E non mi importa di quello che dice Mara Carfagna, impegnata sempre a risolvere chissà quali altri problemi più importanti dei nostri. Le opportunità sono pari, cara Mara? Allora cerca di riflettere sul fatto che non possono esserci cittadini che meritano o non meritano una degna attenzione.

Un clima del genere con la stampa che riporta la notizia come si parlasse dell'arrivo dell'inverno non è più tollerabile! Serve indignazione, serve condanna, non è sufficiente parlare della notizia, riportare le offese e poi parlare d'altro. Sono accuse pesanti, sono aggressioni mentali e psicologiche che non devono più accadere, mai più. E il fatto che nessuno intervenga, che nessuno dia importanza a questa libertà di insultare è un grave segno di quanto l'indifferenza e il disinteresse dei nostri diritti sia sempre maggiore.

Per concludere: a noi non frega di sentirci dire che ci comprendono se veniamo pestati a sangue. A noi non frega nulla di sentire una condanna pubblica per l'aggressore fisico. A noi non frega niente di tutto questo, perchè quello che avviene in quei casi è solo una cosa: ipocrisia.

Ipocrisia di fronte allo stupore di vedere le proprie offese e violenze verbali diventare realtà. Se si è primi a infiammare gli animi, almeno si cerchi di non stamparsi in faccia un diplomatico sguardo indignato, seguito da frase di una retorica patetica. Piuttosto non si dica nulla, piuttosto non si condanni la cosa, piuttosto la si smetta di dire "Poverini!" quando si leggono notizie di cronaca nera.

E questo è l'unica cosa che a noi invece, frega.

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