C'era una volta un bosco con tanti elfi gay...

faeries gay

C'era una volta un bosco lontano lontano popolato da elfi. Elfi gay. No, non è la versione moderna di una vecchia fiaba classica, bensì la realtà. Si chiamano Faeries e sono persone che hanno deciso di allontanarsi dalla civiltà e dalla società per liberarsi da tutto e vivere pienamente la propria vita, in modo 'fantasioso'.

Ognuno di loro ha un nome e una funzione, un personaggio che ricalca fedelmente per tutta la giornata. C'è Lopi, una bambola vivente che suona nei boschi, Waesel che sfoggia il corno (strumento musicale, eh), la sirenetta lesbica e un mago che richiama alla mente l'Albus Silente di Harry Potter. Vivono insieme, in questi luoghi immersi nella natura e sono tutti personaggi queer, gay e lesbiche. Si sentono discendenti da antichi personaggi mitologici (per esempio le streghe arse vive) e come mezzo di comunicazione usano il sesso e il proprio corpo.

Storicamente, questi gruppi sono nati alla fine degli anni Settanta, un po' una rivisitazione del celebre hippy, ma col tempo stanno nascendo posti e comunità simili anche in Europa (Francia e Inghilterra). Al settimanale L'Espresso, che ha dedicato un servizio su di loro, parla un globetrotter di 47 anni, dal nome Isildur (preso in presto da Il Signore degli anelli):

"Ci conosciamo attraverso il sesso, camminiamo nudi nel bosco o ci travestiamo. Tutti i vestiti sono travestimenti, dallo smoking al costume sciamanico. Indossiamo spesso maschere o ci coloriamo il volto. Per noi il trucco ha un valore sacro, l'ornamento del viso e del corpo sono forme di comunicazione con il divino che ci circonda"

In quei villaggi di dorme, si mangia, si cucina insieme, con un alto e forte spirito collettivo. Esiste solo un grandissimo rispetto per la natura, la terra sulla quale loro vivono (insieme a noi), mescolando ogni genere di religione possibile, senza alcuna differenza. Joey Cane invia anche delle newsletter su queste comunità, spiegandone il senso più profondo e definendosi così:

"Siamo una rete di omosessuali, artisti, lavoratori, abitanti delle città in fuga che sentono la cultura gay, lesbica e transessuale come una comunità distinta, separata dalla società di massa, con una nostra spiritualità, un nostro modo di essere. Dobbiamo unirci e diventare un grande popolo, recuperare l'equilibrio perduto della più ampia comunità umana del pianeta"

Il primo incontro della comunità gay, per ritrovarsi e capirsi, è nato nel 1979, ad opera di Harry Hay che cercava di ridare forza alla condizione spirituale di ogni singolo individuo. Solo allontanandosi dalla civiltà, dai pregiudizi e dai dogmi sociali era possibile riacquistare e ritrovare un proprio equilibrio personale come individui gay. E ci sono anche il Montagna Short Sanctuary nel Tennessee e il Faerie Camp destiny nel Vermont, luoghi scelti come ritrovo globale di coloro che hanno scelto questo Fearie Lifestyle.

Vi affascina l'idea? Vi interessa e sperate che anche in Italia arrivi questa moda? Sappiate che, sebbene possibile, è molto difficile che possa trovare riscontro anche da noi ed attecchire, per due semplici motivi:

"È più difficile perché c'è l'ostacolo della cultura cattolica che, a differenza di quella protestante, non è un humus favorevole. L'altra muraglia è la cultura gay: ha modelli sempre più basati sulla bellezza, l'eterna giovinezza e il sesso sempre e comunque. La scena gay italiana chiede questo, mentre noi cerchiamo un rapporto naturale fra i corpi. E seguiamo il coniglio bianco"

Via | Espresso

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