Serbia: scontri fra polizia e corteo anti-gay

Scontri, slogan violenti, attacchi alla sede del partito democratico al governo. Il bilancio del Gay Pride di Belgrado, che si è appena svolto, è quello di un campo di battaglia: 60, tra poliziotti e manifestanti anti-gay sono rimasti feriti, la polizia ha arrestato almeno 12 facinorosi che hanno tentato di violare il cordone protettivo che le forze dell'ordine avevano steso attorno al corteo del Gay Pride.

Le associazioni internazionali consideravano questo Gay Pride una "prova di democrazia"; quindi com'è andata? Da un lato sembra confermato che i sentimenti anti-gay sono tuttora profondamente radicati in una parte della società serba, anche in una grande città come Belgrado: certo, si parla di "solo" cinquemila anti-gay a fronte però di 1000 sparuti manifestanti lgbt.

Dall'altro la polizia e il governo hanno mostrato che il paese, almeno nelle sue élite, sta facendo passi avanti, specialmente se confrontiamo il Gay Pride del 2010 con quello del 2001, quando la marcia finì nel sangue, con gli attivisti lgbt pestati dagli omofobi E dalla polizia. il presidente Tadic e il governo serbo hanno dato il pieno appoggio al Gay Pride, sottolineando l'importanza di garantire a tutti il diritto di esprimersi. Quanto alla chiesa, seppure il patriarca Ireneo aveva condannato ogni violenza, il corteo anti-gay era pieno di preti e suore che brandivano minacciosamente le loro croci.

Gli estremisti di destra, ultranazionalisti, cui si sono uniti tifosi di calcio - di fede nazista per lo più - ed estremisti religiosi hanno attaccato la sede del Partito democratico, da cui proviene il presidente Boris Tadic: sassi contro le finestre dell' edificio, nonché torce e petardi che hanno provocato un inizio d'incendio nella sede del partito. L'obiettivo era proprio il governo e la sinistra che ha autorizzato e difeso il Gay Pride. Si potrebbero importare in Italia i politici serbi, faremmo già un passo avanti.

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