Tiziano Ferro gay: tutti applaudono... tranne Franco Zeffirelli

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Ieri vi abbiamo elencato i primi commenti del coming out di Tiziano Ferro. Parole di ammirazione, di ringraziamento e di rassicurazione per la futura carriera del cantante. Sono giunte altre opinioni, tra cui quella di Leo Gullotta, da molto tempo dichiaratamente gay:

"Avevo colto questa insofferenza, avvertivo una sorta di ritiro. Io l' ho vissuta con più serenità, anche grazie all' educazione che avevo ricevuto, una famiglia di operai, dove le persone erano rispettate, sono sempre stato sereno. Il coming out? Non ho fatto nulla di particolare, semplicemente un giorno in tv me l' hanno chiesto e io ho detto la verità. E il pubblico lo apprezzerà di più, apprezzeranno la sincerità. Non conosco Tiziano di persona, ma è un artista squisito, mi fa piacere che una persona come lui oggi si senta più libero. Facciamo pubblicità: mamme fate felici i vostri figli"

Anche Caterina Caselli è d'accordo con l'attore comico e distante anni luce dal pensiero del regista italiano:

"Non credo proprio che possa danneggiarlo. Non è più come un tempo, per fortuna, ci sono meno pregiudizi, anzi, perché soffrire? Credo che le persone siano sensibili, e lui parla a cuore aperto, si capisce quando c' è una verità. Lo rispettavo prima e lo rispetto ancora di più ora, non c' è una esibizione, c' è una sofferenza vissuta per tanti anni"

Ed ecco, infine, controcorrente, il pensiero di Zeffirelli che si discosta dalle belle parole finora ascoltate e diventa molto più critico e 'menefreghista':

"Tiziano Ferro? Per me è uno sconosciuto a cui auguro di trovare un' armonia al di là delle sue abitudini sessuali. Se uno racconta la sua vita, come ho fatto io dieci anni fa, e ho ammesso anche di avere avuto esperienze con uomini, non fa più ne caldo ne freddo, è quasi una ragione di vanto: io sono speciale e vado anche con gli uomini. Non è più da coraggiosi, non è più merce da diffondere. Simpatizzo, ma francamente non me ne frega nulla, è uno sconosciuto e, a meno che non ci sia un dramma, è uno che vuol farsi pubblicità,e anche a buon mercato"

Caro Franco, non è una questione di vanto, ancora siamo ai livelli per cui essere se stessi deve, per forza di cose, essere inferiore o superiore o motivo di pavoneggiarsi per una sua caratteristica personale? Ma la domanda che mi nasce dopo aver letto questa dichiarazione è una chiave di lettura 'tra le righe': se uno dichiara di essere gay ma non ha vissuto nessun dramma cerca solo di farsi pubblicità? E, ritorniamo al punto di prima, alzare la testa e non nascondersi più, dichiarando con orgoglio (non vanto spicciolo, ma orgoglio, fierezza) quello che si è, rappresenta un difetto o qualcosa di non interessante? Libertà signori, libertà... Non dimentichiamo mai questa parola, che vale per tutti.

Via | Repubblica

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