Non chiedere, non dire ma prova a sopravvivere


Ci sono fatti e persone che ogni settimana contraddistinguono un preciso momento storico. Lady Gaga che attraverso internet chiede al Senato l’abrogazione dell’emendamento “don’t ask, don’t tell” è l’immagine che meglio di altre racconta i giorni che ci siamo appena lasciati alle spalle. Ma facciamo un passo indietro.

Per l’amministrazione Obama la settimana appena trascorsa ha rappresentato tutto tranne che la finta modernità attribuita al primo presidente nero degli Stati Uniti. Giovedì 23 settembre è stata giustiziata Teresa Lewis, la donna con problemi mentali che commissionò l’omicidio del marito e del figlio.

Se la pena di morte in America non fosse più in vigore si potrebbe sostenere che quanto poco e male si sta facendo per gli omosessuali statunitensi è poco più di una svista. Se un’amministrazione non riesce a valorizzare il reintegro nella società di persone che hanno sbagliato difficilmente prenderà atto delle esigenze di gay e lesbiche che dalla comunità si sentono escluse.

In settimana, come abbiamo già avuto modo di scrivere qui, il Senato non ha abrogato l’emendamento “don’t ask, don’t tell”. Il provvedimento, che non è una legge come spesso e male si scrive, è stato previsto dall’amministrazione Clinton (sì, il presidente che si è giocato una carriera politica per un rapporto orale) per evitare coming out nell’esercito. Un gay, negli Stati Uniti, può intraprendere una carriera militare solo se non condivide con i colleghi le informazioni relative al proprio orientamento sessuale.

Contro il “don’t ask, don’t tell” si è detta anche Lady Gaga, qui e qui, prima della decisione del Senato. Per quanto simpatica possa starmi la signorina Germanotta credo che abbia sbagliato a schierarsi dalla parte dei militari gay. Il suo intervento, condivisibile, più che una presa di coscienza è sembrato essere un’azione di marketing, l’ennesima di una divetta di inizio millennio che alterna la difesa radical chic per l’ambiente a costumi di scena degni di Tinto Brass, regista del Macellaio (la protagonista della pellicola era, per la cronaca, Alba Parietti).

Persino Barack Obama, che in più occasioni ha dimostrato di essere una persona seria, davanti al “don’t ask, don’t tell” si è trasfigurato assumendo le sembianze del peggior Berlusconi. A chi gli ha chiesto della mancata abrogazione dell’emendamento ha risposto che per la lotta contro l’Aids la sua amministrazione sta facendo di più. Grazie Barack, davvero grazie. La prossima volta confrontati prima con il tuo addetto stampa. Se ti ha detto di rispondere “c’è il sole” alla domanda “che ore sono?” è da licenziare.

L’evoluzione di una società, la storia (anche quella italiana) insegna, avviene solo con coraggio. La codardia dei politici americani è tanto più insulsa se si prende atto dei passi avanti che altri stanno facendo. Nelle stesse ore in cui gli Stati Uniti vietavano ai gay di essere omosessuali nell’esercito l’Australia apriva le proprie caserme alle persone transessuali.

L’università di Harvard, in accordo con altri nuclei scolastici degli Stati Uniti, ha invece deciso di vietare le lezioni riguardanti la formazione miliare fino a quando il “don’t ask, don’t tell” sarà in vigore. Un provvedimento analogo venne preso anche durante la guerra in Vietnam.

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