Esce un manuale ecclesiastico: non votare politici che sostengono coppie di fatto gay e aborto

Il cattolico in politica. Manuale per la ripresaI preti, si sa, sono sempre più lesti dei loro referenti politici. Tra la missione delle anime e quella del potere temporale, da secoli, praticano entrambe con maestria e sagace oculatezza. L'Italia è il campo di battaglia in cui sono meglio allenati, forgiati a vincere. Certo, il divorzio, l'aborto, piccole scivolate, perdite minime, ma sui diritti civili omosessuali hanno sempre guidato la politica, minacciata e ridotta all'obbedienza. E ora che i cattolici sono sparsi in entrambi gli schieramenti politici, la persuasione è più facile. Si dichiara cattolico praticante e osservante persino Nichi Vendola, gay, comunista, vedete un po' voi. E allora, visto che in politica si odono tintinnii di scimitarre elettorali dopo il divorzio tra Fini e il Pdl, un solerte arcivescovo, tal Giampaolo Crepaldi, diocesi di Trieste, già segretario del Pontificio consiglio per la Giustizia e la Pace, ha dato alle stampe un bel manuale di istruzioni a uso dei politici cattolici: Il cattolico in politica. Manuale per la ripresa (Cantagalli editore, 236 pagine, 14,50 euro).

Liquidato, sotto la scure di Tangentopoli, il trentennale sodalizio con la Democrazia Cristiana, il Vaticano non ha avuto più un referente diretto con cui dialogare imponendo il punto di vista della chiesa sui temi etici. Ci avevano tentato, un po' loro, un po' i clericali del Pdl, con il Family Day, per sancire la nullità delle famiglie di fatto omosessuali, ma si son ritrovati oratori e sostenitori dalle doppie e triple famiglie, divorziati e concubini. Lo scandalo pedofilia, poi, non ha trovato in nessuna politica un aiuto che facesse uscire dal letamaio certe gerarchie ecclesiastiche. Insomma un disastro! L'unica consolazione: la tenuta della politica italiana a certi dettati papali sui gay e la loro vita di coppia. E sulle donne, costrette a rifugiarsi all'estero per coronare il loro sogno materno.

Ora il libro di monsignor Crepaldi, afferma “alcune verità della vita del politico che spesso vengono invece stemperate”. Quali siano queste 'verità' è presto detto: l'osservanza ai voleri della chiesa e l'abbandono di una laicità che, secondo l'autore, "ha lanciato verso la Chiesa e i cattolici una violenta guerra culturale". L’arcivescovo spiega che quando nell’azione politica ci si trova di fronte a scelte che implicano anche delle azioni moralmente inammissibili, come ad esempio il riconoscimento per legge del diritto ad abortire, o delle leggi che permettono il sacrificio di embrioni umani, oppure quelle che legalizzano l’eutanasia o riconoscono le coppie gay, il cattolico non può dare il proprio assenso.

Una bella guardia svizzeraTanto per essere ancora più chiari sulla negazione di ogni diritto alle coppie gay, il porporato proclama:

Tra un partito che contemplasse nel suo programma la difesa della famiglia fondata sul matrimonio e il cui segretario fosse separato dalla moglie e un partito che contemplasse nel programma il riconoscimento delle coppie di fatto e il cui segretario fosse regolarmente sposato, la preferenza andrebbe al primo partito.

A dargli man forte, il cardinale Angelo Bagnasco che nella prefazione si dice convinto della necessità di realizzare il «sogno» di una rinnovata presenza cristiana in politica. Vale anche per gli elettori, naturalmente, che devono esimersi dal dare il loro voto a quei partiti e politici che contemplino nei loro programmi l'intenzione di regolarizzare le coppie di fatto omosessuali, o che siano pro aborto, o per aiutare in patria le donne o le coppie che intendono avere un figlio grazie all'inseminazione artificiale. La chiesa, per mano dei suoi più alti gerarchi, dice no, altrimenti....

Altrimenti, il rischio è grosso. È quello di non essere eletti per i politici. E quello della minaccia per gli altri. Inutile tornare a pensare che preti e clero non influiscano nelle urne. Contano, e tanto!

E allora, tanto vale mettere sull'avviso i futuri candidati alla cosa pubblica.

“È infatti più grave – scrive Crepaldi – la presenza di principi non accettabili nel programma che non nella pratica di qualche militante, in quanto il programma è strategico ed ha un chiaro valore di cambiamento politico della realtà più che le incoerenze personali.”

Che ci si sia dimenticati, da parte di questi uomini della chiesa cattolica, che l'Italia è uno Stato sovrano, poco conta. Va da sé!

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