Linee guida del primate anglicano Williams sui preti gay: sì, ma restino celibi!

Le linee guida dell'arcivescovo anglicano Williams sui preti gay: sì, ma restino celibi!

Che si erano detti il capo della chiesa anglicana, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e Benedetto XVI in occasione della visita di quest'ultimo in Inghilterra? Le fonti ufficiali, dopo l'incontro a porte chiuse, parlarono di questioni di comune preoccupazione per cattolici e anglicani, parlando della teologia di comunione e della situazione dei cristiani in Medio Oriente. Tutto qui? No, se tra le 'comuni preoccupazioni' è stato toccato il tema dell'omosessualità nel clero e, per i cattolici, l'irrinunciabilità al celibato. Ora, il primate anglicano torna a parlare del problema in una intervista al conservatore Times, sollevando un'ondata di reazioni e polemiche all'interno del mondo anglicano, sia da parte conservatrice che progressista. Sì, dice Williams, la nostra chiesa può nominare vescovi dichiaratamente omosessuali, purché siano rispettati "tradizione e standard storici" che impongono ai preti gay di "restare celibi".

Ne è passato di tempo, da quando il vescovo Gene Robinson fece il suo coming out dichiarando pubblico amore per il suo partner, Mark Andrew, conosciuto mentre era in vacanza a St. Croix nel 1987. Nel 2008 i due convolano a 'nozze' con rito civile prima e on una cerimonia religiosa poi a St Paul's Church. Allora come oggi, clero e fedeli si divisero in feroci polemiche rasentando persino lo scisma tra chi era pro e chi contro l'ordinazione di vescovi omosessuali. Del resto, l'omosessualità nella chiesa non è solo una faccenda anglicana. Lo scorso anno, il benedettino Rembert Weakland, 82 anni, ex arcivescovo di Milwaukee raccontò in un'intervista al New York Times alcuni aspetti della sua vita. Parlò della sua omosessualità frenata fino a quando è diventato arcivescovo. Nel 2002, passato a capofila della chiesa americana progressista inciampò in uno scandalo sessuale per cui dovette dimettersi. Al New York Times confidò:

Se diciamo che Dio è amore, come si spiega che 400 milioni di persone al mondo sono gay? E perché le religioni del mondo, come fa il cattolicesimo, dicono a questi milioni di persone che devono vivere tutta la vita senza poter esprimere l'amore fisico?

Ora per il clero anglicano si apre una nuova fase di discussione. Lo stesso primate ammette le sue difficoltà, cominciate con la minaccia di uno scisma conservatore dopo la sua nomina a vescovo di Jeffrey John, diacono unito civilmente ad un altro uomo. William si dice non solo preoccupato ma anche certo che "il costo per tutta la chiesa sarebbe troppo alto" se la tolleranza verso i gay dovesse essere portata fino al punto di accettare preti e vescovi con relazioni attive.

Naturalmente a essere contrari a queste nuove prese di posizione dell'arcivescovo anglicano, alcuni attivisti per i diritti civili, come Peter Tatchell.

“Le sue dichiarazioni sono inconsistenti – commenta Tatchell –; Rowan sta in finestra sul problema dei preti gay, e non so se dorme la notte. Prima di diventare arcivescovo di Canterbury, sosteneva l'inclusione dei gay e l'eguaglianza. Ora penalizza preti gay come Jeffrey John e lascia la sua strada per accontentare alcuni dei più odiosi cristiani omofobi del mondo. Ai suoi occhi – conclude – l'unità della Chiesa conta più dei diritti di gay e lesbiche”.

Dagli Stati Uniti si alza la voce contraria a qualsiasi apertura verso i gay del conservatore David Virtue:

“Non è la chiesa che ha un problema è Williams che ce l'ha. La chiesa è stata in piedi per 2000 anni e non ha mai benedetto, accettato o approvato nessun tipo di relazione sessuale al di fuori del matrimonio eterosessuale”.

Povero Virtue, mi sa che di quei 2000 anni da lui citati conosce poco dell'omosessualità nella chiesa.

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