Transessuale vessata dai colleghi sul lavoro tenta il suicidio

Maledetta, bifolca ignoranza. Vergogna per mille volte e altre ancora contro quegli uomini e donne che stavano per condurre un loro simile all'atto estremo di ogni disperazione. La barbarie umana, la viltà, la codardia, a volte, è tra i peggiori istinti che l'essere umano può rappresentare. Ieri, l'Associazione romana "Gay Help Line", ha denunciato un fatto ai danni di un operaio che intendeva intraprendere il percorso di transizione. La persona, dal momento in cui ha deciso di rendere pubblica la sua scelta, anche tra i colleghi di lavoro, ha avuto vita dura, una discriminazione violenta e continua, tanto che alla fine ha tentato di tagliarsi le vene davanti ai suoi criminali carnefici.

“S.T. - afferma l'avvocato Daniele Stoppello di Gay Help Line - lavora da circa 10 anni per una grande azienda casearia pontina come operaio e i suoi problemi cominciano circa 5 anni fa, quando dichiarò al datore di lavoro e alle sue colleghe di voler intraprendere il percorso di transizione. Da quel momento gli viene vietato l'accesso al bagno e allo spogliatoio costringendolo, di fatto, a cambiarsi in corridoio, gli ripetono "vedrai, un po' alla volta ti faremo impazzire", si rivolgono a lui usando l'appellativo 'Transformer'.

Viene isolato dagli altri colleghi - prosegue l'avvocato - durante l'ora di pranzo e - prosegue l'avvocato - nel 2008 riceve una serie di lettere di richiamo a cui, però, non segue alcun provvedimento e viene più volte malmenato e insultato con le parole "sei mezza lesbica e mezzo frocio”.

È a quel punto - chi avrebbe sopportato così tanto dileggio? - che alla transessuale non rimane che la disperazione, il gesto cruento e di sfida a se stessa e agli altri. Prende un temperino in azienda e tenta di chiudere la storia svenandosi.

Il racconto è ancor più macabro, perché alla vista del sangue, colleghi e dirigenti, spintonano S.T. verso l'uscita e solo successivamente viene presa da qualcuno e portato in ospedale.

“Questo episodio mostra in modo drammatico - afferma Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma e responsabile di Gay Help Line - una condizione lavorativa assurda, disumana e inaccettabile e dimostra la necessità di norme severe che contrastino l'omofobia e la transfobia”.

Anche la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, si dice costernata.

“Quanto accaduto è inaccettabile. Mi auguro che oltre alle autorità giudiziarie competenti, dopo la denuncia sporta dal giovane, anche i vertici dell’azienda facciano tutte le necessarie verifiche affinché le norme antimobbing siano rispettate ed episodi di questo genere non debbano più ripetersi. La Regione Lazio, da parte sua, sostiene e continuerà ad incentivare tutti gli strumenti utili a contrastare forme di omofobia e di discriminazione anche sui luoghi di lavoro”.

Tutto accade proprio nei giorni in cui alla Commissione Giustizia della Camera, partiti politici e associazioni lgbtq, discutono su due proposte di legge che dovrebbero sanzionare ogni atto omotransfobico. Se oggi la legge bocciata lo scorso dicembre alla Camera fosse legge dello Stato, quei carnefici non la passerebbero liscia. Serve un atto definitivo del Parlamento per fermare questa insulsa degenerazione contro gay, lesbiche, transessuali. Serve urgentemente, senza che si assista a liti da pollaio o a certi distinguo.

La vicenda di S.T. è la storia di molti. È la nostra storia, non dimentichiamolo.

Foto | Flickr

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