Legge contro l'omotransfobia. Per "Libero" ora è Di Pietro la nuova icona gay


Oramai in Italia basta presentare una proposta di legge che tuteli le persone lgbtq per diventare una icona gay. Non so se è un bene o un male e a quali opportunità porti. Certo se si parla di Lady Gaga qualche convenienza di mercato esiste, ma dubito che un politico assurto a icona gay possa essere favorito in termini elettorali. Da noi, i gay votano (o non votano) sulla base del proprio credo politico, senza dimenticare che con l'attuale legge elettorale sono poi le segreterie a indicare i candidati e a manovrarli poi in Parlamento.

Fatto è che oggi Libero, quotidiano diretto dall'astuto Belpietro, titola oggi a centro pagina in prima: Antonio Di Pietro nuova icona gay (foto in apertura di post). Vero è che il leader dell'Idv si fa volentieri vedere alle manifestazioni per i diritti civili lgbtq e in qualche Gay Pride, ma il valore di questa nuova nomina, fatta da un quotidiano poco interessato ai cittadini lgbtq sa di gigionesca pedanteria. E lo è!

Ma perché Di Pietro? Come anche noi abbiamo scritto, mercoledì in Commissione Giustizia della Camera è iniziata la discussione su due distinte proposte di legge intenzionate a frenare e punire le violenze omotransfobiche. Una è a firma Soro del Pd, l'altra di Antonio Di Pietro. Relatrice la nostra Anna Paola Concia. Aperta la discussione, si è infiammato il dibattito anche nel Movimento. Ad Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, la proposta di legge Soru è parsa subito troppo blanda, persino sconcertante e avvilente. Una fetecchia, come direbbe il leader Idv.

In un comunicato stampa, le associazioni scrivono:

Sconcertante la proposta a firma Soro (PD). Oltre che per la timidezza della proposta che ben poco serve ad una protezione efficace dalle aggressioni (l'intera proposta si riduce all'introduzione di una aggravante generica), non possiamo non rilevare la scelta del PD di escludere volutamente dalle già magre tutele i reati contro l'onore, ovvero tutta quella serie di fattispecie di reato, dall’ingiuria alla diffamazione che colpiscono ed intaccano la dignità ed il valore sociale delle persone.

In pratica è come dire che l’onorabilità delle persone lesbiche,transessuali e gay vale meno di quella di qualunque altra persona. Si tratta di una discriminazione particolarmente odiosa e oltraggiosa che offende i circa 2 milioni di cittadini italiani glbt. Quale motivazione può mai giustificare una simile esclusione?

Ci sembra di essere tornati agli anni '60 quando il movimento si affrancava dalla condizione di vergogna e clandestinità e rivendicava la propria visibilità e la propria dignità.

Abbiamo il timore di essere di fronte all'ennesimo provvedimento inefficace e sottolineiamo con preoccupazione il pericolo che la proposta di legge del PD possa essere adottata come testo base.

La verità è che il movimento, o parte di esso, vuole una semplificazione che sbrighi e risolva in due parole la questione: estensione della Legge Mancino.

Facile? Mica tanto. Dice Aurelio Mancuso:

Dal 10 dicembre 2009 ad oggi nessun parlamentare dell'Idv, nè tantomeno della Lega e del Pdl è intervenuto nelle numerose sedute della Commissione Giustizia che hanno avuto all'ordine del giorno l'omotransfobia. Mentre tutti i deputati del Pd - ha aggiunto Mancuso - sono intervenuti a sostegno dell'approvazione della legge. Affermare, oggi, che il provvedimento del Pd è pericoloso, significa smentire se stessi, visto che in occasione della prima discussione parlamentare, lo stesso testo ha ottenuto il sostegno delle associazioni lgbt, che hanno svolto rilievi e critiche, ma che concordavano sulla necessità di ottenere un primo risultato.

Oggi, la posizione è radicalmente cambiata, e ci si spertica pubblicamente a ringraziare l'Idv, che fino ad oggi si è completamente disinteressato della questione. Forse i responsabili delle associazioni lgbt non vogliono che il Parlamento approvi un provvedimento? C'è bisogno di una legge il prima possibile e penso come molte persone lgbt, siano d'accordo nel sostenere il difficile lavoro di Paola Concia affinché si arrivi a un risultato concreto.

Dello stesso parere è Ivan Scalfarotto, gay dichiarato e vice presidente del Pd, che taglia corto:

La politica deve portare a casa il risultato.

Anche ad Anna Paola Concia i conti non tornano, e scrive sul suo Facebook:

Una domanda mi sorge tristemente spontanea: perché' in questi nove mesi di RIPRESA della discussione della legge contro la omotransfobia in Commissione Giustizia i Presidenti delle 4 Associazioni LGBT che ho incontrato decine di volte non mi hanno mai chiesto niente? Tutti sapevano che legge era in discussione. La discussione è ricominciata il 10 dicembre 2009 non oggi...

Nonostante le diatribe, i firmatari del comunicato tengono duro:

La proposta dell'Italia dei valori rispecchia completamente le nostre richieste, prevedendo l'estensione della legge Mancino ai reati di odio conto la nostra comunità e intervenendo in modo deciso contro le cause che provocano tali atti anziché solo sugli effetti degli stessi.

Così, per Libero, Di Pietro diventa la nuova, ennesima, icona gay, dimenticando che un paese normale leggi del genere dovrebbero essere da tempo patrimonio di tutti.

Certo è che se la politica può permettersi di litigare, i movimenti lgbtq ancora una volta danno prova di divisioni, di lacerazioni che non aiutano e che forse riescono a far vedere all'esterno la propria e altrui debolezza.

Tanto da creare ilarità persino in un quotidiano come Libero che scrive:

Gli intellettuali, che al solito vengono via per primi. Poi gli operai e gli insegnanti. E adesso i gay. Tonino Di Pietro, per una volta dimostra un'apprezzabile coerenza. Postosi l'obiettivo di colonizzare il bacino elettorale del Pd, l'ex pm procede un passo alla volta e miete a tutto spiano. Ieri, per dire, si è portato a casa quattro associazioni gay in un colpo solo.

Davvero è così?

La foto in apertura di post è tratta da Libero

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