Il movimento lgbtq paralizzato sulla legge contro l'omotransfobia? Scusate, c'è l'Europride

Il movimento lgbtq paralizzato sulla legge contro l'omotransfobia? Scusate, c'è l'Europride

Pochi sanno, perché poco informati, che in Commissione Giustizia della Camera, sono nuovamente in discussione le proposte di legge 2802 e 2807 contenenti norme per la lotta all'omofobia e alla transfobia. Entrambe sono firmate da Soro del Pd e da Di Pietro dell'Idv. Per la seconda volta, l'onorevole Anna Paola Concia, sarà la relatrice dell'iter legislativo. La notizia, battuta dalle agenzie di stampa, ha avuto poco o nulla spazio nei giornali generalisti. Ma la cosa grave viene dopo.

In commissione, ad intervenire sulla proposta di legge, si fanno avanti quelli del Pd mentre i delegati dell'Idv fanno scena muta al pari dei colleghi del Pdl e Lega. Pare abbiano dimenticato l'intervento del Presidente della Repubblica che si era espresso a favore di una legge contro le violenze omotransfobiche. Su certi temi, si sa, la politica prende tempo, tergiversa, si fa persino silente e svogliata così da allungare i tempi e organizzarsi per il boicottaggio nell'aula parlamentare.

Come la pensino il Pdl e la Lega in materia ce ne siamo accorti a dicembre scorso, quando in pochi minuti la Concia ha visto sgretolarsi sotto i propri occhi un anno di alacre lavoro. Neppure il suo partito di riferimento, il Pd, si alzò unanime a difendere lei e una giusta legge. Tutti attaccati al carro dell'Udc che sollevò un caso di pregiudiziale incostituzionalità.

Ora il lavoro in Commissione Giustizia potrebbe riportare l'Aula di Montecitorio a occuparsi nuovamente di una legge che contrasti l'omotransfobia, sempre che tutti i gruppi trovino una linea comune. Si potrebbe fare presto, dando retta al Presidente Napolitano e persino alla Carfagna, ma l'inerzia della maggioranza sta già creando i presupposti per allungare i tempi e, una volta in aula, scatenare nuovamente i 'papisti' dell'Udc e il tacco duro della Lega. Vedremo!

Di certo, non aiuta l'imbarazzante silenzio delle organizzazioni lgbtq che in questioni così importanti per la loro e nostra comunità, dovrebbero stare in prima linea, denunciare apertamente tutta la politica che si mette di traverso per bloccare ogni legge che ci riguarda, fare comunicazione attiva non solo tra i propri militanti e iscritti. Invece pare sia scesa una imbarazzante cortina di silenzio, in attesa magari di svegliarsi quando tutto sarà inutile.

A denunciare questo "strano silenzio" è anche il sito Gay Freedom che parla di un "silenzio non casuale".

Questo silenzio - si legge nell'articolo - non è casuale, e fa riflettere perché probabilmente in nome di alchimie, alleanze e avversari trasversali, il movimento lgbtq è in pratica paralizzato da mesi. Da dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che in pratica ha detto che solamente il Parlamento può legiferare in materia di riconoscimento giuridico delle coppie gay, sia sul matrimonio gay, sia sull'annunciata e non convocata manifestazione nazionale sulla laicità prevista intorno al 20 settembre, sia sull'omofobia è calata una fitta cortina fumogena.

Uno dei motivi più plausibili? L'Europride 2011 che si terrà a Roma. Secondo il sito vicino all'ex presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, potrebbe essere proprio questa manifestazione a "distrarre" le associazioni dal mantenere alta l'attenzione sulla proposta di legge di Soro e Di Pietro.

L'Europride, si sa, è la più grande e diffusa manifestazione lgbtq che ogni anno si tiene in una diversa città europea. La scorsa edizione si è svolta a Varsavia, ora toccherà a Roma. A vincerla è stato il Circolo Culturale Mario Mieli, saranno loro gli organizzatori principali.

Ma la manifestazione fa gola anche alle altre sigle che non intendono essere estromesse. Non parliamo di costi o guadagni, visto che non abbiamo numeri per ragionare su questo versante, ma la visibilità è già un ottimo biglietto da visita per tutti.

In manifestazioni come l'Europride si devono fare i conti con i partecipanti locali e quelli che arriveranno da altre città italiane e dall'estero, si dovrà stilare un programma di eventi culturali, politici e ludici, si dovrà oliare una macchina organizzativa parecchio complicata, trovare un numero adeguato di volontari, costituire un programma di fund raising mirato e sottoporlo ad aziende interessate a svolgere il ruolo di sponsor.

A favore giocano altri fattori, persino commerciali e di forte impatto mediatico. Avviene sempre in manifestazioni del genere, nessuno scandalo quindi.

Ma che questo paralizzi l'attività politica, di lobbing delle associazioni, sembra un po' troppo anche a noi. Si racconta di astio persino tra sedi diverse di una stessa associazione, di lotte sotterranee e di cannibalismo, dopo che in un congresso ha vinto l'uno o l'altro.

Mi chiedo come si potranno avere diritti in una condizione come quella che è sotto gli occhi di tutti, dove l'associazionismo lgbtq è così litigioso e assente sulle battaglie che dovremmo portare avanti. Gli egoismi personali, le ambizioni, si sono trasferite all'interno delle sigle lgbtq creando un vuoto movimentista insopportabile. Per quanto ancora?

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