Scomparso Seymour Pine, il poliziotto che guidò il blitz contro i gay dello Stonewall

Scomparso Seymour Pine, il poliziotto che guidò il blitz contro i gay dello StonewallSe ne è andato alla veneranda età di 91 anni, Seymour Pine, il vice ispettore che nel giugno 1969 ordinò il blitz allo Stonewall, il locale frequentato da gay, transessuali e drag queen situato a 53 Christopher Street, tra la West 4th Street e Waverly Place vicino Seventh Avenue South, nel Greenwich Village quartiere di New York City. Era nato a Manhattan e dopo il servizio militare aveva scelto di andare in polizia. Non sapeva che quel blitz ordinato nelle prime ore del mattino del 28 luglio giugno, avrebbe aperto le porte al nascente movimento per i diritti gay negli Stati Uniti. E neppure che lui stesso sarebbe diventato un'icona di questa storia.

Solo pochi anni fa, nel 2004, in occasione del lancio di un nuovo libro di David Carter: Stonewall: i disordini che hanno scatenato la rivoluzione gay, il comandante in congedo Pine, fu invitato a parlare alla New York Historical Society, di quanto era successo. Lì, davanti ad un pubblico attonito, chiese umilmente scusa all'intera comunità lgbtq americana per quel blitz.

Ai tempi di quel raid - disse Pine durante quell'evento - la polizia aveva certamente dei pregiudizi e non aveva idea di cosa fossero le persone gay. La polizia compiva raid nei locali gay regolarmente per due ragioni: la prima era che molti club erano controllati dal crimine organizzato e la seconda era che arrestare gay era uno modo per gli agenti di aumentare il numero degli arresti compiuti. Erano arresti facili, non creavano alcun problema.

Lo Stonewall InnQuando si porgono le scuse, particolarmente in casi storici come quello, è sempre buona educazione accettarle, perché dietro le parole di Pine c'è, alla fine, una omofobia dettata da ignoranza e da un bullismo che evidentemente a quei tempi invasava i poliziotti di New York, e non solo.

In quell'incontro, l'ex capitano della polizia di N.Y., disse anche che lo Stonewall era controllato dalla criminalità organizzata, tanto che la mafia newyorkese lo aveva messo sull'avviso che era diventato ricettacolo di malaffare di una certa finanza.

Che qualcosa non funzionasse, lo dice anche David Carter, segnalando che quel locale era stato aperto da un certo Tony “Fat Tony” Lauria, e che il denaro del locale era poi messo a disposizione di un tipo che si faceva chiamare Matty The Horse (Matty il cavallo).

A quei tempi, qualche ragazzo di strada, metteva radici allo Stonewall, un po' per stare comodamente al chiuso, un po' per scroccare qualche bevuta. Uno di questi, diventato poi artista, Thomas Lanigan-Schmidt, disse che la gestione del locale era alquanto sgradevole e in mani poco pulite.

Non va dimenticato che il capitano Seymour Pine, era addetto alla lotta alla criminalità organizzata, alla prostituzione e a tutto quel mondo oscuro che flirtava in quegli anni con la città di New York. Se poi c'erano i "froci" come li chiamava la polizia, almeno un po' di divertimento era loro assicurato.

Non poteva pensare, né lui né i poliziotti che assaltarono lo Stonewall, che quella sarebbe stata la scintilla più bella per il futuro movimento lgbtq; che da quel bar sarebbe nato un Movimento di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, transgender, che avrebbe conquistato la civiltà di intere nazioni e dato, col tempo, sani e irrinunciabili diritti civili a tutti i cittadini lgbtq.

Fu una rivoluzione paragonabile solo a quella francese, disse più tardi Carter, mentre il "suonatore della carica" Seymour Pine finì anche nel film documentario La Rivolta di Stonewall prodotto e diretto da Kate Davis e David Heilbroner.

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