L'omaggio di monsignor Vecchi a Marcella Di Folco

Vecchi a Marcella Di Folco

Non tutti, per fortuna, nella chiesa cattolica sono come certi preti e teologi che pontificano sulle sessualità e, come moderni Nosferatu, delegittimano e rendono peccaminoso e oscuro il mondo di gay, transessuali, lesbiche. Ci sono sacerdoti, uomini di fede, che sanno da cristiani credenti e apostoli del verbo che le persone, tutte, vanno accolte e con loro instaurare un percorso di dialogo e di fede.

Uno tra questi è monsignor Ernesto Vecchi, vescovo ausiliario di Bologna, amico di Marcella Di Folco, la fondatrice del Mit, scomparsa martedì scorso. Monsignor Vecchi, da quasi padre spirituale della Di Folco, sapeva della sua fede, di quanto fosse credente, nonostante gli strali di certe gerarchie ecclesiastiche contro i gay, figurarsi contro le transessuali. Così, profittando della visita al Comune di Bologna per un evento sportivo, ha chiesto di salutare Marcella, nella sala comunale dove era stata allestita la camera ardente.

Mi è sembrato doveroso ricambiare la visita che mi fece un anno fa, il 2 ottobre - ha spiegato l'alto prelato -. Le telefonai io, ma nonostante stesse già male fu lei a volermi venire a trovare. Marcella era contenta, perché ha sempre avuto la fede, non l’ha mai rinnegata. Si sentiva appartenente alla Chiesa e soffriva della sua diversità. Alla camera ardente, ho trovato la sorella che mi ha ringraziato. Di Folco, - spiega ancora Vecchi - faceva parte di un mondo che la Chiesa ha sempre avuto in attenzione, non solo come vigile col fucile spianato. Sono creature di Dio che vanno ascoltate. Un conto è il giudizio generale, una cosa le singole persone. Con Marcella io avevo un rapporto non confidenziale, ma è stata contentissima quando l’ho chiamata.

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