L'assessore al turismo in Sicilia vuole anche i gay. Il Pdl insorge: "Non è terra di omosessuali"

L'assessore al turismo in Sicilia vuole anche i gay. Il Pdl insorge: "Non è terra di omosessuali"Oramai è guerra su tutto tra gli esponenti del Pdl e i finiani. Non c'è tema che regga il confronto, nessuna liason su alcun tema; l'odio politico tra i separati in casa è a più strati dopo il discorso del Presidente della Camera a Mirabello che ha detto quello che tutti pensavano da tempo ma nessuno osava. Ora una nuova polemica si è aperta in Sicilia, dove nei giorni scorsi, l'assessore regionale del turismo, dello sport e dello spettacolo, Antonino Strano, si era detto disponibile ad un turismo anche delle persone omosessuali nell'isola, convinto che l'apertura di locali gay, l'associazionismo lgbtq isolano, avrebbe aiutato la popolazione all'accoglienza.

“Mi battei per far aprire un locale a Catania - dichiara Strano -. La nostra è una terra intelligente e molto accogliente. Io personalmente a Catania, nel 1993, mi battei per far aprire un locale gay, il Pegaso, e ho dato anche dei sostegni economici all’amministrazione del Festival del Mediterraneo, organizzato dai ragazzi del locale, invitando tunisini, israeliani e delegazioni di altri Paesi.”

A insorgere contro la proposta dell'assessore siciliano, il parlamentare regionale del Pdl, Marco Falcone (in foto) che liquida quella che secondo lui è una insensata proposta, con la peggiore delle bugiarde sicumere: "L'omosessualità non appartiene alla Sicilia", come se le sessualità hanno un preciso luogo di appartenenza: qui c'è questo, lì altro, se ti sposti più a ovest c'è altro ancora.

“Credo che le riprovevoli affermazioni di Nino Strano - dice il parlamentare siciliano - sul turismo omosessuale, dimostrino, da sole come l’assessore al Turismo della Regione siciliana abbia toccato il fondo, non tanto per il riferimento agli omosessuali che meritano rispetto, tutela e parità di trattamento, quanto perché in questa sua considerazione sono impliciti: l’auspicio di affermare un modello, quello gay, che non appartiene alla Sicilia ed in secondo luogo di fare della Sicilia meta del vergognoso turismo sessuale. È veramente troppo lo scadimento di questo personaggio che, in passato, ha ridicolizzato il Senato con l’episodio, a tutti ben noto, della ‘mortadella’ e oggi tenta di delegittimare il governo regionale e la nostra Sicilia ‘affibbiandogli’ modelli culturali estranei alla nostra cultura, tradizione e religione. Strano – dice Falcone – si è intestato il primato di aver colto in pieno e di voler subito applicare la ‘linea rivoluzionaria’ del suo ‘mallevadore’, leader di Futuro e Libertà, che come lui ha tradito, non solo Berlusconi, ma, soprattutto l’intero popolo di centrodestra e il responso elettorale del 2008. Nino Strano ha un altro primato che lo ha contraddistinto negli anni, quello degli sprechi di risorse pubbliche. Martedì prossimo – conclude Falcone – alla riapertura dell’Aula, presenterò un’interrogazione al presidente Lombardo, per sapere se quello di Strano è il pensiero e la posizione politica dell’intero governo regionale.”

E con questo ci risiamo: rispetto sì verso gli omosessuali, ma che se ne stiano nelle loro riserve, nel più atavico silenzio, non diano manifestazioni di pubblica presenza. Solo così meriteranno tutela e rispetto.

Falcone dimentica, o forse non sa, parte importante della storia della sua terra. Dimentica, o non sa, che proprio a Palermo, per volontà di un ex sacerdote, nel 1980 nacque quella che sarebbe diventata la prima associazione lgbtq diramata in tutto il territorio nazionale: Arcigay. Nell'estate precedente due ragazzi, noti omosessuali, Giorgio Agatino Giammona di 25 anni e Antonio Galatola, di 15, furono trovati uccisi con un proiettile ciascuno nella testa, a Giarre.

Da allora a oggi, Palermo, Messina, Catania, sono state città dove gli omosessuali si sono organizzati, hanno creato luoghi di condivisione della cultura e del rispetto. Gli "arrusi" diventavano cittadini e pretendevano quel rispetto che per molti anni veniva negato a più strati.

Oggi, la scena omosessuale siciliana è cambiata, anche grazie a cittadini responsabili e democratici come l'assessore al turismo, Antonino Strano.

Dire, come ha fatto l'esponente politico del Pdl, che l'omosessualità non appartiene alla Sicilia, è falsificare la storia stessa di una terra e di un popolo. Oltre ad affermare una irresponsabile omofobia.

È sfuggito a Falcone che proprio quest'anno, Palermo è stato teatro nazionale della celebrazione del Gay Pride. Una città che si è vestita a festa; ha discusso con persone di cultura e politica, di diritti e di eguaglianza. Ha saputo mostrare la parte più bella e meravigliosa di un'isola che esiste, che non vuol farsi talebana sul rispetto vero verso le persone lgbtq.

Sfugge all'esponente Pdl che Catania, come Messina, vive anche di cultura fatta e proposta dalle associazioni lgbtq presenti nel territorio.

E tra le tante, non mette nel piatto economico, il fatto che un turismo allargato, potrebbe portare - e porta - nuova linfa economica e nuovo benessere per molti. Dimentichi, come afferma Falcone, che si tratta di un turismo sessuale, come se ad ogni spostamento gli omosessuali si dilettino a inscenare l'eros più baccanale. Ma di che parla?

Se il parlamentare Falcone vuol prendere a pretesto gli omosessuali siciliani per dar di contro al suo ex alleato, fa una operazione politica sbagliata e a nulla vale quel rispetto che non intende negare nelle parole ma che vuole annullare nei fatti.

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