Omofobia. Le istituzioni seguono l’esempio della ‘ndrangheta


Durante un’intervista, rilasciata a Klaus Davi, Nicola Gratteri (Procuratore aggiunto di Reggio Calabria) ha parlato dell’orientamento sessuale di alcuni boss. Secondo il magistrato anche all’interno delle associazioni malavitose si sarebbero registrate storie di omosessualità.

Così come altri aspetti legati a questo tipo di realtà fino ad oggi non si è riuscito a capire con certezza chi dei boss ancora latitanti sia solito avere rapporti amorosi gay. Secondo Nicola Gratteri l’omertà sulle abitudini sessuali di alcuni malviventi è voluta dagli stessi diretti interessati che potrebbero anche morire se qualcuno scoprisse con chi sono soliti appartarsi.

“La ‘ndrangheta - ha dichiarato Nicola Gratteri - non ammette l’omosessualità, seppure di un big-boss; si uccide per molto meno. Si uccide un picciotto perché non si è vendicato per una moglie che gli ha fatto le corna, figuriamoci se un boss fa sesso con gli uomini o travestiti. Comunque alcuni boss dei più alti vertici delle ‘ndrinde, praticano regolarmente rapporti omosessuali”.

Se il progressivo avvicinamento dello Stato alla malavita, quindi anche alla sua omofobia, non fosse così conclamato (non più tardi di ieri il Senatore Marcello Dell’Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato fischiato durante la presentazione dei suoi diari di Mussolini) si potrebbe supporre che le autorità, anche solo per dimostrare la propria estraneità con certi posti, si impegnassero per combattere l’odio verso gay e lesbiche.

La più recente attualità, di cui non fa più parte Gheddafi, ci insegna invece che chi oggi dovrebbe amministrare i patrimoni pubblici non perde occasione per sfoderare quel machismo che per anni ha solo contraddistinto i gruppi malavitosi italiani.

L’arrivo dell’autunno probabilmente farà cadere nel dimenticatoio un artico scritto da Roberto Saviano per Repubblica nel quale lo scrittore, ragionando sul tentato sabotaggio organizzato ai danni a Nicola Caldoro (Presidente della Campania per il Pdl) dagli suoi stessi compagni di partito, sosteneva che l’omosessualità in alcuni parti del paese è ancora usata per concludere un ricatto.

“Cosentino - scriveva lo scorso luglio Roberto Saviano - vuole assolutamente diventare presidente della Regione Campania, e chi gli è intorno sa che con Cosentino presidente della Regione gli affari sarebbero esponenziali e quindi il gruppo - secondo l'indagine dei Carabinieri di Roma - inizia a raccogliere informazioni su Caldoro.

La prima cosa che colpisce è che l'elemento chiave sono i suoi presunti rapporti omosessuali. L'omosessualità che attribuiscono a Caldoro diventa strumento di delegittimazione. Ed è una dimostrazione dell'arretramento della cultura politica.

Quale sarebbe il "reato" o lo scandalo nell'essere omosessuale? Cosentino e il suo gruppo contano invece sul fatto che legare la vicenda Marrazzo a quella di Caldoro può incidere sull'opinione pubblica.

L'obiettivo è fare pressioni sul Pdl romano, poiché, evidentemente, il sospetto di essere gay pesa più dell'essere indagati dall'antimafia. Emerge dalle intercettazioni che questa è la trovata di Cosentino e infatti alcuni vengono investiti del compito di compilare un dossier su Caldoro e i presunti suoi amanti uomini.

Il dossier stenta ad arrivare e Martino e Cosentino sono preoccupati. Temono che tutto possa essere solo una storia di voci. Da dire con la "bocca". Loro voglio carte, dossier, dettagli da poter usare”.

Prima di indignarci per l’omofobia di certi boss, sempre di gente poco per bene stiamo scrivendo, forse è meglio stabilire che uno Stato per definirsi civile non dovrebbe avere come modello d’esempio la criminalità organizzata.

Foto | cineblog.it

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