Salviamo la vita di Ebrahim Hamidi, iraniano, condannato a morte per omosessualità

Salviamo la vita di Ebrahim Hamidi, iraniano, condannato a morte per omosessualitÃ�  Esistono ancora tanti, troppi paesi dove l'errore umano viene punito con la pena capitale. Paesi dove la democrazia è forte o dove i satrapi governano col pugno di ferro e il nodo scorsoio. In questi giorni, è una donna e un ragazzo, entrambi iraniani, ad aver mobilitato le coscienze del mondo per salvare loro la vita. Sakineh Mohammadi-Ashtiani, è una donna di 43 anni, condannata alla lapidazione con l'accusa di adulterio e complicità nell'omicidio del marito. Ashtiani, madre di due bambini, ha già ricevuto 99 frustate e ora la aspetta la condanna finale.

Nei giorni scorsi si sono mobilitate intere nazioni per salvarle la vita, che resta sacra sempre e comunque. Personalità come Carla Bruni e Roberto Saviano, Dario Fo e Franca Rame, hanno chiesto di fermare la mano dei boia. Per tutta risposta, un giornale conservatore iraniano ha dato della "puttana italiana" alla moglie del presidente francese, sempre in prima fila nell'aiutare casi come questo. La barbarie non conosce civiltà. Ferma anche la protesta di Saviano.

Lapidarla – scrive lo scrittore – significherebbe lanciare un sasso contro ogni donna. Può sembrare retorico, scontato, persino falso, peché in fondo le donne da altre parti del mondo vivono come vogliono e forse nemmeno sanno chi è lei. Ma poiché queste sono parole è compito nostro trasformarle in sassi, colpendo chi l'ha condannata. In modo da riuscire ad essere in molti - e determinanti - nel dire, nel pretendere: "Nessuno levi la mano contro Sakineh”

Ma c'è il caso anche di un ragazzo, non ancora assurto alle cronache di massa. Si chiama Ebrahim Hamidi, 18enne e rischia la forca, accusato di presunta aggressione sessuale verso un uomo quando aveva 16 anni.

Ebrahim Hamidi è stato coinvolto in una rissa nella periferia di Tabriz, nella provincia dell'Azerbaijan orientale. In seguito lui e tre suoi amici sono stati arrestati, con l'accusa di aver commesso violenza sessuale su uno degli uomini con cui avevano lottato. Hamidi ha confessato il delitto dopo tre giorni di detenzione, durante il quale ha raccontato di essere stato torturato. Agli altri tre imputati è stato promesso che sarebbero stati liberati se avessero testimoniato contro Ebrahim Hamidi. Tutti e quattro sono stati inizialmente condannati a morte, ma nel corso di un terzo processo, gli altri tre imputati sono stati assolti mentre Ebrahim Hamidi è stato nuovamente condannato a morte per lavat, ovvero "sodomia".

Il 7 luglio 2010, la presunta vittima ha ammesso, in una dichiarazione registrata dalla polizia, che i suoi genitori gli avevano fatto pressione per muovere accuse false.

Ora, Hamidi è senza avvocato dopo che Mohammad Mostafaei, suo difensore e avvocato per i diritti umani, proprio questo agosto è stato costretto a fuggire dal paese dopo aver ricevuto serie minacce di morte anche contro la sua famiglia.

A difendere il giovane 18enne non è rimasto nessuno, se non la nostra mobilitazione.

Dal 1990, l'Iran ha messo a morte circa 46 imputati minori, ovvero persone condannate per un reato commesso quando avevano meno di 18 anni. Otto di queste esecuzioni sono avvenute nel 2008 e cinque lo scorso anno. Almeno 135 minorenni sono ora nel braccio della morte.

L'appello da firmare per salvare la vita a Sakineh Mohammadi-Ashtiani lo trovate sul sito di Repubblica.

Quello per salvare la vita di Ebrahim Hamidi, sul sito di Amnesty International.

  • shares
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina: