Gheddafi e dintorni. Un omofobo a Roma

Berlusconi bacia la mano a GheddafiLa dice lunga il monito del nostro primo ministro a non prendere sul serio il colonnello Muammar Gheddafi, venuto nella culla della cristianità a perorare una Europa convertita all'Islam. Gli interessi finanziari, prima di tutto, tanti, per molti, ammonisce il premier. Persino per lui medesimo, scrivono dall'estero. Così, campo libero per l'autore del "libro verde" che gongola per le vie di Roma, gli organizzano una strana "predica" con 200 ragazze a 45 euro e si gode beato la vacanza romana. Ragioni di Stato; ragioni di affari, tanto da non ascoltare neppure Amnesty International che invita il governo a parlare col leader libico di diritti umani.

A chi si chiede sugli omosessuali in Libia, neppure la rete riesce a dare esaustive risposte. La legge però è chiara: fino a quattro anni di carcere comminati a chi pratica "atti indecenti" tra persone dello stesso sesso. Così l'omosessualità in Libia viene cancellata, messa a tacere; per molti l'unica via di salvezza è andare via, espatriare nei Paesi Bassi, in Spagna e altrove. Nel 2003, durante la conferenza annuale dell'Unione africana, Gheddafi liquidò la questione Aids e omosessualità, dicendo che tutto quello che si doveva fare era seguire le regole dettate dalla natura.

A settembre dello scorso anno, il nuovo presidente delle Nazioni Unite, il libico Ali Treki Abdusalam, durante una conferenza stampa pronunciò frasi dure contro l'omosessualità "davvero non accettabile". Si scagliò contro quei Paesi che accettando l'omosessualità pensavano di dare più democrazia e, naturalmente, mise in campo la religione per argomentare meglio la sua opposizione alla depenalizzazione universale dell'omosessualità. Ileana Ros-Lehtinen, della Commissione Affari Esteri, americana, rispose che l'Onu con a capo uno come Abdusalam, era stato dirottato verso l'odio e l'intolleranza.

Molti oggi scrivono che l'Italia è diventata la Disneyland del dittatore libico, tanto da far dire alla Radicale Emma Bonino:

“Ogni volta che Gheddafi torna a Roma è sempre peggio della precedente, con qualche elemento di kitsch in più, come quello della conversione, con toni sgradevoli dal punto di vista istituzionale, come se stesse visitando non un Paese amico ma prostrato, senza che nessuno di coloro che lo hanno invitato gli faccia notare qualcosa. Poi la sostanza è sempre quella, gli affari commerciali, che si fanno, certo, ma che si possono fare anche con più trasparenza”.

Nessuno si sognerà di parlare di diritti umani al leader libico, figurarsi di diritti e di tutela per le persone omosessuali. Business is business!

Tanto chi potrebbe, tra i politici e il governo, difendere i gay libici quando in Italia persino loro sono omofobi e discriminanti?

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