Politica e gay. È giusto parlarne?

Malgrado la pausa dei lavori parlamentari, la politica ad agosto è stata il perno dell’informazione. Generalista e no tanto che anche noi di queerblog.it in più occasioni ci siamo occupati dell’argomento attraverso la cronaca di alcuni accadimenti (partendo da quanto successo a Spresiano dove in sindaco vorrebbe vietare ai gay di frequentare le rive del Piave) o intervistando alcuni esponenti politici.

Ebbene, per quell’implicito patto di onestà intellettuale e fiducia che si viene a creare tra le persone di una stessa community, sono costretto ad informarvi che una parte di questo lavoro è stata criticata (spesso con toni lontani dalla buona educazione e dagli spazi appositi) da alcune delle persone che si erano rese prima disponibili per un confronto.

Al di là dei singoli episodi, di cui non vi racconto proprio per evitare di abbassare ulteriormente il livello del dibattito, con voi mi piacerebbe capire come e se è possibile ragionare in spazi gay di politica senza scadere nel ridicolo.

Se con alcuni esponenti politici, dichiaratamente omosessuali, non si può provare a fare un punto su il lavoro da fare per la tutela delle persone gay e lesbiche, con chi dovremmo capire come procede il cammino verso il riconoscimento delle coppie di fatto?

Con il Ministro per le Pari Opportunità, anche avendone l’occasione, non potremmo comunque disquisire sicché per ogni dichiarazione fatta a sostegno della comunità omosessuale Mara Carfagna è solita rilasciarne un’altra in cui contraddice quella precedente.

Davanti a tale, preoccupante, scenario secondo voi come dovremmo ragionare di politica?

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