Intervista. Queerblog incontra Ivan Scalfarotto


Per chiudere il ciclo di considerazioni avviato nelle scorse settimane con Giuseppe Civati, Paola Concia e Cristiana Alicata abbiamo deciso di incontrare Ivan Scalfarotto, Vice Presidente del Partito Democratico.

Con l’esponente politico, oltre a fare punto su quanto emerso dalle interviste realizzare con i propri colleghi, abbiamo provato a capire se per vincere le prossime elezioni comunali di Milano il suo partito abbia bisogno di un uomo omosessuale ed emancipato come lui che tanto ricorda i sindaci di Parigi e Berlino.

Malgrado quanto dichiarato in più occasioni da Giuseppe Civati, secondo alcuni utenti della community di queerblog.it il consigliere regionale non sarebbe d’accordo sull’apertura dei matrimoni alle coppie omosessuali. Quale forma di tutela giuridica dovrebbero avere, secondo lei, gay e lesbiche in Italia?
Io sostengo da sempre il matrimonio senza alcuna alternativa. Se guardiamo a come l’istituto familiare si è evoluto negli ultimi decenni non si capisce proprio per quale motivo l’Italia non dovrebbe seguire paesi, anche mediterranei e cattolici come Spagna e Portogallo, e consentire a tutti i propri cittadini di accedere all’istituto matrimoniale.

A chiunque ripugnerebbe l’idea di uno stato che impedisse i “matrimoni misti” dal punto di vista etnico e razziale, vietando per esempio a uomini di colore di sposare donne bianche o a uomini “ariani” di sposare donne ebree. Non capisco proprio come invece si possa accettare con estrema naturalezza che lo Stato impedisca a un cittadino maggiorenne di sposare la persona che preferisce solo perché appartenente allo stesso genere. Se la libertà si può limitare sul principio del danno, in questo caso il danno dov’è?

Paola Concia, sempre a queerblog.it, non si è detta pronta ad un dialogo con “Futuro e Libertà” per l’approvazione della legge contro l’omofobia e il riconoscimento delle coppie di fatto. Crede che dopo i ripetuti fallimenti della sinistra italiana sia giusto escludere dal dibattito persone come Benedetto Della Vedova che da sempre sono favorevoli ai PaCS?
Non mi pare proprio che l’Onorevole Concia abbia detto qualcosa del genere, anzi i fatti dicono chiaramente che Paola ha sempre operato per cercare sulle sue proposte di legge le più ampie convergenze. Io credo che abbia fatto benissimo: il lavoro per allargare i diritti di cittadinanza delle persone GLBT non dovrebbe appartenere né alla destra né alla sinistra, così come non dovrebbe essere un interesse esclusivo delle persone omo, bi e transessuali.

Si tratta di un cammino di civiltà che è nell’interesse di tutti e che quindi in un mondo normale dovrebbe costituire un patrimonio per l’intera comunità nazionale. I neri negli Stati Uniti hanno fatto la loro battaglia, ma il parlamento che ha legiferato e la Corte Suprema che ha sentenziato sui loro diritti erano costituiti in via praticamente esclusiva da bianchi.

Nel 2009 Pierluigi Bersani, prima di diventare segretario del Pd, solidarizzava con la vittima, omosessuale, di Svastichella. Ad un anno di distanza non ha preso le parti di chi, durante questa estate, ha avuto a che fare con l’omofobia? Cosa è successo?
Io credo che Bersani sia assolutamente contro l’omofobia, e così la totalità del partito. Bucce di banana nelle quali purtroppo colpevolmente incorriamo a livello locale possono essere segno di incompetenza o di scarsa intelligenza politica ma non possono di certo rappresentare sospetti di omofobia del PD nella sua interezza.

È vero, come sostiene Cristiana Alicata, che il vero problema del Partito Democratico (su questo argomento) sono i dirigenti?
C’è una famosa frase di Martin Luther King che definisce esattamente il problema: “Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste“. Il problema non sono i dirigenti o i militanti del PD. Il problema sono i milioni di italiani (tra i quali vi sono anche molti dirigenti politici) che con il loro silenzio, con il loro non indignarsi e non pretendere che sia posta immediatamente fine a questa situazione di patente discriminazione, di fatto manifestano acquiescenza rispetto ad una situazione che non è di certo esagerato definire incivile e fuori dal mondo.

Solo in Grecia, nell’intera Europa occidentale, le persone GLBT sono abbandonate a se stesse come da noi. Sono tutti gli europei che sbagliano o siamo noi italiani che acconsentiamo senza fare una piega ad una forma di “apartheid” che non si verifica in nessun paese del continente?

La comunità omosessuale, in queste settimane, oltre a criticare il Partito Democratico per le posizioni non prese su quanto successo a Spresiano o a Pesaro si interroga anche su Arcigay rea, secondo alcuni, di denunciare dei casi di omofobia piuttosto dubbi. Secondo lei l’associazione sta sbagliando qualcosa? Perché?
Parlo da semplice iscritto e da omosessuale italiano. Io credo che negli ultimi tempi l’Arcigay abbia lavorato molto meglio che in passato cercando un’autonomia dai partiti che prima non aveva e che la poneva in una situazione assurda di soggezione alla politica. Non si può condonare all’Arcigay di aver in passato detto apertamente “no” al matrimonio e all’adozione.

Credo che rinunciare ai diritti delle persone gay e lesbiche italiane senza avere un mandato scritto da ciascuna di esse sia stato un gravissimo abuso. L’Arcigay dev’essere rigorosamente equidistante dagli schieramenti politici per poter fare il suo mestiere di rappresentante della comunità GLBT italiana. Mi pare, tuttavia, che negli ultimi tempi Arcigay si sia tenuta autonoma dai partiti in modo assai più convincente che in passato e che la sua dirigenza si stia muovendo con efficacia.

L’anno prossimo, negli stessi giorni in cui l’istituzione del matrimonio gay compirà nei Paesi Bassi i suoi primi dieci anni, a Milano i cittadini saranno a chiamati alle urne per confermare o meno Letizia Moratti. Il Partito Democratico non ha, per il momento, individuato un candidato. Perché non si propone lei?
Dice che dopo Parigi e Berlino è tempo anche per Milano di avere un sindaco gay? Ci penserò…

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