Ex capo dello staff di Bush fa coming out: "Sono gay e mi batto contro le discriminazioni"

Ex capo dello staff di Bush fa coming out: "sono gay e mi batto contro le discriminazioni"

A molti di noi dirà poco il nome di Ken Mehlman, nato a Baltimora il 21 agosto 1966. Negli Stati Uniti sta facendo discutere Repubblicani e Democratici, e la comunità lgbtq, dopo il suo coming out. Ken Mehlman non è l'uomo qualunque. La sua carriera conosce l'apoteosi del successo con la campagna presidenziale del 2000. Viene scelto come direttore di campo per portare alla vittoria George W. Bush. Ci riesce, e quando il texano prende possesso della Casa Bianca, Ken viene nominato direttore dell'Ufficio degli Affari Politici. La rielezione di Bush nel 2004 lo porta ad altri prestigiosi incarichi e viene insignito con il premio Campaign Manager of the Year. È l'uomo delle vittorie elettorali, diventa presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, al posto di Bush. Cerca anche di conquistare gli afro-americani, ma la politica dei repubblicani e Bush stesso, poco fanno per favorirla. Non bastano le scuse che Mehlman dichiara al Civil Rights Act del 1964. La Associazione Nazionale per il Progresso della Gente di Colore (NAACP) lo ascolta distratto.

Per molti Ken Mehlman è un giano bifronte. Ad accusarlo di un passato sostegno omofobo, l'attivista per i diritti civili, Mike Rogers, che gli ha rinfacciato il sostegno alla più grande campagna omofoba orchestrata proprio in occasione delle presidenziali. Del resto, Bush e la maggioranza dei Repubblicani, non hanno mai visto come buon auspicio le istanze della comunità omosessuale statunitense, avversandone molte rivendicazioni. Lo stesso Mehlman riconosce poi che alla Casa Bianca si studiava come strumentalizzare le varie discriminazioni contro i gay. Tutto ai fini di avere consensi con la parte più arretrata e tradizionalista americana.

Ora, il coming out di Ken Mehlman, ha messo la comunità lgbtq Usa di fronte alla sua dichiarazione di omosessualità. Per molti una "scoperta" tardiva; per altri un nuovo esempio di liberazione sessuale che potrebbe portare benefici alle battaglie per i diritti civili anche in quegli Stati dell'Unione, dove ancora ci si batte per il matrimonio, l'adozione e ogni altra forma di discriminazione.

“Dopo 43 anni mi sento in armonia con questa parte di me - ha confessato Mehlman a Marc Abinder di Atlantic -come tutti ho intrapreso il mio percorso e ne ho parlato, in questi mesi, con la mia famiglia, gli amici, gli ex colleghi e quelli attuali, e tutti sono stati meravigliosi e mi hanno sostenuto. Questo percorso mi ha reso più felice e ha fatto di me una persona migliore. E qualcosa che avrei dovuto fare anni fa, ma così non è andata”.

Probabilmente, sotto la presidenza Bush, Ken avrebbe potuto avere problemi a rivelare la sua omosessualità; probabilmente sarebbe stato allontanato, magari con discrezione decisa, dai luoghi di comando. Probabilmente avrebbe potuto lesionare quella smanceria tronfia e fasulla di un potere che governava con i muscoli e salda eterosessualità da quattro soldi. Ma si sa, il coraggio non lo si inventa dal mattino al tramontar del sole.

Oggi racconta che in privato ha più volte sostenuto la necessità a sostenere le battaglie per le unioni civili, e a portare il partito ad avere idee più feconde verso il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

“Non posso cambiare il fatto che non la pensavo così quando ero in politica - spiega Mehlman -, e mi dispiace sinceramente. È stato molto difficile, personalmente.” E chiede a coloro che dubitano della sua sincerità: “Se non possono offrire un sostegno, almeno comprendano il mio pentimento”.

Qualche associazione ha creduto alla sua buona fede, come Chuck Wolfe, presidente e Ceo della Gay & Lesbian Victory Fund, che ha commentato:

“Speriamo che il fatto che Ken Mehlman ha raggiunto questo livello di onestà ora incoraggi altri leader politici a respingere le campagne anti-gay che, come ammette il signor Mehlman ora, sono puramente un tentativo di manipolare l’opinione pubblica americana”.

Bisognerebbe capire perché nel 2006, al New York Daily News, disse convinto: "No, signori, non sono gay", di fronte a tante voci che si rincorrevano sulla sua presunta omosessualità.

Ora Ken Lehlman si dice pronto a perorare ogni causa contro ogni discriminazione sessuale; che vuol battersi per il matrimonio e per l'affermazione di ogni diritto lgbtq. Dovrà vedersela con l'ala oltranzista del suo partito e con quella parte di mondo americano teso a non riconsce alcunché alla comunità lgbtq. Dalla sua ha però le battagliere associazioni lgbtq. E questo suo nuovo coraggio.

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