Lettera aperta a Paolo Patanè che difende la coppia gay di Viareggio

Quanto successo a Viareggio, dove due ragazzi hanno sostenuto (prima di essere smentiti da un video) di essere stati vittime di un carabiniere omofobo, è stato commentato da Paolo Patanè.

Scrive il Presidente di Arcigay su gay.it:

“Nelle ultime ore la vicenda dei due ragazzi gay che a Viareggio hanno segnalato di aver subito un comportamento discriminatorio da parte di un militare dell'Arma che gli aveva chiesto di lasciare i locali di un bar cittadino, a causa dei loro atteggiamenti affettuosi, ha assunto toni e contorni che rischiano di far saltare la giusta percezione delle cose, ma soprattutto di smarrire il significato esemplare della vicenda.

Non si può però accettare che i due, da vittime di un gesto comunque brutto ed ingiusto, debbano passare dalla parte del torto. Io credo che la vicenda non possa avere un senso nel voler a tutti i costi inseguire la logica di chi cerca colpevoli o innocenti. La vicenda è chiara e non sono le sfumature che la cambiano, perché è inammissibile impedire alle persone di manifestare la propria identità entro i limiti del buon gusto e della liceità. Punto”.

Caro Paolo,
rimandare la responsabilità alle forze dell’ordine, come ha fatto lei in altri passaggi del suo intervento, credo che danneggi la comunità omosessuale italiana (che anche lei rappresenta in qualità di Presidente di Arcigay) tanto quanto il tentativo dei due ragazzi di verificare se attorno a sé ci fossero delle persone omofobe.

Se oggi in Italia le persone omosessuali non godono degli stessi diritti degli altri cittadini europei la colpa è anche di chi in questi anni ha preferito criticare le istituzioni invece che aiutarle a migliorarsi.

Prima di istruire le forze dell’ordine, scagionate in questo episodio da una testimonianza, credo che sia importante formare i giovani omosessuali a cui chiaramente va detto che con l’omofobia non si scherza. Come credo lei sappia meglio di me è stata questa forma d’odio a spezzare le vite di alcuni gay. Dell’omicidio di Paolo Seganti ciclicamente se ne occupa qualcuno.

Per risolvere un problema (e il congelamento del dibattito pubblico sui diritti e i doveri delle persone omosessuali può essere considerato tale) bisogna prima ammettere i propri errori. Dimostrare sul campo di essere più superiori dell’ignoranza che ci sta paralizzando.

Assolvere, come lei ha fatto, la coppia solo perché omosessuale credo che sia sbagliato. Oggi più di ieri. Fino a quando noi per primi non crederemo di essere uguali alle persone eterosessuali, che come tutte devono vivere seguendo le regole della buona educazione, il legislatore non ci tutelerà poiché ha delle prove reali riguardante il desiderio di gay e lesbiche di distinguersi dalla comunità.

Ringraziandola per l’attenzione le auguro di proseguire il suo mandato senza scivolare su altre bucce di banana. A presto, Giovanni Molaschi

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