Vacanze gay e baci. L'insostenibile leggerezza degli affetti proibiti


La prossima stagione estiva bisognerà pensarci sul serio e seguire l'esempio, certo diverso ma parecchio utile, di Guido Westerwelle, ministro degli Esteri e vice-cancelliere tedesco: non andare più nei posti dove l'omofobia la fa da padrone scellerato. L'Italia, ahinoi, potrebbe essere tra questi, dopo i tanti casi di intolleranza e diverbi capitati a coppie gay che si comportavano alla stregua delle coppie eterosessuali: qualche bacio o abbraccio affettuoso. Luoghi dove gli omosessuali spendono generosamente e sono ben accolti, a patto che non diano scandalo, non creino occasioni tali da essere ripresi da un bagnino, da un vigile o da un solerte carabiniere. La scusa è sempre tra le più bislacche e feroci: la presenza di famiglie e di fanciulli, come se una coppia omosessuale non può essere famiglia, come succede nei paesi non trogloditi, e ai bambini venisse negata la conoscenza di un'altra tra le tante sessualità.

L'omofobia italiana, intrisa di pregiudizi, disprezzo e ipocrisia si è spostata dal randello al più "democratico" rimprovero, alle azioni di contrasto verso affetti non riconosciuti, condannati proprio perché omosessuali. Il coraggio di tante coppie gay che trovavano naturale, perché lo è, scambiarsi un bacio o una carezza in un luogo di sano relax e riposo come può essere una spiaggia o un bar, si è scontrato con il peggiore bacchettume e la mediocre intelligenza di chi ancora pensa che certe affettuosità sono a marchio esclusivo eterosessuale.

Da nord a sud, l'Italia estiva, ha svelato la peggiore delle sue inclinazioni; una intolleranza meschina e pericolosa, l'orribile sensazione che gli affetti omosessuali non devono essere riconosciuti, men che meno esibiti e praticati alla luce del sole. In quei casi, il bacchettone di turno si sente autorizzato, da una legge non scritta, a intervenire, fare la voce grossa, minacciare la coppia gay, renderla invisa ai presenti. La litania è sempre la medesima: famiglie e bambini che a scaraventar loro le migliaia di famiglie e bambini che vivono in famiglie arcobaleno, ci sarebbe da ridere.

L'ultimo atto di questa incivile intolleranza italica è accaduta nella gayfriendly Versilia, ai danni di due gay, denunciata da Arcigay. Sono le 5.30 del mattino, Mirco e Fabio fanno colazione a un bar, dopo aver lavorato al Priscilla caffé di Torre del Lago, notissimo locale gay. Mentre consumano l'agognato cappuccino, si scambiano qualche abbraccio amichevole, parlano e ridono. Da un tavolo vicino un carabiniere interviene, dicendo loro di andarsene perché quel luogo era frequentato da famiglie e bambini. Ora, se uno vede, alle 5.30 del mattino un bambino in un bar, minimo comincia a preoccuparsi.

Mirco si rivolge all'uomo in divisa chiedendogli se avrebbe reagito in quella maniera se al loro posto ci fossero stati un ragazzo e una ragazza. Ma si sa, il sordo non sente e forse la divisa lo fa più saccente e borioso. Torna a dire ai due ragazzi di andare via. Fa la voce grossa.

“Abbiamo subito una discriminazione incredibile - denuncia Mirco - e pensare che io e Fabio non siamo neppure fidanzati. Siamo due amici, ci vogliamo bene e ci siamo scambiati un semplice abbraccio”.

L'Italia dell'odio e del disprezzo omofobo è sveglia più che mai; intollerante più che mai, non più verso le sole coppie gay che osano baciarsi in pubblico ma verso l'omosessualità in tutte le sue manifestazioni.

Ora, Arcigay, ha chiesto spiegazioni all'Arma, per un comportamento che poteva e doveva essere evitato da una persona in divisa che ha il compito di tutelare e non di disprezzare.

Fateci sapere se siete stati oggetto di discriminazione in queste vacanze poco nobili; se siete stati protagonisti o testimoni di qualsiasi atto di pura omofobia.

C'è sempre più, in questo nostro paese, la voglia di giudizi moralistici di fronte all'affettività e alla presunzione di omosessualità. Un danno non solo civile ma anche pericoloso per la stessa democrazia. Per questo va contrastato e fermato.

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