Gli approfondimenti di Queerblog: Francesco Cossiga era gay-friendly solo a parole


Leggendo il saluto di Arcigay a Francesco Cossiga (qui trovate quello redatto da Mario Cirrito per queerblog.it) mi sono chiesto perché l’ex esponente politico, apprezzato dall’associazione per la sua apertura verso la comunità omosessuale, non si fosse davvero impegnato per i gay e lesbiche di cui riconosceva i diritti.

Un atteggiamento analogo, proprio nei giorni scorsi, è stato adottato da Luca Barbareschi. L’esponente di “Futuro e Libertà” oltre a ribadire la propria tolleranza nei confronti delle persone non eterosessuali non ha fatto malgrado del gruppo politico faccia parte Benedetto Della Vedova che a destra si è impegnato a favore delle coppie omosessuali.

Criticare Silvio Berlusconi per il suo culto estetico della parola, come hanno fatto in momenti diversi sia Francesco Cossiga che Luca Barbareschi, non ha senso se quando si ha l’opportunità non si fa qualcosa. Oggi, in Italia, non è più sufficiente dichiararsi gay-friendly. Bisogna dimostrare di esserlo.

Il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, nell’estate del 2009 (quando per intenderci era in lizza con Dario Franceschini e Ignazio Marino per il ruolo che oggi ricopre), esprimeva la propria solidarietà al ragazzo gay picchiato con una bottiglia rotta da Svastichella.

A meno di un anno di distanza quelle parole propagandistiche, così possiamo definirle oggi, non rientrano più nel vocabolario dell’esponente politico che oltre a non solidarizzare con le vittime dell’omofobia non richiama gli esponenti politici che a livello locale si alleano con l’Udc per bocciare il registro delle unioni civili.

Questo atteggiamento non è semplicemente una svista. Il Partito Democratico che rappresenta Pierluigi Bersani è figlio di quel comunismo sessantottino che preferì non sapere le vere motivazioni a causa delle quali Pier Paolo Pasolini fu ucciso.

Non è certo un caso che il Pd, nel 2008, abbia candidato il Generale Mauro Del Vecchio secondo il quale gli uomini gay a causa della propria sessualità non siano adatti all’esercito. Persino la destra che in questi anni non ha perso l’occasione di dimostrare la propria omofobia sui soldati omosessuali si è rivelata essere più civile.


Dichiarava, sull’argomento, lo scorso febbraio il Ministro della Difesa Ignazio La Russa:

“In Italia non c’è mai stata una norma, come c’era in altri Paesi, che vieta ai gay di fare il militare. A volte in passato, quando c’era la leva, erano più quelli che dichiaravano di essere omosessuali, anche senza esserlo, nel tentativo di evitare la naja.

Semmai, quindi, l’opera di selezione dei militari per il servizio di leva è stata al contrario: lo fai anche se dici di essere gay. Essere gay o non esserlo non ha alcuna rilevanza per essere ammessi nelle forze armate.

Diverso è se uno, eterosessuale o omosessuale che sia, dà fastidio a persone del suo stesso sesso o del sesso opposto. Quello non lo ammettiamo e verrebbe sanzionato. Quindi nessuna discriminazione, ma nemmeno nessun trattamento di favore”.

Già, la destra. Luca Barbareschi non è l’unico esponente dell’attuale maggioranza che si è detta a favore del riconoscimento delle coppie di fatto senza poi attivarsi seriamente per raggiungere tale scopo.

Intervistato da A ha dichiarato il Ministro della Cultura Sandro Bondi:

“Io e Manuela (la compagna, ndr,) siamo per i valori della famiglia, ma vorremmo che venissero riconosciuti dei diritti anche alle coppie di fatto, anche quelle gay. La Chiesa dovrebbe cambiare atteggiamento Non credo proprio che i gay vivano nel peccato. Lo dico da cattolico, c’è il rischio di una cesura netta tra la Chiesa e la realtà. I sacerdoti devono ascoltare le sofferenze dell’uomo moderno”.

Il coordinatore del Popolo della Libertà, nei giorni successivi alla pubblicazione di questo articolo, oltre a non aver fatto nulla per il riconoscimento delle coppie gay non ha tentato nemmeno di proteggere (preso atto del suo ruolo istituzionale) la mostra sull’omosessualità boicottata dal Comune di Milano.

Questo tipo di ipocrisia non è però monopolio esclusivamente dei partiti più votati. Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, malgrado le posizioni di molti suoi colleghi (non c’è uscita pubblica di Rocco Buttiglione in cui l’esponente politico non vada fiero della propria omofobia), decise di candidare nel 2008 l’omosessuale dichiarato Massimiliano De Marco.

Capire perché strana forma di omofobia, paragonabile solo a quel sottile razzismo praticato da chi si predica tollerante per poi disquisire sull’odore delle persone non caucasiche, persista è difficile da capire.

Probabilmente se le associazioni GLBTQ smettessero di premiare donne come Iva Zannicchi, che durante la loro carriera politica hanno fatto di tutto tranne che aiutare concretamente gay e lesbiche, la genesi di questo pericoloso fenomeno sarebbe imputabile solo ai mediocri amministratori.

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