Spiaggia Settimo Cielo. Tutti i casi di omofobia in Italia sono veri?


Il fine settimana appena passato è stata, per alcuni, un’occasione di riflettere sulla crescente omofobia registrata nel nostro paese nelle ultime settimane. L’assenza di prove ha indotto sia Cristiana Alicata (qui l'intervista che ha rilasciato a queerblog.it) che River a pensare probabilmente in questo momento le associazioni, schiamazzando, distolgano l’attenzione dai veri casi di violenza subiti dalle persone non eterosessuali.

Scrive Cristiana Alicata a proposito di quanto successo a Roma (dove la scorsa settimana a due ragazzi sarebbero stati ripresi dopo essersi scambiati dei baci in pubblico):

“Scrivo di ritorno dal Settimo Cielo dove con le mie orecchie ho voluto ascoltare sia il racconto di Mustaphà che quello di Valerio De Santis, titolare della spiaggia, notoriamente gay friendly e frequentata da buona parte della comunità romana da anni.

In quella spiaggia, in questi anni, ho assistito a baci omosessuali, a baci etero, a nudisti ed anche ad effusioni più appassionate come ci sta quando si ha venti anni e gli ormoni in agguato si sia omosessuali o eterosessuali.
In quella spiaggia, in questi anni, ho assistito a baci omosessuali, a baci etero, a nudisti ed anche ad effusioni più appassionate come ci sta quando si ha venti anni e gli ormoni in agguato si sia omosessuali o eterosessuali.

Se mi avessero raccontato una del genere, fossi stato il presidente di un’associazione gay mi sarei informato bene, avrei chiamato il titolare, ci sarei andato. Se davvero conoscessi la realtà romana, non ci avrei creduto e avrei approfondito.

Non si possono far passare due mortaretti (versione della polizia) per due molotov (versione della stampa): vedi attentato alla Gay Street dell’anno scorso e spaventare un’intera città. Non si può difendere un atto osceno in luogo pubblico (a meno che il nostro obiettivo non sia quello del sesso libero ovunque allora la storia è un’altra e io non ho capito). Si può difendere un bacio, certo.

Perché è la libera espressione dell’amore e poi c’è bacio e bacio ma non voglio scadere nel moralismo, non lo sono. Ma ci conviene fare questa battaglia in questo modo? E’ la strada giusta per far passare l’omoaffettività questa? Non si può uscire sulla stampa raccontando dei luoghi di cruising dei preti e di essersi fatti un monsignore. Che senso ha? Sembriamo un branco di sessuomani”.

River, per l’esperienza maturata come giornalista commentando quanto sarebbe successo ad Ostia pone la propria attenzione sui dettagli contrastati del racconto del presunto caso di omofobia.

Scrive River:

“Da una parte, c’è chi ritiene che Arcigay faccia bene a denunciare ogni minimo caso di omofobia, anche un po’ “dubbio”. Dall’altro, c’è chi sostiene che Arcigay Roma esageri e sia guidato dalla mania di protagonismo del suo presidente.

Difficile dire dove stia la verità. Da giornalista, ormai, ho imparato a trovarla sempre nel mezzo. E sono anche arrivato alla conclusione che quando, troppo spesso, si urla “al lupo al lupo”, alla fine si finisce col perdere di credibilità. Anche se, va detto, in questa vicenda c’è un avvocato di mezzo: l’avvocato di Arcigay che segue i due ragazzi e che, sicuramente, non porterebbe avanti una causa inventata”.

Nel nostro piccolo, la scorsa settimana, davanti ad un presunto caso di omofobia scoppiato a Padova abbiamo deciso di dare voce anche alle istituzioni che erano state contestate dal Gazzettino . Il nostro compito non è giudicare ne tanto meno schierarci. A voi che ci leggete vogliamo solo fornire delle informazioni. Starà poi a voi maturare un giudizio personale.

Probabilmente, come già osservato in altri post, l’unico mezzo che la comunità GLBTQ dovrebbe adottare per ottenere un’adeguata emancipazione è la documentazione.

Provare con dati certi il numero dei bambini che al momento in Italia stanno crescendo in famiglie arcobaleno.

Provare con dei sondaggi attendibili quanto il voto dell’elettorato non omosessuale incida.

Provare con foto, denunce, testimonianze dirette e no che l’omofobia esiste.

Continuare a parlarne come se fosse una teoria filosofica non serve a nessuno. Tanto meno alle vittime che, ribaltando alcune considerazioni di Ilary Blasi, dovrebbero imparare dalle donne eterosessuali maltrattate dai mariti a denunciare mettendoci la faccia il proprio aggressore.

Fondamentale è stata per la carcerazione di Svastichella, lo scorso anno, la testimonianza senza filtro della propria vittima. Da lui, noi tutti, dovremmo aver dovuto imparare qualcosa.

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