Padova: le autorità si dichiarano gay-friendly. Quante famiglie arcobaleno crescono in Italia?


Il caso di discriminazione registrato a Padova, dove il Comune (secondo quanto pubblicato dal Gazzettino) avrebbe vietato degli alloggi alle coppie omosessuali perché non in grado di costruire una famiglia con dei figli, potrebbe spegnersi prima della fine della settimana.

Il sindaco della città, Flavio Zanonato (Pd), attraverso la sua pagina facebook ha specificato che il comune che rappresenta (dove è stato creato quattro anni fa il registro delle coppie di fatto) non è omofobo.

“A Padova - scrive l’esponente politico tramite il social network - nessun regolamento discrimina le coppie omosessuali. A Padova non c'è alcun regolamento riguardante le assegnazioni di case pubbliche che discrimini le coppie in base al loro orientamento sessuale, né è intenzione dell'amministrazione comunale approvare regolamenti discriminatori.

Ci limitiamo ad applicare la legge regionale numero 10 del 1996, che stabilisce i criteri per l'accesso alla casa pubblica per coppie, persone singole, famiglie anagrafiche. La nostra è una città aperta e inclusiva, tra le prime in Italia ad approvare il registro delle famiglie anagrafiche per tutelare i diritti delle coppie di fatto, che comunque necessitano di una legge nazionale per essere pienamente riconosciute”.

Dichiarazioni analoghe sono state fatte anche dall’assessore alle politiche abitative Giovanni Battista Di Masi che attraverso Padova24 ha dichiarato:

“Le notizie riportate su alcuni organi di stampa sono false e destituite di ogni fondamento. Contrariamente a quanto attribuitomi da "il Gazzettino" non credo che le coppie omosessuali non abbiano progetti di vita o siano meno stabili di quelle eterosessuali”.

Approfondire, a questo punto, il fraintendimento che c’è stato non è affar nostro. Attraverso questa vicenda vogliamo provare a ragionare, per una volta, al di là delle ideologie capendo con i numeri (spesso più illuminanti di tante belle parole) se è vero che in Italia le coppie gay non diventano delle famiglie.

Stando ai dati diffusi lo scorso anno da Nazione Indiana, e poi ripresi da Liquida, nel nostro paese un omosessuale su cinque decide di diventare genitore. Quasi una coppia su due proverebbe ad allargare il proprio nucleo familiare.

Questi dati, che di fatto smentiscono chi sostiene che gay e lesbiche non possano crescere dei bambini, sono tanto più interessanti se si considera quante persone non eterosessuali risiedono nel nostro paese.

Secondo diversi siti internet, che timidamente si sono occupati di questi numeri, nel nostro paese circa il 15% degli italiani è omosessuale. Questo dato, in termini pratici, significa che quasi due milioni di gay e lesbiche sono diventati genitori nel nostro paese.

È probabile, per tanto, che ad oggi (se si considera la famiglia come nucleo basato sulla coppia) che in Italia quasi un milione di bambini faccia parte di una famiglia arcobaleno.

Dati ufficiali non esistono tanto che, come sottolineato lo scorso inverno da Carlo D’Ippoliti a gay.it, fondamentale per la comunità GLBTQ sarà il censimento del prossimo anno.

“Nel censimento del 2001 - ha spiegato il ricercatore della Sapienza di Roma al sito - le risposte date da persone dello stesso sesso che dichiaravano di essere conviventi vennero modificate, per dirla in modo banale, trasformandole in persone senza relazioni di parentela, cioè senza alcun vincolo affettivo.

Invece è importante rilevare il dato delle coppie gay e lesbiche conviventi perché gli economisti possano fare ricerca e anche per smascherare luoghi comuni che generano politiche discriminatorie”.

L’assenza di numeri precisi, come osservato da Carlo D’Ippoliti, è uno dei problemi pratici più facili da risolvere senza considerare che l’individuazione di questo dato gioverebbe alla comunità omosessuale più di tanti manifesti gay-friendly.

Alle elezioni, anche la storia più recente ci insegna, non vincono i partiti con le idee migliori ma quelli che riescono ad intercettare il malessere di un determinato gruppo di cittadini.

A Milano, ad esempio, l’attuale opposizione non ha, nel corso di questi anni, fatta propria la battaglia politica avviata da un gruppo di genitori omosessuali che all’attuale sindaco, Letizia Moratti, chiedevano una tutela per i propri figli.

Probabilmente se a tempo debito qualcuno del Partito Democratico avesse con dignità, più che con coraggio, sposato questa civile richiesta oggi nessuno si chiederebbe perché la gestione dell’Expo è nelle mani di un primo cittadino così poco attento.

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