Bruce LaBruce: “Il movimento gay è finito, almeno in occidente”

Bruce LaBruce: â��Il movimento gay è finito, almeno in occidenteâ��Per Bruce LaBruce la cultura gay oggi è come uno zombie. Con Cristina Piccino de Il Manifesto parla del suo film L. A. Zombie presentandolo sia come un inno alla vita (Negli slash-movie, il coltello entra nel corpo, si vedono schizzi di sangue, è molto orgiastico e violento. Qui invece la creatura penetra e ridona la vita), sia come specchio della cultura gay (I miei sono soprattutto zombie gay e immediatamente rimandano a quella cultura, in tutti i suoi aspetti, una cultura che può essere molto conformista e “zombie” come loro: i gay ripetono gli stessi gesti e mangiano molta “carne”). Spiega anche la scelta di François Sagat come attore protagonista (Mi sembrava che rispondesse a questa mia esigenza di mettere in discussione i codici, è uno che sa giocare con se stesso, molto onesto nella sua rappresentazione).

Tornando sull'uguaglianza tra cultura gay e zombie, Bruce LaBruce approfondisce il suo pensiero:

[La cultura gay] è conformista in modo assoluto, ma non da adesso, era lo stesso già negli anni 80, certamente l'aids ha determinato molti cambiamenti. Negli anni '70, era molto militante e prevaleva l'avventura sessuale. In seguito, appunto, la direzione del movimento è cambiata, tutto si è focalizzato sull'aids, c'era molta paura, la gente si è chiusa in una dimensione familiare, parlando solo di matrimonio e cose simili, come se il matrimonio o l'adeguamento alle regole dominanti potessero essere una risposta alla discriminazione. Credo che oggi il movimento gay sia finito, almeno in occidente. I più giovani sono interessati ormai a crearsi un'identità attraverso la sessualità.

Riflessioni forti, certo. Ma forse non del tutto errate.

Foto | Wikipedia

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