Gli approfondimenti di Queerblog: i gay sono razzisti?

Gli approfondimenti di Queerblog: i gay sono razzisti?

Quante volte è capitato di incontrare extracomunitari, magari comprare qualche ninnolo da loro, altrimenti opporre un rifiuto infastidito e lasciare lo sventurato alla ventura? In quel momento non si è compiuto quel che doveva accadere: pensare al razzismo e misurarlo alla stregua dell'omofobia e delle discriminazioni riservate agli omosessuali. Forse perché, nonostante tutto, siamo razzisti discriminati, ma razzisti. Non ci salva la nostra condizione di minoranza, di uomini e donne votate alla conquista di diritti negati. E nell'attuale condizione globale siamo diventati ancora più feroci, meno propensi all'accettazione di altri "diversi". Si chiama islamofobia in più casi ed è un tarlo che sta coinvolgendo i movimenti lgbtq europei e occidentali. A fare da apripista, la peggiore delle compagne: la paura.

A lanciare l'allarme è proprio un italiano, Federico Boccaccini, dottorando in filosofia alla Sorbona di Parigi, da un blog de Il Fatto Quotidiano (grazie anche alle segnalazioni di voi lettori). Boccaccini ricorda un fatto poco discusso, quasi lasciato volutamente al buio delle riflessioni obbligate. Proprio quest'anno dal palco del Christopher Street Day di Berlino (il Pride berlinese), la filosofa lesbica americana, Judith Butler, rifiutò il Civil Courage Prize che gli organizzatori le avevano assegnato per il suo impegno civile.

“Devo prendere le distanze dalla complicità con il razzismo - disse la filosofa di Berkeley -, compreso il razzismo islamofobico. Noi, lesbiche-gay-trans, dobbiamo proteggerci contro questo nuovo odio verso gli immigrati”.

Ci chiami sporco negro e lesbica schifosaParole pesanti, così come il rifiuto di quel premio che gli organizzatori non pensavano si potesse rivoltare contro loro stessi, i loro silenzi, paure, quelle di altri cittadini tedeschi ed europei.

La riflessione di Federico è cristallina:

Anni fa durante le manifestazioni di sinistra, le associazioni gay sfilavano accanto alle associazioni antirazziste poiché, si pensava, razzismo, sessismo, omofobia e transfobia sono tutte figlie dello stesso padre, ossia il fascismo, che per i gay e le femministe si declinava in patriarcato eterocapitalista. Questo qualche decennio fa, quando si credeva di essere tutti sulla stessa barca. Poi sono caduti i muri, sono crollate le torri e il mondo gay ha iniziato a riconoscersi sempre più nel proprio territorio, in stati che sempre più hanno iniziato a riconoscerci diritti e così la comunità ha iniziato ad abbandonare l’idea di una internazionale pansessuale. Per questo oggi si parla di “omonazionalismo”, ossia di una identità gay nazionale.

Vengono i brividi a sentire parlare di "omonazionalismo", ma può servire a far riflettere un po' tutti. Del resto è vero, come ricorda Boccaccini, che proprio nei paesi dove i migliori diritti lgbtq sono oramai patrimonio sociale e culturale, esiste la paura che l'ondata di immigrazione di persone di fede islamica, possa minare quelle conquiste. E se vi è questa paura la si combatte diventando razzisti e omonazionalisti.

Pim FortuynNe abbiamo avuto qualche esempio in Pim Fortuyn, il politico olandese, assassinato il 6 maggio 2002 da Volkert van der Graaf. Nel 2001, dichiarò al quotidiano Rotterdams Dagblad:

“Io sono anche a favore di una guerra fredda con l'Islam. Io vedo l'Islam come una minaccia straordinaria, come una religione ostile”.

Scrive Boccaccini

“Oggi le associazioni gay di destra sono in aumento e sono le prime a chiedere ai governi leggi più severe in materia di immigrazione. Il diritto cambia la cultura e la cultura cambia il diritto, per questo ogni volta che si chiede una legge dobbiamo pensare a fondo a ogni sua conseguenza. Basterebbe ricordare che le leggi sono uguali per tutti indipendentemente da chi si è, immigrato o no. Il fatto è che questa paura soffia proprio da quei paesi dove vi è più coscienza civile e egualitarismo giuridico, dove quindi i gay dovrebbero sentirsi più protetti (non parlo per l’Italia). Il problema dunque sembra più profondo”

Di fatto non vi è dialogo tra associazioni lgbtq e associazioni che riguardano gli immigrati islamici. Non so onestamente dire di chi la colpa e di chi le ragioni, ma esiste il silenzio e una sopportazione oscura. Vero che in Italia, Arcigay, abbia preso le difese di alcuni migranti omosessuali in pericolo di vita se rimpatriati, ma nulla e poco di più. Peggio nel resto d'Europa e in Occidente dove, a detta della stessa Judith Butler, sono solo le associazioni omosessuali GLADT, LesMigraS, SUSPECT e ReachOut, le quali lavorano con e per gli immigrati omossessuali e contro ogni forma di discriminazione razziale. Anche contro quella che arriva dall’interno della stessa comunità gay.

Di certo vi è l'altra parte della medaglia che Butler e Boccaccini non dicono. L'Islam è feroce con gli omosessuali, definitivamente feroce se si esclude qualche paese moderato. Ma basta a farci diventare razzisti?

Foto in apertura di post | Pirrera

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