Se il pacifista si chiama Lou Reed...

Venerdì sera, nell'aula dell'Assemblea Generale dell'Onu a New York, in onore del nuovo segretario Ban Ki-Moon suonava Ennio Morricone. In attesa delle note del Maestro italiano però si è svolta una solenne cerimonia nel corso della quale una sfilata di personalità ha illustrato gli otto obiettivi dello sviluppo mondiale. Tra questi c'era Lou Reed, il cantore delle travestite della Factory di Andy Warhol, "elegantissimo e magrissimo, un po' incerto nel passo, tirando su una lente degli occhiali che lui stesso ha inventato", come scrive Mariella Venegoni nel suo blog su La Stampa.

Sul breve discorso dell'ex Velvet Underground la giornalista ha annotato:

"Un miliardo di persone non hanno accesso all'acqua pulita" ha detto, e fin qui era prevedibile. Ma poi ha continuato, alzando la voce, mentre la platea zittiva: "Come newyorkese, anch'io sono diretto beneficiario delle violenze compiute sulla gioventù privata di ogni diritto, anch'io vivo del sangue della guerra in Iraq. Stop the war, dobbiamo andare via dall'Iraq. Non posso più campare della morte degli altri". Sconcerto, imbarazzo in platea. Poi, un applauso: timido dapprima, ma deciso. Lou Reed è sempre Lou Reed. Fuori dalla sala circolare, lo aspettava Laurie Anderson.

Non possiamo nascondere che avremmo voluto esserci.

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