Nichi Vendola: "Sarei stato un buon padre"


Sempre più spesso le coppie omoparentali dichiarano desiderio di paternità o maternità. Che la società italiana non sia ancora pronta a parlare di adozioni spiace ma non spaventa; fuori dal patrio suolo quel desiderio è realizzabile, si fa realtà grazie a leggi più umane e una società allenata al rispetto e all'accoglienza. Desiderio di essere padri e madri tocca anche gay e lesbiche senza un rapporto definito o definitivo così da essere elemento di discussione e approfondimento per molti soggetti.

È toccato discutere del delicato tema anche al presidente della Puglia, Nichi Vendola che non da oggi sente quel profondo desiderio di paternità. Su “A”, il settimanale diretto dalla Latella, Vendola illumina la sua omosessualità di desideri profondi; di sentimenti inalienabili, di un profondo senso di quello che dal 1997 l'Associazione dei Genitori e Futuri Genitori Gay e Lesbiche (APGL) francese, ha definito con il neologismo oggi in uso, “omogenitorialità”.

“A modo mio – racconta Nichi -, padre lo sono già stato: ho dedicato tempo ai bambini. Mi piace giocare, fare teatro, scrivere filastrocche. Credo che sarei stato un buon papà. Provo tristezza quando vedo con quanta superficialità si diventa genitori: senza riflettere, senza pesare, senza interrogarti e senza donarti. Quante domande farei a tanti papà: quante volte invece di una parola preferisci offrire a tuo figlio un cartone animato? Quante volte rinunci alla conoscenza della sua crescita? Quante scegli di non misurarti con lui? Forse troppe. E forse, ancora una volta, siamo dentro un’interpretazione volgare di un ruolo fondamentale. Mi resta però una consolazione: il mondo corre. Più di quanto immaginiamo”.

Nichi VendolaSu un tema ancora così clandestino in Italia numerose ricerche scientifiche hanno evidenziato quanto l'orientamento sessuale dei genitori non incide necessariamente sullo sviluppo “sano” ed equilibrato dei loro figli. In fondo basterebbe pensare che un/a figlio/a omosessuale, ancora oggi, nasce cresce e si sviluppa seguendo il proprio “naturale” orientamento gay e lesbico in una famiglia eterosessuale!

Quello dell'omogenitorialità è, ahinoi!, un tema ancora irrisolto persino tra soggetti gay e lesbiche, probabilmente per una paura ricavata da certi nostri modelli sociali oggi desueti e in caduta. Strano che si parli e ci si batta per diritti di coppie di fatto omosessuali per poi fermarsi di fronte alla meravigliosa ipotesi di un nucleo d'amore famigliare che contempli anche figli adottivi o nati grazie all'inseminazione.

Parlando di altri temi, il bravo Nichi Vendola, risponde al tema oggi più attuale che mai, sulla possibilità che sia proprio lui il candidato eccellente a un auspicabile premierato a sigla lgbtq.

Alla domanda se l'Italia sia pronta per essere governata da un gay Nichi risponde:

“È pronta a un premier capace di dire la verità. Io non ho mai mentito sulla mia vita privata. Altri sì. Altri hanno fatto dell’ipocrisia la cifra del loro racconto: magari di giorno partecipavano ai family day e di notte cercavano trans e cocaina”.

Certo non basta questo ad attrarre consensi, ma da sempre l'attuale governatore della Puglia ha messo a disposizione della società civile, una limpidezza di idee e progetti, una onestà politica oggi diventata merce rara e preziosa. L'attuale potere è diventato bolso, saccente, maldestro persino nella corruttela e negli scandali quasi quotidiani. A Vendola, almeno su questo versante poco o nulla gli si può addebitare.

Bella e interessante questa ultima intervista di Nichi che torna a parlare di omosessualità e fede; del suo non appartenere a certa ipocrisia di partito dove sempre più spesso è la logica del voto e non quella di un necessario cambiamento a muovere le pedine. Ipocrisia che Vendola non nasconde neppure nel partito in cui da tempo milita.

Non sarà semplice e neppure facile la battaglia che Nichi sta aprendo sulla politica nazionale e la sfida più alta: diventare quello che in altre parti del mondo è già accaduto: un premier apertamente omosessuale. Dalla sua potrebbe avere persino un novello santo, tal don Tonino Bello, il vescovo di Molfetta, che è stato amico di Vendola. Con lui parlò anche della sua omosessualità

“Solo una volta, nell’ultimo colloquio - dice il presidente pugliese -. Ricordo il suo volto sofferente per le metastasi e ricordo la mia domanda: perché in tanti anni non mi hai mai chiesto di convertirmi? Lui mi ha guardato con quegli occhi profondi e ingigantiti nel volto scarnificato dalla malattia. Mi ha sorriso e mi ha sussurrato cinque parole: “Non avevo bisogno di chiedertelo”. Ma non mi faccia parlare di questo...”

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