Aggredita una coppia gay a Pesaro mentre il Pd votava contro il registro delle coppie di fatto


A Pesaro, come raccontato anche dal Resto del Carlino, una coppia gay è stata aggredita da due ragazzi provocati da una donna, secondo la quale uno dei due omosessuali le avrebbe fatto delle avance malgrado l’evidente interessamento per altre tipologie di corpi.

La brutta vicenda, non è figlia della settimana in corso. Bensì di quella precedente durante la quale il Partito Democratico locale votando contro il registro delle coppie di fatto ha appoggiato la posizione omofoba di Lega Nord e Udc che insieme, sul territorio, avevano lavorato per impedire alle famiglie non riconosciute dallo stato di avere un seppur minimo riconoscimento.

Sostenere che quanto accaduto a livello politico non abbia determinato il caso di cronaca è da escludersi poiché certe posizioni, la storia ci insegna, allargano la macchia dell’odio invece che restringerla.

Per capirlo è sufficiente fare un paragone tra Roma e Milano. Le città, entrambe governate da esponenti politici di destra, hanno gestito negli ultimi mesi diversamente l’emergenza omofobia.

La condanna, seppur timida, di Gianni Alemanno agli episodi di odio verso i gay ha evitato che Svastichella (così si faceva chiamare il criminale che ha aggredito l’estate scorsa un ragazzo fuori dal Gay Village) avesse dei fratelli.

Il silenzio di Letizia Moratti su tutti i recenti episodi di omofobia ha imbarbarito il capoluogo lombardo, che nell’immaginario comune rappresenta una città gay-friendly, fino a trasformarla in una Spresiano un po’ più chic.

Pensare, come sta facendo Arcigay sulla promozione di Vietti, che la politica non debba essere messa in discussione è sbagliato poiché e a causa dei nostri amministratori che l’Italia non è un paese per gay e lesbiche.

Le firme raccolte contro questa o quella persona omofoba non diventeranno degli scudi contro la violenza. Pretendere delle spiegazioni sarebbe più utile.

Se davvero Arcigay vuole fare qualcosa contro l’omofobia creda di più nelle proprie forze e al Partito Democratico, omofobo, imputi un’aggressione che probabilmente non sarebbe avvenuta se lo scorso 27 luglio la tanto moderna sinistra non si fosse, di fatto, sposata con la destra più becera.

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