Gli approfondimenti di Queerblog: facciamo il punto sull'AIDS. Intervista a Valentina Avon della LILA

XVIII Conferenza Mondiale sull'AIDS, Vienna 2010

Dal 18 al 23 luglio scorsi si è tenuta a Vienna la XVIII Conferenza Mondiale sull'AIDS sul tema Rights here, right now. La stampa italiana non ha dato molto rilievo alla Conferenza anche perché il nostro Governo l'ha bellamente snobbata senza dare alcuna giustificazione per l'assenza. Non solo l'Italia è l'unico Paese che non ha ancora la quota per gli ultimi due anni (290 milioni di dollari) al Global Fund, per fermare l'Hiv/Aids nei Paesi più poveri.

Abbiamo incontrato Valentina Avon che ha seguito la Conferenza di Vienna per conto della LILA e le abbiamo rivolto alcune domante sulla conferenza, sulla malattia e sulla situazione dei gay.

Quali sono stati i temi principali trattati alla XVIII Conferenza mondiale Aids di Vienna?
Lo slogan era Rights here, right now, quindi il tema portante è stato quello dei Diritti umani. La criminalizzazione e la discriminazione, lo stigma, nei confronti di persone sieropositive e di popolazioni vulnerabili quali consumatori di droga per via iniettiva, uomini che fanno sesso con altri uomini, sexworkers e loro clienti, sono i migliori alleati della diffusione dell'Hiv. Particolare attenzione è stata data alla questione droga per via iniettiva e l'assenza di politiche efficaci, che sta provocando un aumento esponenziale delle infezioni da Hiv nell'Europa dell'Est e in Asia Centrale, a livelli molto preoccupanti. In queste aree i tossicodipendenti vengono incarcerati e la Riduzione del danno (terapie sostitutive, scambio di siringhe) non c'è, è assolutamente necessario introdurla, con la decriminalizzazione del consumo, per fermare l'epidemia, come già si sta facendo in Ucraina. La Conferenza ha anche emesso un documento ufficiale, la Dichiarazione di Vienna, che chiede la fine della fallimentare “War on drugs” e politiche sulle droghe basate non sull'ideologia ma sull'evidenza scientifica. La Dichiarazione è già stata sottoscritta da migliaia di persone tra clinici, intellettuali e membri dei governi.

XVIII Conferenza Mondiale sull'AIDS, Vienna 2010A che punto è la ricerca di una “cura” per l'AIDS?
A Vienna è stata data notizia di un gel vaginale contenente farmaci che ridurrebbe il rischio di infezione del 50 per cento. È una buona notizia, accolta favorevolmente anche dai “watchdog” della ricerca, ma ci vorranno anni per avere, se mai lo avremo, un prodotto efficace in distribuzione. Anche per il vaccino la ricerca continua, ma certo non è dietro l'angolo. Oggi le terapie permettono una buona qualità di vita alle persone affette da Hiv, che resta una patologia invalidante, e soprattutto si lavora molto sulla prevenzione del contagio, che comprende anche la diffusione della terapia, che abbatte la carica virale fino al 90 per cento e oltre.

In Italia abbiamo il primato di essere il popolo più inconsapevole d'Europa: il 60% delle persone scoprono la condizione disieropositività al momento della diagnosi. Si può fare qualcosa per il quadro – alquanto sconsolante - della prevenzione in Italia?
Il dato che riporti è grave, ed è anche il più alto in Europa (in realtà è così: il 60 per cento delle diagnosi di Aids avviene con persone che non sapevano di essere sieropositive. Il dato sulla popolazione è che almeno una persona sieropositiva su quattro non sa di esserlo). Ci si protegge poco, e si fa poco il test, e questa è anche una grande responsabilità della politica. In Italia non ci sono programmi istituzionali di promozione dei condom, per nessuna fascia di popolazione, e omosessuali e sexworkers semplicemente non esistono, quando si parla di Hiv e prevenzione.

L'Italia è stata assente alla conferenza di Vienna e di motivazioni non ne sono state addotte: qual è la politica italiana per la lotta all'HIV/Aids?
In Italia abbiamo buoni livelli di assistenza per le persone sieropositive, anche se con situazioni molto diverse sul territorio, ma come detto mancano completamente le iniziative di prevenzione. Inoltre registriamo numerosi casi di discriminazione, in ambito sociale e anche medico. Siamo carenti anche sul piano internazionale, basti pensare che siamo l'unico Paese che ancora non ha versato la quota per gli ultimi due anni (290 milioni di dollari) al Global Fund, uno strumento importantissimo per fermare l'Hiv/Aids nei Paesi più poveri. A Vienna il governo non c'era, ma la faccia stampata di Berlusconi con le sue promesse non mantenute si è vista più volte.

XVIII Conferenza Mondiale sull'AIDS, Vienna 2010Sempre per quel che riguarda l'Italia pare che i mezzi di informazione si siano interessati poco o niente alla conferenza di Vienna: ci si è abituati all'AIDS? È un problema che riguarda sempre gli “altri”? O, semplicemente, non fa vendere?
Non saprei. La stampa internazionale, le maggiori testate del mondo, si occupano spesso di Hiv/Aids, dai punti di vista sia clinico che sociale, da noi non accade. Eppure le notizie certo non mancano, e l'informazione in questo campo è importantissima. Ma alla Conferenza di Vienna la stampa italiana praticamente non c'era, e sui nostri giornali è uscito pochissimo se non nulla, forse è più aderente alle abitudini governative che alle esigenze dei lettori.

Molte sono le campagne che si fanno per la prevenzione del contagio; un po' meno quelle rivolte a chi è già sieropositivo. Quali sono le “speranze di vita” di una persona che è sieropositiva?
Simili a quelle di una persona sieronegativa, con in più farmaci e complicanze.

XVIII Conferenza Mondiale sull'AIDS, Vienna 2010Per quel che riguarda la popolazione gay, che dati abbiamo? Le notizie che spesso si leggono sui mezzi di informazioni sono contrastanti tra di loro: l'infezione è più diffusa tra i gay, no è più diffusa tra gli etero, no tra entrambi “gli schieramenti”...
Al momento la principale via di contagio è il rapporto sessuale, sia omo che etero, questo è un fatto. I dati sulle popolazioni vulnerabili possono non essere omogenei, ma è innegabile che l'Hiv è ancora piuttosto diffuso tra gli uomini che fanno sesso con uomini (Msm, men having sex with men), però i paragoni fra “schieramenti” non hanno senso. Non è una gara.

Anche a costo di essere ripetitivi, quali sono le precauzioni da prendere per evitare il contagio?
Penetrazione sempre col preservativo, se anale con lubrificante, mai sperma o sangue in bocca.

Vuole dire qualcosa alle persone gay, lesbiche, bisex e trans che leggono Queerblog?
Usate il preservativo, e fate il test se necessario, ma evitate le paure immotivate. Vogliatevi bene, respingete qualsiasi tentativo di discriminazione e ricordate che le persone sieropositive hanno il diritto di amare e di essere amate come tutte le altre.

Ringraziando Valentina Avon per la disponibilità, ricordiamo ai nostri lettori le dieci regole per l'uso del preservativo.

Foto | AIDS 2010 – XVIII International AIDS Conference

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