Gli approfondimenti di Queerblog: intervista esclusiva ad Andrea ed Alessandro, coppia gay italiana che si sposerà in Canada

Andrea Alessandro

L'Italia non sembra avanzare, non pare abbia intenzione di cambiare o modificare il suo status per quanto riguarda i diritti Lgbt. L'argomento viene riportato all'attenzione delle persone solo quando si parla di trans immischiati in affari politici o di aggressioni omofobe: tutti in quei casi si sperticano in mille promesse, si indignano, promettono attenzione e sensibilità maggiore e poi... poi il nulla.

Questo circolo vizioso non solo non assicura protezione ai cittadini ingiustamente picchiati o derisi per la propria natura, bensì nemmeno li facilità nell'ottenere diritti. I matrimoni gay sono sempre più lontani, più agognati, richiesti a gran voce e inascoltati. Quasi sempre c'è la grossa confusione sul senso di unioni civile e matrimonio (che viene inteso con la cerimonia in Chiesa). Poi arriva "il rischio" che vengano promessi, li chiamano PaCS, poi modificano il nome in DiDoRe. Ma nulla cambia.

E qual è l'unica soluzione possibile per chi non vuole arrendersi e lotta per i propri sogni? Cambiare Paese, lasciare l'Italia in cui si pagano le tasse, si lavora, si vive, si ama, si soffre e si ride. E si va in qualche altro stato, a vivere, oppure semplicemente per potersi sposare e coronare così il proprio sogno d'amore. A volte per sempre, altre volte solo per potersi unire in matrimonio con la persona che si ama, che vive al proprio fianco quotidianamente e che c'è sempre per te. Sempre e comunque. E oggi vi vogliamo parlare di una situazione simile, ma toccando in prima persona le sensazioni, i motivi e le scelte che hanno portato due ragazzi, italiani, che vivono a Milano, a decidere di prendere l'aereo e andare in Canada, per sposarsi, innamorati come una volta. Saranno loro a parlare, non noi, non i sostenitori, né i contestatori. Parlano i protagonisti di questa storia, Alessandro e Andrea (foto). Dopo il salto l'intervista:

Andrea Alessandro matrimonio gay

Ciao ragazzi, presentatevi a grandi linee ai lettori di Queerblog:
Ciao, siamo Alessandro (27 anni) ed Andrea (30 anni). Andrea è originario di Milano mentre Alessandro è nato e cresciuto a Torino e vive a Milano da 10 anni per motivi di lavoro.

Il 10 agosto quindi vi sposerete in Canada, come vi è nata questa idea?
Parliamo dell'idea di sposarci o dell'idea di farlo in Canada? ;) Il matrimonio è per noi un passo molto importante e dal forte impatto politico, nel senso più puro e neutro del termine (polis). Per qualsiasi coppia, eteroaffettiva o omoaffettiva, l'unirsi in matrimonio di fronte ai propri cari e alla società in cui si vive è un chiaro messaggio di appartenenza: "io voglio rendere tutti voi partecipi del fatto che voglio prendermi diritti e doveri dello stare insieme!" In primo luogo poi c'è sicuramente la volontà di continuare un cammino fatto insieme e che speriamo sia ancora lungo.

Perché la scelta del Canada e, per esempio, non della Spagna? Questioni burocratiche più semplici o preferite il Canada?
La ricerca del "posto giusto" dove sposarci è stata una mini odissea! Per chiare ed ovvie ragioni abbiamo subito eliminato l'Italia (o siamo noi che siamo stati "eliminati"?!). Alcune coppie di amici che si sono sposate prima di noi si sono rivolte al ben più democratico governo Spagnolo. Per essere riconosciuti legalmente come coppia, però, è necessario che almeno uno dei due "futuri coniugi" sia residente in Spagna da almeno 3 mesi: questo comporta il trovare una casa, un lavoro... Le stesse richieste ci sono state presentate da tutti gli stati membri della CE, che consentono le unioni omoaffettive. Una coppia di amici si è sposata in Canada due anni fa: il paese della foglia d'acero richiede semplici documenti che testimonino lo stato civile. Il matrimonio canadese è poi riconosciuto in tutti gli Stati del mondo che hanno delle forme di unione analoghe. Ecco svelato il mistero!

Come vi siete conosciuti?
Nel più "cybernetico" modo che si possa immaginare! Ci siamo conosciuti in internet ben 5 anni fa e nonostante abitassimo nella stessa città... è passato del tempo perché decidessimo di trasformare la nostra conoscenza da virtuale a... fisica!

Da quanto tempo siete fidanzati? Convivete?
Ci siamo innamorati quasi subito e mai più lasciati! ;) Sembra stucchevole ma è così! La nostra storia è stata scandita da graduali e importanti passaggi... che hanno portato poi, circa 3 anni fa, alla scelta di convivere.

L'idea di dover cambiare Stato per sposarvi come vi fa sentire? Che situazione vedete in Italia a livello di diritti Lgbt? Qualcosa si sta muovendo o siete pessimisti?
Domanda spinosa che accende il nostro lato, ben poco diplomatico! Ci siamo sempre chiesti se il nostro matrimonio non fosse una "fuga" dai problemi del nostro Paese. In più, sposarci così lontano, fa si che molti dei nostri cari non possano permettersi di accompagnarci e questo ci intristisce non poco. Alessandro si è sempre esposto in prima persona nella lotta per i diritti LGBT. Facciamo parte, per esempio, di Famiglie Arcobaleno: un'associazione italiana che racchiude in se nuclei di famiglie omogenitoriali. Ci siamo chiesti se non fosse meglio aspettare che qualcosa si muovesse anche in Italia e quindi aspettare e sposarci poi nel nostro paese, ma pensiamo che sia importante dare un chiaro segno alle istituzioni e a chi non comprende il perché di un passo del genere: non vogliamo attendere ed elemosinare niente; la vita è la nostra e vogliamo viverla nel modo che riteniamo sia più giusto per noi! Per quanto riguarda la situazione in Italia, spiace dirlo, ma oltre ai grandi problemi di "mancanza di ascolto democratico" delle alte cariche dello Stato, c'è un grande disinteresse da parte del diretti interessati. Se davvero la comunità LGBT è interessata a conquistare i suoi diritti...fà ben poco per ottenerli. Sembra incredibile ma i più scettici verso la nostra unione sono spesso gli omosessuali.

I vostri genitori sanno di voi? Chi parteciperà alla cerimonia? Amici? Qualche parente?
Siamo molto fortunati ma come si dice "ogni uomo è artefice della propria fortuna!" e siamo stati bravi a rendere da subito partecipi i nostri parenti del legame che ci univa. I nostri cari ci amano e sanno di noi da tanto tempo. Purtroppo, per colpa del lungo viaggio, solo una decina tra parenti e amici più stretti, parteciperanno alla cerimonia.

Come è stato il coming out? Doloroso, necessario o meno brutto del previsto?
Il coming out non dovrebbe esistere! Il problema di fondo nasce dall'equivoco che la nostra società radica in noi fin dalla nascita: tutti sono eterosessuali, non esiste un'alternativa. Pensate come sarebbe diverso se ogni genitore del mondo si CHIEDESSE e ACCETTASSE se il figlio è mancino o destrimane, se ama il calcio o preferisce la bicicletta, se è eterosessuale o omosessuale. Non si dovrebbe arrivare al momento in cui ci si chiede se "svelare" o meno LA GRANDE VERITA'!
Se così non è però, è responsabilità di tutti noi cercare di far capire chi siamo ed in cosa consiste la NORMALE QUOTIDIANITA' dell'essere omosessuale. Alessandro ha fatto coming out molto tempo fa, perchè ha sempre avuto la fortuna di vivere in una famiglia aperta al dialogo e che ha subito compreso ed accettato la realtà dei fatti. Questo ha aiutato Andrea che, quando ha conosciuto Alessandro, non aveva ancora iniziato il suo percorso di accettazione. il vivere serenamente la relazione ha aiutato tutti i nostri amici e parenti a capire che non c'era niente di malato, strano, oscuro. E' stato sicuramente difficile, ma più per la paura dell'ignoto che per quello che è poi realmente successo. La terapia d'urto è sempre la migliore: tergiversare o raccontare chi siamo solo in parte, fa pensare che abbiamo qualcosa da nascondere e insospettisce e "irrita" ancora di più il nostro interlocutore. E' la verità che paga, sempre...anche se non è facile!

Che idea del matrimonio avete? Cosa rappresenta simbolicamente per voi?
Il matrimonio, come dicevamo, ha una valenza prettamente sociale e politica. Non siamo credenti. Una coppia rimane tale anche senza riconoscimenti dell'esterno, ma è bello sentirsi parte attiva di un territorio in cui collaborare e scambiare esperienze.

Qualcuno critica i matrimoni tra persone dello stesso sesso, dicendo che è solo uno scimmiottamento di quello etero... Cosa rispondete a questa accusa?
Siamo d'accordo sul fatto che il matrimonio religioso (di qualunque religione si tratti), abbia delle restrizioni che regolano le unioni tra due persone che si amano. Ma la nostra richiesta è un'altra! Paghiamo le tasse, le rate del mutuo, l'abbonamento del pullman e ci assumiamo tutte le responsabilità che dobbiamo avere in quanto cittadini della Repubblica Italiana. Ma perché non possiamo godere dei diritti? Le agevolazioni statati rivolte alle coppie sposate? Il diritto di assistere il proprio compagno in caso di grave malattia e prendere per lui decisioni importanti se non dovesse essere in grado di farlo? Insomma, non vogliamo nient'altro che poter scegliere della nostra vita e non sentirci "cittadini di serie B". Senza esserci poi una vera ragione precisa! Se noi ci sposiamo, cosa togliamo a tutti coloro che ci accusano di scimmiottamento? E se davvero la formula già esistente non si "addice" a noi coppie di fatto, è compito dello Stato trovarne una nuova, che ci tuteli, in quanto cittadini! Non accetteremo mai il pregiudizio che vuole le coppie di fatto, "coppie meno coppie": anche noi litighiamo su cosa guardare in TV, facciamo fatica ad arrivare a fine mese, usciamo a comprarci un buon gelato...

Avete mai pensato di abbandonare definitivamente l'Italia e andare a vivere in Canada o in un altro paese dove siete "riconosciuti" come coppia e sposi?
L'idea ci sfiora tutti i giorni anche se entra in contrasto con il nostro "spirito democratico e rivoluzionario" che ci suggerisce di restare in Italia a "combattere in prima linea"! Il pensiero poi di abbandonare i nostri cari ed amici... è molto duro! Ci sentiamo come i nostri avi, profughi in cerca della Terra Promessa, dove ricominciare. un paese dove essere riconosciuti, non violentati, picchiati o quel che peggio IGNORATI! L'indifferenza è quanto di più violento si possa utilizzare: arriverà il giorno in cui, non affrontando un problema, diventerà "la normalità" e verrà accettato da tutti come unica strada possibile! Andremo in Canada per restarci o solo per sposarci? Restate sintonizzati e vi faremo sapere ;)

Burocraticamente è stato difficile organizzare il tutto?
Per fortuna la burocrazia canadese è tra le più snelle del mondo. Un paese democratico ed aperto all'immigrazione anche se con restrizioni molto rigide. Non è stato complicato, grazie anche alla collaborazione di un caro amico che vive là e che è diventato il nostro "angelo custode!"... e testimone di nozze!

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