Gli approfondimenti di Queerblog: Lady Gaga, Benedetto XVI e la Love Parade


Come anticipato la scorsa settimana, redigeremo tutti i lunedì di agosto ad una serie di approfondimenti dedicati alla relazione, per alcuni perversa, che lega le persone omosessuali alla Chiesa di Benedetto XVI.

Il nostro obiettivo, è bene sottolinearlo proprio durante queste ore in cui Arcigay si avvia ad iniziare la propria ennesima crociata contro un esponente politico dell’Udc, è quello di raccontare un fenomeno analizzandone gli aspetti più pop.

Non è intenzione di chi vi scrive stabilire a priori che una delle parti prese in esame nell’articolo abbia ragione sull’altra. Più avanti dimostreremo, attraverso una serie di interviste, che quando si discute di Religione spesso gli omosessuali sbagliano facendo propri i toni che sono abitualmente adottati da chi si fa portavoce di una certa omofobia.

Dopo aver fatto un punto sulla relazione che lega la Chiesa italiana alla comunità locale proviamo oggi ad allargare il nostro punto di osservazione all’estero partendo dalla stessa Lady Gaga che avevamo scelto per aprire lo speciale della scorsa settimana.

La cantante apprezzata, per i propri look, anche dalle redazioni culturali più radical chic lo scorso 20 luglio ha chiesto ai propri fan di boicottare la Westboro Baptist Church che nelle settimane precedenti aveva dissentito con la stessa Lady Gaga per l’appoggio che in diverse circostanze ha dato alla comunità omosessuale.

Una posizione analoga non è mai stata presa da una delle tante dive italiane che si ricordano dei fans gay solo in prossimità della promozione di un tour. Laura Pausini, ad esempio, perché non ha mai difeso i pullman di omosessuali italiani che da anni la inseguono dalle posizioni omofobe della Chiesa italiana? E pensare che la ragazza, a cui va tutta la mia stima, è al momento fidanzata con un uomo diventato padre prima di conoscerla.

Lady Gaga non è l’unico personaggio pubblico che ha provato a mettersi in aperto contrasto con delle ecclesiastiche. In vista del viaggio di Papa Benedetto XVI nel Regno Unito, previsto per il prossimo settembre, diverse associazioni (sì anche quelle omosessuali) si sono fatte sentire perché pare che ai fedeli che parteciperanno ad una delle due messe che il Pontefice celebrerà in loco verrà richiesto il pagamento di un ticket che lo stesso Vaticano non vuole che si chiami biglietto anche se di quello si tratta.

Proprio in vista di questa trasferta tra i sudditi della Regina è ritornata di moda la storia del Cardinal Henry Newman che secondo alcuni, come spiegato nelle scorse settimane anche da queerblog.it, avrebbe avuto un’amicizia piuttosto ambigua con tale Ambrose St. John che proprio insieme al prelato venne sepolto.

A nulla è servita la smentita ufficiale del biografo che ha ricostruito la vita di Henry Newman. Ogni giorno aumentano le voci su una presunta omosessualità del Cardinale sul quale, si sa fin da ora, Benedetto XVI non parlerà durante il suo soggiorno inglese.

Ammettere, probabilmente, che nella Chiesa oggi come ieri ci sono omosessuali, tanto quanto nella moda lavorano uomini eterosessuali, per Benedetto XVI vorrebbe ammettere la propria sconfitta davanti la richiesta, passata inosservata, di Mons. Francis Quinn che all’inizio dello scorso mese aveva proposto un concilio utile per risolvere, o almeno provarci, i problemi che la Chiesa ha con il sesso in questo momento.

Lo scandalo dei preti pedofili viene spesso comparato, sbagliando, a quello dei sacerdoti omosessuali. Probabilmente se la stessa Chiesa distinguesse una volta e per tutti che una malattia è diversa dalla violazione di un voto di castità, che non vale solo per gli eterosessuali, i problemi da affrontare con i mass media sarebbero molti meno.

Il problemi legati alla sessualità dei preti, che come già ribadito dovrebbe essere per contratto solo inespressa, rappresentano solo una piccola porzione delle grane di Benedetto XVI. Chi fino ad oggi vedeva bene il pontefice in un remake de “Il Diavolo veste Prada” (per via delle famose babucce, prodotte dalla maison italiana, degne di quel tamarro di Flavio Briatore) dovrà ricredersi.

Benedetto XVI è più che altro un tipo da “Fight Club”. Alla sua attenzione, solo nelle ultime settimane, sono arrivate:


  • le lamentele di David Berger. Il teologo, secondo quanto riportato da Agora Vox, sarebbe stato licenziato a causa del proprio orientamento sessuale. Il connazionale del Pontefice sarebbe stato liquidato da uno dei accademici dell’Opus Dei, di cui Benedetto XVI si vede bene di parlarne in pubblico, in seguito al coming out dello stesso Berger che da omosessuale dichiarato avrebbe criticato la gestione dello scandalo dei preti gay, comparati come già scritto in precedenza, a quelli pedofili.

  • Le lamentele di Val Kalende. La signora ugandese, e lesbica, (come spiegato nelle scorse settimane da queerblog.it) sarebbe stata licenziata dal proprio giornale dopo aver attaccato pubblicamente Martin Ssempa. Un vescovo a cui gli omosessuali non stanno troppo simpatici tanto da augurargli la pena di morte.

  • Le lamentele di una diocesi svizzera per la quale i sacerdoti locali ogni anno oltre a celebrare delle messe per tutti santi, per tutti morti ne facevano una anche per tutti gli omosessuali recentemente cancellata. La comunità gay del posto è insorta sostenendo che la rettifica è da ritenersi mediovale. Forse quando si affacciano verso l’Italia, le persone di questa realtà tra di loro, parlano di paleolitico.



  • Le lamentele del patriarca della chiesa ortodossa Kirill che al compagno Benedetto XVI ha chiesto di fare di più contro i gay che qua e là si vedono. L’esponente della Chiesa russa odierebbe gli omosessuali perché rappresentano la sterilità. Kirill, probabilmente, deve cambiare cerchia di amici. Frequentare le famiglie arcobaleno gli farebbe bene.

  • Le lamentele di Nicholas Okoh. L’arcivescovo nigeriano, facendo propri i dogmi di “Fight Club”, ha semplificato le varie discipline sessuali fino a cucinare nello stesso discorso pedofilia e omosessualità.

  • Le lamentele della Chiesa Argentina che proprio non ha digerito il provvedimento del Governo locale che prima dell’Italia ha riconosciuto le coppie di fatto. Prima di rivolgersi al Santo Padre i vescovi del posto hanno pensato bene di allontanare dal proprio network un sacerdote che aveva sostenuto il provvedimento gay-friendly delle autorità locali.

In attesa di capire come Benedetto XVI intenderà evadere tutte queste richieste, spesso molto diverse tra di loro, non ci rimane che prender atto della recente apertura dal prelato. All’indomani della strage tedesca successa durante la Love Parade il Pontefice ha pregato per le vittime, morte durante un evento organizzato per celebrare l’amore. Tutto.

Ecco Benedetto, XVI, noi (o meglio chi di noi ne avverte l’esigenza) si vorrebbe solo che delle tue preghiere facessimo parte anche da vivi. Oltre ad essere un gesto umano migliore è più elegante.

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