Oasi gay. Miti & titani della cultura omosessuale e lesbica. Intervista all'autore Vincenzo Patanè

Oasi gay. Miti e titani della cultura omosessuale e lesbicaPer i tipi di Cicero Editore è recentemente uscito il libro di Vincenzo Patanè dal titolo Oasi gay. Miti & titani della cultura omosessuale e lesbica. L'autore raccoglie oltre ottanta articoli – pubblicati principalmente su Babilonia – in cui vengono presentati soprattutto personaggi della cultura glbt. Il libro (ben curato anche nella veste grafica) a mio parere è molto utile per conoscere la nostra storia: una galleria di “miti e titani” che vale la pena di visitare per poter prendere coscienza del cammino fatto per giungere alla situazione odierna. Molto interessanti sono poi le interviste che Patanè fa a vari personaggi in cui, attraverso la dialettica delle domande e delle risposte, veniamo a “scoprire” mille sfaccettature della “cultura omosessuale e lesbica” (consiglio vivamente l'intervista a Federico Zeri).

Il libro è organizzato in dieci percorsi che permettono di poter effettuare anche una lettura per argomenti, grazie anche ai preziosi indici (dei personaggi, degli argomenti e dei nomi). Per parlare meglio del libro – e della “cultura gay” in generale – abbiamo rivolto alcune domande a Vincenzo Patanè, che ringraziamo per la disponibilità.

Scrivi nella prefazione: “Il titolo del libro rimanda ad un luogo riposante in cui rifugiarsi [...] Un'oasi che non è però una ghettizzazione”. Il rischio, però, di trasformare un’oasi in una prigione dorata è sempre dietro l'angolo, non trovi?
Sì, effettivamente per “oasi” mi riferisco a un posto dove poter ritrovare la proprie forze. Nel caso specifico, come ho scritto, si tratta di “un luogo nel quale chi è omosessuale possa ripensare a quanto di splendido abbiamo costruito nel corso dei secoli e a quanto abbiamo contribuito al progresso del mondo, benché discriminati da società costruite in funzione dell’eterosessualità”.

Vincenzo PatanèOasi gay si può paragonare al personaggio mitologico di Anteo, il quale, figlio della Terra, ritemprava le proprie forze ogni qualvolta toccava terra (tanto che Eracle per ucciderlo dovette sollevarlo sulle spalle). Ecco, io vorrei che i gay leggendo questo libro rinvigorissero il proprio orgoglio. Magari ispirandosi a quei dieci personaggi che ho chiamato “titani”, per la forza straordinaria che hanno impresso al loro messaggio.

Certo, il rischio della ghettizzazione c’è, ma non vedo di cosa stupirsi: di fatto noi siamo ghettizzati, molti ci sopportano solo se viviamo le nostre abitudini di nascosto e in posti ben circoscritti e soprattutto non abbiamo gli stessi diritti degli eterosessuali. Anzi, negli ultimi tempi si ha l’impressione che il cerchio si stringa, visto che ogni giorno si leggono notizie tremende, da ragazzi picchiati solo perché camminano mano nella mano, a disposizioni che negano case in affitto fino a trasfusioni di sangue negate a chi è omosessuale. C’è poco, da fare: in una società come questa italiana, siamo cittadini di serie B.

Come hai scelto gli articoli che compongono il libro?
Quasi tutti i saggi che compongono il libro sono articoli apparsi su Babilonia (tranne qualcuno uscito su Circuito Cinema, Blue e Culturagay.it), lungo l’arco di una quindicina di anni, alcuni dei quali firmati con lo pseudonimo di Luca Sclabas. Ho fatto una cernita (in totale erano circa 300, comprese le voci di rubriche varie), scegliendo alla fine quelli incentrati su personaggi o realtà più importanti e che quindi possono interessare più persone. Una volta scelti gli articoli, ho espunto tutte le informazioni relative al momento o al contesto in cui sono stati pubblicati, come mostre, ricorrenze o anniversari. Però ho preferito non aggiornarli, così da conservare l’immediatezza che avevano al momento della pubblicazione.

Il problema maggiore semmai è stato quello di come presentare gli articoli: in maniera alfabetica o cronologica? Alla fine ho optato per una terza soluzione: ho creato ex nihilo, con un taglio del tutto personale, dieci percorsi articolati: “L’Universo gay” (da un punto di vista statistico), “I Titani” (dedicato a dieci protagonisti fondamentali della mitologia gay e lesbica), “Donna”, “Il Corpo & il Nudo” (su come il corpo, e in particolare il nudo, sia stato differentemente considerato nel corso dei secoli), “Arte, Fotografia & Cinema”, “Letteratura & Mitologia”, “Il Mediterraneo omoerotico”, “Il Mito dell’Oriente”, “L’America” e “Lo Sport”.

Perché hai sentito l’esigenza di raccogliere in un volume questi articoli?
In un’editoria come quella italiana che offre poco o niente sull’argomento, ho ritenuto potesse essere importante un libro che racconta l’omosessualità di tanti personaggi, più o meno famosi. Può quindi essere utile anche per tesi e soprattutto per le nuove generazioni, vogliose di apprendere ciò che è generalmente taciuto nei testi scolastici.

Una tavola di Tom of FinlandÈ corretto parlare di “cultura gay”? In che termini?
Dipende. Secondo me bisogna affrontare il discorso senza demagogia o preconcetti, ma con concretezza e pragmatismo.

Di per sé la cultura gay abbraccia trasversalmente ogni tipo di cultura, senza per questo caratterizzarla in un senso o in altro. Nello stesso tempo esiste però innegabilmente un tipo di cultura rivolta particolarmente a un pubblico gay, con argomenti squisitamente gay e connotazioni tali da interessare un cerchio limitato di persone, come i fumetti di Tom of Finland o i film di Rosa von Praunheim. Questa è cultura gay e chi la nega smentisce l’evidenza. Tra l’altro, bisogna dire la verità: bisogna chiedersi quanto un etero possa essere stimolato nel vedere una cruda foto dalla prorompente sensualità di Mapplethorpe o nel leggere una poesia erotica di Kavafis.

Così, mentre ci sono artisti di cui si può tacere il fatto che siano stati omosessuali e comprendere ugualmente la loro poetica, per altri, come Pasolini o Almodóvar, non è proprio possibile: senza mettere in luce la loro omosessualità si capirebbe molto poco di loro, è un punto obbligato per entrare a fondo nel loro mondo poetico.

Che cosa ha rappresentato Babilonia per il mondo gay italiano?
Moltissimo. Per molti anni, prima che nel 2005 diventasse una rivista patinata stupidamente gay friendly, è stata il termometro per eccellenza della situazione omosessuale italiana. Grazie a contributi di assoluto rilievo – i migliori giornalisti gay italiani dell’epoca – ha proposto un’immagine ben definita della società italiana, sia per l’attualità sia per la cultura.

Poi si sa come sono andate le cose: la rivista ha scelto, non senza furibonde liti interne, posizioni politiche fumose o destrorse, si è svuotata di significato e di conseguenza c’è stata la diaspora sia dei lettori che dei giornalisti (a cominciare da me, che sono passato a Pride, che oggi è senza dubbio la rivista che più di ogni altra porta avanti efficacemente il discorso di Babilonia).

Culturalmente parlando, cosa manca al movimento glbt italiano?
Direi tanto, se non tutto… Qualche spiegazione la si può trovare: culturalmente, si sa, gli italiani sono refrattari ai club, alle associazioni e a tutto ciò che mortifica l’individualismo. Senza dire che inoltre l’Italia risente ancora fortemente dello stridente contrasto fra il Nord e il Sud, due realtà ancora molto differenti. Quindi non bisogna stupirsi se manchi coesione, forza di messaggio e un dibattito civile interno, che scavalchi i rancori personali e proponga lotte comuni, finalmente incisive.

Sono convinto che se ci si mettesse assieme, superando visioni provinciali ed egoiste, qualcosa si potrebbe fare, come succede in altri paesi occidentali, dove la forza del movimento glbt costringe di fatto i governi o, in senso più lato, multinazionali ad assumere posizioni più concilianti.

Pier Paolo PasolliniPiccoli gay crescono: chi dei miti e titani della cultura omosessuale e lesbica italiana dev'essere imprescindibilmente letto / studiato / amato?
Risposta difficile, ognuno ha i propri miti. Io però partirei da Pasolini; lo so che non tutti lo amano, anzi qualcuno lo detesta, ma ha aperto molte strade, sia pure tra incoerenze e debolezze, e gli dobbiamo essere particolarmente grati. Ritengo innegabile che abbia funto da catalizzatore per la liberazione dell’omosessualità in Italia.

Allargando gli orizzonti, non dimenticherei Michelangelo, il quale ha esaltato il corpo maschile in maniera straordinaria, come mai nessun altro al mondo, e che nei suoi sonetti ha raccontato poeticamente e in maniera struggente il suo amore sfortunato per il giovane Tommaso de’ Cavalieri.

Un tuo percorso di lettura di questo libro è...
Due mi sembrano i più efficaci. Il primo è tenere il libro sul comodino, a portata di mano, e ogni tanto leggere un capitolo, magari a caso. Il secondo è invece di leggere, magari nell’ordine che si preferisce, i dieci percorsi.

Quale personaggio tra quelli presentati ti ha colpito particolarmente?
Tanti. In primis ovviamente i miei miti, come Kavafis, Montaigne, Marguerite Yourcenar (ci sarebbe anche Lord Byron, ma ho rinunciato all’articolo su di lui visto che il mio prossimo libro, a cui sto lavorando da un anno e mezzo, è una sua biografia). A parte ciò, mi hanno molto colpito tre personaggi sportivi: Greg Louganis, al quale dedicai tre articoli, perché la sua storia mi è sembrata esaltante e drammatica nello stesso tempo, Martina Navratilova, di cui apprezzo l’eccezionale personalità e la sincerità, e il povero Justin Fashanu, il calciatore suicida che ha scontato la sua sincerità in un mondo omofobo come quello calcistico.

Le interviste che invece mi hanno dato i brividi sono state quelle a Federico Zeri e a Lucio Amelio, due studiosi d’arte anticonformisti e senza peli sulla lingua, che hanno detto cose eccezionalmente acute, che personalmente mi hanno molto arricchito.

Quale articolo ti ha creato più problemi per la pubblicazione e quale ti piace di più?
Quello che mi ha creato più fatica nel pubblicarlo è sicuramente “La vie en marron”, un articolo lungo e complesso sugli escrementi, esaminati in chiave culturale, sociologica, antropologica, psicoanalitica e sessuale. Fu rifiutato dal direttore di Babilonia Mario Anelli a causa dell’argomento troppo forte e dovetti aspettare due anni, dopo tanti rifiuti da parte di altre riviste, prima di vederlo uscire in edicola su Blue (una rivista erotica che evidentemente non si fa di questi problemi…).

Quello che mi piace di più è forse “Il turismo balneare & il nuoto”, in cui ripercorro a 360 gradi il rapporto fra l’uomo e il mare, ovviamente anche in chiave omoerotica, chiamando in causa la sociologia, la letteratura e la pittura, lo sport e la sessualità.

Boris BeckerChi avresti voluto intervistare e non hai potuto?
Avevo già fissato un’intervista al grande attore Alberto Lionello, il quale interpretò un travestito in Sesso matto di Dino Risi, anche per contestargli una fastidiosa sua dichiarazione apparsa su Panorama, ma purtroppo non feci in tempo, visto che morì pochi giorni dopo, nel luglio 1994. Ci tenevo molto. E poi mi sarebbe piaciuto intervistare il tennista Boris Becker, il sogno sessuale di tanti gay.

Detto ciò, ci sono anche alcune interviste che poi non ho pubblicato, visto che non sono riuscito a ricavarne niente di succoso o di interessante, come una a Giuliano Gemma (del quale invece si sa, ce lo ha ricordato GiovanBattista Brambilla, che in passato ebbe qualche esperienza gay) o al calciatore del Napoli Salvatore Bagni.

Che libro stai leggendo ora? E quale libro consigli ai lettori di Queerblog?
In genere leggo due libri, più o meno contemporaneamente. Stavolta tocca a due non recentissimi. Sto infatti rileggendo un classico meraviglioso, come si fa a non consigliarlo?, che è Il mirto e la rosa di Annie Messina (Sellerio), ci sono molti punti che fanno venire i brividi per la delicatezza e per la sensualità di alcune situazioni. E poi Climi bollenti di Ian Littlewood (Editore Le Lettere), che ricorda come il Grand Tour per tanti fu, in particolare dal Settecento in poi, un’occasione per vivere le prime esperienze erotiche e per i gay di vivere intensamente rapporti proibiti in patria, a contatto con la solarità del Mediterraneo e la disponibilità dei ragazzi italiani. È illuminante.

Consigliaci una meta per le vacanze (per chi ancora non le ha fatte, come me!) che sia fuori dai soliti giri.
Quest’anno sono andato in Malaysia, facendo base a Kuala Lumpur e visitando poi altri centri della nazione asiatica, che è molto bella. La città è straordinariamente viva e, nonostante sia una società islamica e perciò refrattaria di fondo verso l’omosessualità, ci sono molti spazi per i gay e tantissimi ragazzi splendidi, che non aspettano altro che trovare qualcuno con cui passare momenti lieti, dando tutto se stessi.

Vincenzo Patanè
Oasi gay. MIti & titani della cultura omosessuale e lesbica
Cicero Editore, Venezia 2010
pp. 356, euro 28

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