La7: “Complotti” di Giuseppe Cruciani indaga sulla morte di Pier Paolo Pasolini


A tre mesi dalla riapertura delle indagini sull’uccisione di Pier Paolo Pasolini La7 ha dedicato una puntata di “Complotti” alla morte dell’intellettuale, avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975. Per chi si fosse perso la prima emissione del programma può trovarlo, in streaming, a questo link.

Chi conosce il programma di Giuseppe Cruciani sa che le narrazioni proposte discostano da quelle che generalmente i siti di informazione GLBTQ segnalano ai propri utenti tra i consigli televisivi.

La puntata di “Complotti” su Pier Paolo Pasolini vale la pena di essere vista dal pubblico omosessuale, o più in generale gay friendly, poiché sviluppa una tesi molto interessante e contraria a chi è solito disegnare le persone non eterosessuali come vittime.

Pier Paolo Pasolini, come dimostrano i fatti più recenti (successivi ad una ritrattazione di Pino Pelosi, che subito dopo l’omicidio dell’intellettuale si dichiarò colpevole, e raccontati nel programma) non venne ucciso perché comunista e omosessuale.

La sua brutale scomparsa è da attribuirsi ad una serie di ricerche che lo scrittore stava facendo per redigere “Petrolio”, il romanzo incompiuto di cui Marcello Dell’Utri pare aver letto il capitolo che venne rubato nella casa di Pasolini poco dopo il delitto.

Giuseppe Lo Bianco (autore di “Profondo Nero”), a proposito della riapertura delle indagini sulla morte dello scrittore, dichiarava lo scorso 11 maggio a polisblog.it:

“Penso che la decisione di Alfano di sollecitare la procura di Roma a riaprire il caso Pasolini sia giusta e anche un po’ tardiva. Da almeno tre anni centinaia di intellettuali hanno sottoscritto un appello in questa direzione.

La ritrattazione di Pelosi, le nuove testimonianze acquisite dall’avvocato Stefano Maccioni e dalla criminiloga Simona Ruffini e l’esame dei reperti dell’Idroscalo ancora custoditi al museo criminologico di Roma possono finalmente chiarire che quella notte del 2 novembre il poeta e regista non fu vittima di una “stupida lite tra froci” come attesta ancora una sentenza della Cassazione”.

Quante altre volte l’omosessualità di una persona è diventata per un interlocutore l’alibi per non valutare le opinioni di chi gli sedeva davanti? Tante. Forse troppe.

Non me ne vogliano i puristi che abitualmente non mescolano l’alto con il basso ma guardando la puntata di "Complotti" su Pier Paolo Pasolini ho iniziato a chiedermi se le opinioni di persone come Mauro Coruzzi, giusto per fare un esempio, fossero per qualcuno meno attendibili nel momento in cui l’uomo, per esporle, si traveste da Platinette.

Voi che ne pensate? Quando la vostra omosessualità vi ha limitato? Secondo voi chi di dovere avrebbe indagato fin da subito sugli assassini di Pier Paolo Pasolini se non si fosse ipotizzato il movente omofobo?

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