Lettera al Messaggero: I bisessuali non esistono e il Gay Pride è solo una bolgia schifosa

Gay Pride

Gira di qua, gira di là, ecco che ti trovi la tra le mani una lettera inviata al Messaggero, da parte dei lettori. Tutto è nato da una lettera in cui si parlava di orgoglio gay, coming out e la necessità di poter essere se stessi fino in fondo. Parole che hanno aperto alcuni confronti e opinioni diverse, ma la cosa più inquietante di questa storia è la missiva (pubblicata) di una certa Anna che "sale sulla cattedra" parlando a 360 gradi del mondo Lgbt. E, ovviamente, non a favore. Inizia parlando della bisessualità:

"[...] Sincerità e vita alla luce del sole da parte di chi si scopre gay o lesbica, piuttosto che nascondersi dietro manifestazioni omofobiche o comunque dietro maschere di eterosessualità o bisessualità, vero, sappiamo tutti che la bisessualità è una delle tante sfumature usate da un gay per dire a se stesso che lui non è omosessuale, e che, fiuuu... l'ha scampata bella! "

Anna ha 40 anni, è eterosessuale (ci tiene a specificarlo) e non è mai stata attratta da un'altra donna ("posso dire con certezza di non essere mai stata attratta sessualmente o sentimentalmente da un'altra donna e ne conosco davvero tante, tra amiche e conoscenti"). Inoltre non ha conoscenze gay, anzi non ne vuole proprio più dopo aver mandato al quel paese la compagnia di amici con cui usciva, perchè logorroici e invidiosi della vita "normale":

"Non ho conoscenze lesbiche o gay, o meglio non ne ho più volute dal giorno in cui mandai a quel paese una comitiva numerosa di lesbiche e gay, per motivi di malsopportazione della loro "pesantezza" in compagnia, della loro instabilità caratteriale-relazionale-sentimentale che finiscono per riversare su chiunque accenni ad ascoltarli, caratteristica comune a tutti-e quelli-e che mi è capitato di conoscere nella vita, così esagerati-e nei loro comportamenti sociali, spesso invidiosi della "normalità" e stabilità di coppia in cui felici si ritrovano molti etero, a dispetto delle polemiche che il popolo glbt cerca costantemente di innescare su questo argomento"

Partiamo da qui: cara Anna, non sono invidioso di una coppia eterosessuale, semplicemente perché non vorrei doverlo essere. Vorrei essere insieme al mio ragazzo con i diritti e i doveri di ogni relazione eterosessuale: potermi dare la mano per strada (banale? sì, ma quanto piace la banalità quando purtroppo non è sempre fattibile), criticare "mia suocera", andare al mare con fratelli e sorelle del mio lui e amici in comune. Insomma, cara Anna, vivere semplicemente una vita come voglio. E non è invidia: personalmente è solo malinconia.

Poi, la signora eterosessuale parla anche del Gay Pride e ne parla quasi come di una manifestazione di serial killer mutanti direttamente piovuti dall'inferno:

"Da quel poco che ho visto mi ha fatto solo schifo: messaggi vuoti, gente nuda integralmente che fa casino per la strada con un fischietto e una "sigaretta disonesta" in mano, puzza di carne umana non lavata, carro del sesso libero per rivendicare libertà di costumi sessuali che invadono la libertà di chi non è della stessa idea, carri di gente ubriaca che tira bottiglie di birra vuote sulle teste di chi guarda attonito questa armata scomposta, lesbiche virili e brutte col sigaro in mano che ti guardano in modo strano, delirio collettivo di checche fastidiose come zanzare, che sculettano, marce di trans, o viados sudamericane grosse come giocatori di basket NBA che devi pure stare attenta a non guardarle troppo perchè potrebbe essere pericoloso, uomini coi baffoni mezzi nudi con abiti di cuoio tipo sadomaso indosso... ma dove sono i gay che tanto si dichiarano normali in quella bolgia?"

E qui si apre il classico divario di chi ama i Gay Pride e di chi invece non si riconosce in quel corteo. Ma prima di parlare di questo, è necessario definire le cose: non ci sono solo "checche fastidiose come zanzare" ma ragazzi seri e stanchi di essere cittadini di serie B. Non ci sono solo "lesbiche virili e brutte con il sigaro in mano" ma anche ragazze belle/carine/brutte con la voglia di essere considerate. Non mi risulta che ci siano gare di bottiglie rotte in testa ai passanti e le trans (viados non mi piace come termine) grosse come giocatori di basket vorrebbero probabilmente essere tutto tranne che quello. Ma almeno, forse, loro vivono con coscienza questo dualismo interiore ed esteriore, diversamente da persone superficiali che ignorano la realtà e si fingono maestrine di vita.

Riguardo al discorso Gay Pride, forse lo saprete, io sono tra quelli che non concorda con certi eccessi volutamente esibiti. So che è simbolo di libertà e di diritti da conquistare ma, sapendo quanto la stampa cerchi di sottolineare solo la visione esagerata dell'evento, giocherei d'astuzia e creerei una manifestazione sobria, colpendoli inaspettatamente, in un contesto che non si aspettano (loro e chi passivamente butta un occhio al corteo dalla tv di casa).

Anna conclude parlando di diritti e discriminazioni, ammettendo quella nei confronti delle persone che stanno cambiando di sesso e minimizzando, invece, su "semplici gay":

"Personalmente trovo che il tanto declamato terzo sesso non esiste, esiste solo una feroce volontà di prendersi il diritto, e farselo riconoscere legalmente, di fare esibizionismo senza che nessuno fiati, credo che dire a tutti di essere gay non serva a niente, non ci vedo una importanza così vitale. Mi auguro per voi che entrino al più presto in vigore, e vengano fatte rispettare, leggi che spazzino via gli attuali preconcetti perseguendo le tante ingiustizie sociali di cui siete vittime, anche se l'evidenza porta a vedere molto più le persone in transizione di genere che non i gay, quali vittime di tali ingiustizie."

Altra classificazione? Cittadini di serie A,B,C? I diritti spettano a tutti: trans, lesbiche, gay in egual misura e sensibilità. Ma forse, le trans che la donna "difende" sono solo quelle che ancora non ha voluto modo di conoscere (e poi allontanare, schifata)?

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