Uganda: attivista gay decapitato, la sua testa gettata in una latrina

Ci sono orrori che accadono e sono difficili persino da raccontare, da credere. Come sapete, l'Uganda è una delle terre più determinate a negare e impedire l'omosessualità. Addirittura, alcuni leader religiosi (cristiani) sono favorevoli alla morte per i gay. Essere attivisti per i diritti Lgbt è qualcosa di più, è sfidare la legge, è abbattere l'omofobia e la violenza. Ma, purtroppo, Pasikali Kashusbe, uomo che lavorava per organizzazione "Integrity Uganda" è stato ucciso. Mutilato. Decapitato.

Pasikali era entrato nel gruppo nel 2007, insieme al compagno Abbey, cercando di far comprendere il senso di solidarietà e unione verso i gruppi Lgbt, solitamente emarginati dalla società. Un lavoro difficile, un messaggio arduo da far passare e riuscire a scardinare le avverse mentalità della popolazione. Ed ecco che la storia di Pasikali si incontra con quella di Henry Kayaizzi Nsubuga, vescovo e scomparso da alcune settimane, dopo un discorso pubblico a favore della popolazione omosessuale: è stato mentre cercavano l'uomo che sono incappati nel corpo di Pasikali, mutilato dei suoi genitali, nel bosco. E senza il capo.

La testa, infatti, è stata ritrovata a circa 500 metri dal busto, dentro una latrina pubblica, priva anche degli occhi. Un gesto di una violenza e di un messaggio agghiacciante quanto disgustoso: uccidere un uomo, tagliargli la testa e volutamente buttarla in un cesso, tra i rifiuti. Senza occhi, senza apparato maschile. Senza vita e volutamente "senza dignità".

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