Roma: Gianni Alemanno difende il Papa contro i manifesti offensivi del Gay Pride


In Italia, a differenza degli altri paesi, i mass media creati per gli utenti omosessuali si sono presi da sempre, o quasi, un incarico che dovrebbe essere patrimonio di tutta l’informazione. In Italia chi si occupa di comunità GLBTQ sottolinea, volta per volta, le incongruenze della Chiesa di Papa Benedetto XVI.

Il perpetuarsi di questo esercizio ha fatto crescere un luogo comune secondo il quale gay e lesbiche non possono essere cattolici. Chi lo è, nel pieno rispetto delle regole, spesso viene deriso dagli altri omosessuali che nei vari Pride non perdono occasione di vestirsi da suora. O da prete.

Questo fraintendimento è stato, negli anni, talmente esasperato che Gianni Alemanno, sindaco di Roma, ha dovuto prendere le distanze da chi ieri, in occasione del corteo capitolino, derideva il Pontefice su cui gli organizzatori della stessa manifestazione, ha precisato il primo cittadino, non intendevano fare dell’ironia volgare.

“Sono convinto - ha dichiarato Gianni Alemanno - che gli organizzatori non c’entrano nulla con questi striscioni che certo sono un fatto brutto, grave e incomprensibile perché non ha senso questa aggressività e questa negatività nei confronti di chi ha un punto di vista diverso.

Bisogna cercare di rispettarsi reciprocamente e mi auguro rimangano gesti isolati”.

Chissà se le persone a cui si riferiva l’esponente politico nelle sue dichiarazioni per un attimo, un attimo soltanto, hanno provato a riflettere. Se lo avessero fatto si sarebbero resi conto da sole che non è contro un esponente religioso che si deve manifestare il proprio dissenso.

Chi non vuole il riconoscimento delle unioni civili in Italia sono i politici. Gli altri, ecclesiastici compresi, sono solo cittadini che hanno il diritto di esprimere la propria opinione.

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