Polemiche, lettere, accuse e il silenzio della Carfagna a pochi giorni dal Gay Pride nazionale 2010 a Napoli

Polemiche, lettere, accuse e il silenzio della Carfagna a pochi giorni dal Gay Pride nazionale 2010 a Napoli

Domani, sabato 26 giugno 2010, sfilerà il Gay Pride a Napoli e le polemiche nate nelle scorse settimane, non solo non accennano a diminuire, bensì sembrano accendersi ed alimentarsi giorno dopo giorno. Contemporaneamente, aumentano anche le aspettative per questo corteo che dovrebbe ospitare circa 30.000 persone (anche se l'ottimista direttore artistico del Gay Pride, Andrea Canavesio pensa che possano arrivare anche in 200.000 vista l'elevata attesa).

La scelta di tornare a Napoli dopo 14 anni dall'ultimo Gay Pride sembra interessare molte persone, disposte a partire anche con i propri mezzi da città lontane pur di partecipare all'evento e ribadire i propri diritti. E le voci di dissenso non accennano a diminuire, anzi, diventano sempre più furiose, l'esatto opposto del senso pacifico dei manifestanti. Il consigliere regionale del Pdl Pietro Diodato non ha mezzi termini nel descrivere il suo pensiero:

"Il cosiddetto Gay Pride, ma per meglio dire, l'esibizione gay prevista in città, offende Napoli ed i napoletani e rende colpevoli gli amministratori consenzienti. Nel primo caso attribuisce alla nostra città un profilo di intolleranza estraneo alla sua cultura ed alla sua tradizione. A meno che non si vogliano addirittura condannare le sue profonde convinzioni religiose. Nel secondo caso, attraverso l'adesione dei suoi amministratori, legittima una manifestazione che, surrettiziamente, si propone di difendere alcuni valori o pseudo tali, mentre in realtà rappresenta un'altra tappa verso l'accreditamento di una condizione, quale quella omosessuale"

Curioso che si parli prima di "intolleranza estranea" e poi si lanci questo anatema contro l'arrivo del popolo Lgbt, giustificandosi dietro al solito scudo delle "profonde convinzioni religiose". Ancora in tema politico, il presidente nazionale Arcigay, Patanè, evidenzia un segnale da non trascurare:

"La Carfagna? Per ora dal suo dipartimento non è arrivato nessun cenno di adesione alla manifestazione, che invece ha fatto il pieno di consensi"

Invece, sempre sul Mattino di Napoli, appare una lettera spedita al direttore, da parte di un cittadino, allarmato e indignato per l'arrivo del Gay Pride:

"Gentile Direttore, il corteo degli omosessuali di sabato prossimo a Napoli non sarà soltanto un’inutile sfilata di baccanali e di oscenità. Sarà anche l’ennesimo atto di discriminazione verso le persone normali. Adesso non mi si accusi di razzismo o di un’assurda «omofobia»: francamente non posso pensare altro di chi esibisce la propria diversità per violare le norme di buon costume (come è accaduto in Piazza Cavour, alcune settimane fa) e per avanzare pretese in materia di diritto di famiglia"

Baccanali, oscenità, discriminazione (!), violazione delle norme di costume. Non ho capito se arrivano i gay oppure un'orda di nani sadomaso con conigliette di Playboy al guinzaglio per una gang bang in piazza. Il diretto risponde, diplomaticamente, alla lettera, stanco di queste polemiche clericali e anticlericali, portando ad esempio il bel momento di incontro tra il Cardinal Sepe e la comunità gay. Anche se, nel finale, mi provoca un senso di fastidiosa morale accomodante:

"E se gli organizzatori del Gay Pride sapranno sfilare con la inoffensiva goliardia tipica di queste manifestazioni non credo che bisognerà riattizzare guerre di religione. La dedica della marcia all’emergenza lavoro di Pomigliano fa ben sperare, speriamo che non sia sommersa dal folklore. O peggio."

Non c'è solo goliardia in questo corteo. C'è colore, gioia, divertimento, ma anche un messaggio di riflessione, per manifestare con tenacia e credibilità la propria esistenza felice, per dire "Basta alla violenza", per spezzare un segnale di pacifica rivolta, prendendo diritti mancati. Ma, con tutto il rispetto per l'emergenza lavoro di Pomigliano (per il quale spero, presto, come del resto altrove, possano migliorare le cose), se la dedica fosse stata fatta alla speranza del termine dell'omofobia o a qualche altro argomento non così attuale e "globale", non avrebbe fatto sperare altrettanto bene? Non sarebbe stato sufficientemente meritevole? E questo minaccioso folklore, esattamente, in cosa consisterebbe? In troppa ostentazione festosa?

Via | Il Mattino

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