Roma: escort gay, dopo un rapporto sessuale, picchia il proprio partner


Secondo quanto raccontato da Repubblica, nel proprio spazio dedicato a Roma, nei giorni scorsi un turista quarantenne gay è stato picchiato da un ragazzo, poco più che ventenne, con il quale si era appartato nelle campagne di Formello.

Il giovane, al termine del rapporto sessuale, avrebbe richiesto al partner il pagamento per la prestazione consumata insieme. L’uomo, come spiegherà poi agli inquirenti, dopo essersi rifiutato di pagare il ragazzo sarebbe stato gonfiato di botte.

Della vicenda ho deciso di scriverne poiché con voi mi piacerebbe capire con voi se la violenza registrata nella capitale, nel caso in cui nel nostro paese fosse in vigore una legge contro l’omofobia, sia o meno riconducibile ai pestaggi di cui abbiamo spesso scritto su queerblog.it.

Se una persona omosessuale viene picchiata da un’altra persona omosessuale si deve parlare di omofobia o tutto è riconducibile alla semplice violenza? Differenziare le due situazioni non è per niente semplice. Per questo motivo mi piacerebbe ragionarci con voi.

Se l’aggressione fosse interpretata come crimine semplice implicitamente si assolverebbero le donne che hanno fatto del mobbing contro le colleghe più giovani o, peggio, si sostiene che nel caso in cui un gay picchiasse un eterosessuale, a causa del suo orientamento sessuale, non ci sono le condizioni per parlare di violenza di genere.

Classificare, distinguere, ragionare. Probabilmente oggi saremmo una società più civile se chi si è occupato della comunità glbtq fino ad oggi invece di pensare alle proprie vittime avesse dato il buono esempio condannando ogni singola forma di violenza.

Chi alza le mani sbaglia. Sempre.

Fino a quando si faranno un distinguo tra i casi di cronaca, tutti drammaticamente riconducibili alle ecchimosi, non aspettiamoci di essere rispettati e tutelati. Un omosessuale non è un panda. A volte non è neanche un orso.

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