Aspettando il Pride bisogna cambiare bandiera?


Ad una settimana dal Pride milanese, in attesa di quello napoletano, mi piacerebbe capire con voi la vostra idea di bandiera. In risposta al post scritto proponendovi le considerazioni di utente di 02blog.it, che legittimamente si chiedeva come un aggressore omofobo fosse a conoscenza dell’orientamento sessuale della propria vittima, alcuni utenti mi hanno fatto presente che i gay picchiati sovente indossavano una spilla riconducibile ad Arcigay.

Erano, per tanto, riconoscibili come lo sono spesso i partecipanti dei Pride benedetto dall’associazione oggi di responsabilità di Paolo Patanè. Cambiano le persone ma non la scenografia all’interno della quale si muovono.

Lecito a questo punto chiedersi se i mancati passi in avanti fatti nel nostro paese, a causa anche delle associazioni, altro non siano che una buona motivazione per cambiare bandiera. Quelle finora sventolate hanno, nei migliori dei casi, garantito alle persone un pagina delle gallery che Repubblica è solita realizzare per raccontare i colori di una comunità.

Se per un anno, almeno in tempo di crisi, destinassimo i fondi previsti per questi momenti squisitamente televisivi a dei fondi d’investimento utili per tutelare la comunità? Se per una volta i quattrini spesi in feste venissero utilizzati per, suppongo, la creazione di un servizio taxi gratuito per i giovani omosessuali che non si sentono protetti finalmente ci sarebbe qualcosa di cui essere orgogliosi.

Inutile chiedere solidarietà se per primi non abbiamo dimostrato di essere in grado di contribuire, concretamente, al benessere altrui.

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