Se in Italia si discute di genitori gay


Nei giorni scorsi, sul sito di Radio 24 Live, costola del quotidiano confindustriale, è apparso un sondaggio tra i tanti svolti durante il programma 24 Mattino di Alessandro Milan. Titolo del contendere: "Bambini con due genitori dello stesso sesso. La considerate una famiglia?" . L'ottimo Milan che dice di essere approdato a Radio 24, il giorno della sua nascita, e che "È disposto a comprendere le ragioni di tutti, ma non di chi sostiene la pena di morte", prende spunto da una storia vera, su cui vorrebbe far riflettere e a cui pochi sono abituati o allenati per riflettere seriamente.

A Siena, una famiglia omosessuale, composta da Sara e Margherita, ha oggi un figlio di nome Giulio. Le due donne, come tante altre coppie di famiglie arcobaleno italiane, si sono recate in Danimarca per permettere a una delle due di ricorrere all’inseminazione artificiale e di avere un figlio loro. Così è nato Giulio. Sara e Margherita, nella loro serena gioia, davanti a qualche perplessità, hanno dichiarato che, quando il bambino crescerà, diranno a lui come sono andate le cose, certe che non gli faranno mai mancare il loro affetto.

“Sono tanti i bambini cresciuti da genitori omosessuali - riflette con saggezza Alessandro Milan -, ma nell’opinione pubblica resta il dubbio dell’opportunità di consentire alle coppie gay di crescere dei figli. E voi che cosa ne pensate? Bambini con due genitori dello stesso sesso, secondo voi formano una famiglia?”

Facciamo un po' il punto prima di arrivare al risultato del sondaggio.

Dall'entrata in vigore della legge 40 sulla procreazione assistita (PMA), le possibilità per le coppie di avere un figlio continuano a diminuire. Parliamo delle coppie eterosessuali obbligate a ricorrere alla medicina. Se per quelle coppie ci sono sempre più problemi a ricorrere alla PMA, per i genitori formati da due padri o due madri, il problema non si pone: è vietato, punto. Se pure esistono, ed esistono eccome, genitori dello stesso sesso, uno o una delle due non viene riconosciuta come cogenitore, per l'ordinamento statale non c'è, non esiste.

Certo, molto spesso la vita quotidiana è più elastica delle leggi che da noi governano l'istituto matrimoniale e le relazioni di coppia attraversate da quell'istituto; così l'omogenitorialità sembra a molti più un fenomeno che riguarda altri paesi che non il nostro. Poco di strano se pensiamo che qualche decennio fa, parlare di due mamme o di due padri, anche tra gli omosessuali, qualcuno strabuzzava gli occhi incredulo.

Che ci siano difficoltà, grazie anche alla chiusura ermetica dello Stato e di poca aderenza della società civile, non solo per gli omogenitori, sta nei fatti. Lo Stato riconosce ad una sola persona la genitorialità, e più avanti, per il bambino l'impatto con le regole sociali diventerà un rebus se non un problema. Pensiamo a quando andrà a scuola, a quando altri adolescenti chiederanno in che famiglia vivono, etc.

Pochi sanno che quei figli sono frutto di un amore incandescente, desiderato, coccolato, sofferto. Pochi conoscono la serenità di vita quotidiana che alberga nelle case dove queste creature vivono e crescono. Quasi nessuno si pone la questione inversa, dove nelle famiglie tradizionali, spesso il denominatore comune è la violenza, la prevaricazione, l'indifferenza verso la crescita dei propri figli.

Ma di omogenitorialità da noi non se ne deve parlare; restano perplessi (ancora?), persino molti omosessuali che si allineano al sentire comune: sì alle coppie di fatto, no alle adozioni; dimentichi tutti che molte, tante coppie lesbiche, vanno in "esilio" all'estero a dare sazietà al loro desiderio materno, esattamente come avviene per altre coppie lesbiche nel mondo.

Le Famiglie Arcobaleno sono da noi una realtà che si vuole oscurare, di cui poco ci si interessa, magari qualche bel sorrisino nel vedere al Gay Pride il famoso trenino, senza pensare che quei bambini tenute da madri serene, un po' ci accompagnano nelle nostre battaglie di tutti i giorni. Battaglie di movimento e personali. Non li si può nascondere, e allora li ignoriamo. Vuoi mettere la battaglia per il matrimonio gay con quella del riconoscimento della maternità omogenitoriale? E' più facile la prima, ha più aderenza facciamo quella, poi, chissà, vedremo..., mah... Dubbi, dubbi, dubbi.

Si pensa che a dare l'adozione alle coppie omosessuali, tutti si scaraventino al primo consultorio o struttura clinica e comincino a pensare alla procreazione. Nulla di più falso; esistono già quelle coppie non necessita inventarle o paventarle; esistono e sono tante. Solo che vanno all'estero; solo che una volta rientrate a casa, lo Stato italiano se ne disinteressa, non riconosce nessun diritto al nucleo familiare.

“È l'amore che crea una famiglia, si legge sulla homepage del sito delle Famiglie Arcobaleno -. Ci unisce la consapevolezza che una famiglia nasca dall'amore, dalla responsabilità e dal rispetto, molto più che per esclusivi legami biologici. Non si tratta di riformulare il concetto di "famiglia allargata", ma di allargare il concetto di famiglia: le Famiglie Arcobaleno non sono altro che una delle realtà esistenti in un panorama in costante evoluzione. In Europa e nel resto del mondo occidentale diversi Paesi tutelano già i diritti delle famiglie omogenitoriali ma anche i diritti dei singoli e delle coppie omosessuali ad adottare.”

Come si fa a continuare a dire no a tutto questo?

A proposito del sondaggio di Radio 24:


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