Cari omosessuali l'Italia non è omofoba. È incivile!

Cari omosessuali l'Italia non è omofoba. Ã� incivile!Quello che è accaduto a Padova , mercoledì notte, ai danni di Matteo ed Enrico, non è più il solito attacco delinquenziale che ci ostiniamo a chiamare omofobia, è qualcosa di più e di più pericoloso. È l'appiattimento figurativo di una nazione che si è risvegliata con i suoi peggiori spettri, la rappresentazione poco teatrale e tragica di un passato che è tornato presente, con la sua insulsa figura patriottica aperta agli "eletti", agli "ariani" e diventata persecuzione per tutti gli altri. Ancor prima che venissero azionate le mani per ferire, per violare la libertà altrui, s'è alzato un grido: Comunisti. Poi, froci. Si è così svegliata l'Italia dell'intolleranza, che non perdona chi non è allineato, chi non segue il re non ancora nudo che proclama alla piazza osannante che "i froci stanno tutti dall'altra parte". Non sappiamo neppure se esistono ancora comunisti in questa nazione divisa, xenofoba, egoista, fanfarona, che se non sei comunista allora sei frocio e tanto vale a menar di mani.

Oramai, basta che due ragazzi si tengano tranquillamente abbracciati per scatenare il branco di lupi famelici di ordine mussoliniano, di epoche remote dove l'omosessualità non esisteva alla pari di quel che vanvarescamente dice il dittatore di Teheran: "Non ci sono omosessuali in Iran". Non ce ne sono nei paesi dittatoriali, neppure in Iraq dove scompaiono persino negli ospedali dove cercano di farsi curare dalle percosse degli integralisti che si definiscono religiosi; e pare non esistono neppure nella nostra fragile, italica democrazia. O se ci sono, l'ordine che si fa chiamare destra, e che da destra governa il paese, impone lezioni corporali per questa onta che va ripulita dalla pubblica piazza: l'onta dei froci che si son fatti spavaldi, indecenti, non sappiamo se prima comunisti o froci, ma tanto basta a scatenare la violenza senza neppure sapere chi si colpisce. Froci, comunque!

La questione è che di omofobia ci stiamo quasi abituando, persino noi omosessuali. Forse non stavamo facendo i conti con la compagna fedele dell'omofobia che è l'inciviltà, la connivenza generale che, se pescato il mariuolo reo della violenza verbale e fisica, gli altri son quasi certi di poterla far franca. "Io ho continuato a bere, a ridere con gli amici, non so altro, né visto quel che succedeva". È la fangosa prosopopea di coloro che davanti a polizia e magistrati cercano di svincolarsi da certe responsabilità che possiedono.

A Padova (ma anche a Roma, e chissà, anche altrove), la violenza fisica del capobranco viene giustificata dai presenti col silenzio, se non con una ostilità verso gli aggrediti. "È meglio per voi se ve ne andate; se non volete che vi capiti di peggio". Questo risponde il branco incivile, connivente, reo di appoggio a quella spirale di barbarie. A Roma hanno negato fazzolettini di carta per frenare il sangue che colava; a Padova si è arrivati al preavviso mafioso, codardo, presago di altre, più possibili violenze. Ci stiamo abituando, cari omosessuali, ad una libertà spezzata a metà, dove nessuno ne esce completamente libero.

Mi ostino a pensare che oggi che ci sentiamo più liberi, siamo più in pericolo. Quanti siamo, tre, cinque milioni? Possibile che non abbiamo la capacità di uscire in un coro unico e coeso per dire alla politica: basta, questo non è il paese per cui siamo disposti a pagare le tasse più degli altri; basta, siamo cittadini e vi corre l'obbligo di difenderci con leggi adeguate; basta col rischio di uscire la sera e chissà se torniamo a casa o in ospedale.

Non so di chi sia la colpa, se colpa c'è, ad aver abituato noi più alla discoteca e alla sauna che non alla piazza. Se andiamo di questo passo, ne sono quasi certo, le bestie violente continueranno a cercare vittime omosessuali; i politici si sperticheranno in comunicati di solidarietà, noi a guardare e a pensare che la maggioranza sta dalla nostra parte. Probabile ma incerto.

Sono passati decenni da quando a San Babila, a Milano, se indossavi l'eskimo venivi additato, inseguito e preso a pugni e calci causa quell'indumento da "comunista". Si riscopre oggi che un indumento fa ancora la differenza; che se ci crediamo liberi di abbracciare una persona dello stesso sesso per strada, sei immediatamente segnalato come comunista e frocio, e vagli a raccontare che Pasolini fu estromesso dal Pci, accusato di omosessualità. Destra e sinistra, hanno fatto a gara, nei tempi passati e presenti, a calunniarci e perseguitarci.

Il fatto è che quando accadono cose come quello di a Padova, il pensiero di noi tutti va al capobranco, dimenticandoci che ha attorno una platea di belve come lui che gli lasciano fare il lavoro sporco e non comprendono che stanno insozzandosi anche loro.

Fa male, molto, e indomabile tenerezza, vedere un giovane omosessuale ritratto con l'occhio medicato, con la paura corsa nelle vene, che si intestardisce a continuare a tenere abbracciato il suo compagno, anch'egli violato nel fisico. Padova, nonostante l'accaduto, resta una città dove è possibile vivere, anche per gli omosessuali. E tra poco ci sarà Padova Pride Village 2010. Andiamo in massa a testimoniare la nostra voglia di diritti e di felicità.

C'è che le associazioni lgbtq si devono svegliare, agire con più determinazione; c'è che gli omosessuali tutti devono un po' togliersi questa patina di glamour e di solitudine per agire prima che un'altra belva colpisca uno o più di noi. La politica non interviene se non vede i numeri, se non ci trova caparbi e decisi a ottenere quel che ci spetta. Il compito di aggregazione tocca alle organizzazioni; a loro far sentire una voce forte e definitiva ai politici silenti e menefreghisti.

Scendere in piazza una volta l'anno, in occasione del Gay Pride, è necessario ma non può essere l'atto risolutorio. Serve altro. Di più!

Faccio i miei auguri a Matteo ed Enrico e li ringrazio per il loro coraggio a denunciare. Sono ragazzi come loro che mi insegnano ogni giorno a non aver paura di essere omosessuale; a combattere per chi ancora di paura ne ha tanta.

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