Il Gay Pride arriva a Napoli. Ecco lo spot

Insomma, alla fine, poco importa a noi qualche mugugno di troppo, qualche "affascinante" incomprensione tra coloro che si son messi di traverso per l'appuntamento nazionale del Gay Pride e chi sente quella manifestazione come un appuntamento obbligatorio, senza se e senza ma. Perché poi, speriamo che i mugugni cessino, che le diaspore sulle supremazie dell'uno o l'altro versante, si dissolvano ed emerga un fiume di colori, di vivacità, di allegra sintonia, che invade la stupenda città di Napoli, la fa sua, se ne ciba di insano piacere. Non può piacere a tutti il Gay Pride ma è necessario che la maggioranza del movimento lgbtq, delle persone che hanno a cuore i diritti civili, delle donne e degli uomini che sanno e non dicono di avere in casa e tra gli amici un omosessuale o una transessuale, ci siano a Napoli.

Non è un logo (diciamocelo, un po' bruttino) che può invertire le sorti di una celebrata manifestazione come il Pride nazionale; non dovrebbe neppure essere la solita, audace, voglia dei "soliti noti" che se ci sono è un trionfo, altrimenti... che miseria. Il Gay Pride appartiene a tutti: è una festa, una ricorrenza, una occasione importante per sciogliere nelle vie cittadine un orgoglio che ci appartiene, di cui dobbiamo andarne fieri. Ci sarà, come sempre, qualche eccesso, che fare?; anche i soliti, critici melensi che vedranno nel corteo una sfida ad un loro rigoroso e un po' ipocrita modo di pensare ad una sfilata da impiegati di banca; fa nulla per noi che conosciamo il Pride, che lo viviamo come giornata di suprema e ulteriore visibilità. Napoli, per quel che la conosciamo, saprà rispondere in generosità e cuore.

Nei giorni che ci separano dal 26 giugno, toccherà agli organizzatori riuscire a coinvolgere più sensibilità possibili, senza inutili battibecchi, senza l'enfasi di inutili prevaricazioni con altri appuntamenti simili. Napoli ha risorse e storia che riguardano anche la nostra comunità; Napoli è la nascita del femminiello, delle transessuali che vivono nei quartieri popolari o in bomboniere di case prospicienti il mare, di gay e lesbiche che si ritrovano ad ammiccare una città dalle mille contraddizioni. L'occasione è proprizia: è il Gay Pride. Perché non andarci? Sicuramente non avremo mai i numeri che all'estero sembrano farci sognare (pensiamo ai 3 milioni di partecipanti al Gay Pride in Brasile), ma, probabilmente, necessitiamo di maggiore consapevolezza e di minore astio tra noi, per riuscire a far tornare in piazza coloro che non sentono propria la manifestazione e i movimenti. Questa Italietta sacrestana, falsamente pudica, clericalmente invasata, necessità di questo impegno e appuntamento. Hanno realizzato uno spot carino, alla maniera napoletana, ma serve esserci. O no?

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