L'assassino di monsignor Padovese: "L'ho ucciso perché era omosessuale"


Si cerca ancora una verità che sappia di verità per l'ultimo assassinio in Turchia di un vescovo cattolico. All'indomani dei funerali di monsignor Luigi Padovese, caduto sotto i colpi infertigli dal suo giovane autista, si cominciano a delineare le ipotesi più disparate, tutte al vaglio degli inquirenti che ipotizzavano inizialmente un gesto di follia da parte dell'assassino. Secondo quanto riferisce l'Agenzia cattolica del Pontificio Istituto Missioni Estere, Asia News, l'alto prelato potrebbe essere stato ucciso nell'ambito di un omicidio rituale islamico. Si sostiene anche che siano in pochi a credere allo squilibrio mentale dell'omicida, che proprio nel giorno del funerale, pare abbia fornito alla polizia una nuova giustificazione dell'orrendo gesto: monsignor Padovese sarebbe un omosessuale e lui, Murat, 26 anni, sarebbe la vittima, “costretta a subire abusi”.

Che si voglia salvare da una pesante condanna è plausibile; che prenda a pretesto l'improbabile omosessualità del sacerdote per una strategia difensiva che lo porti alla "legittima difesa", lo giudicheranno gli inquirenti. La tesi degli abusi, pare non reggere molto. I cattolici turchi e i loro ministri di culto non hanno vita facile in quella terra se persino il Papa in visita a Cipro si spertica a dire: "Questo assassinio non può essere attribuito alla Turchia e ai turchi, e non deve oscurare il dialogo".

C'è persino la voce di padre Domenico Bertogli, vicario generale di Anatolia, che in una intervista, chiede che si faccia luce piena sull'assassinio di monsignor Padovese, "che non può essere subito archiviato come opera di uno squilibrato. Un clichè che ricalca quello già visto in altri fatti analoghi". Quindi, secondo fonti cattoliche e di Asia News, nessuna questione omosessuale e neppure un gesto dettato da squilibrio mentale, piuttosto gesti di ultranazionalisti anti-cristiani. Si dovrà capire perché Murat fosse riuscito a diventare collaboratore di monsignore Padovese per quattro anni.

Parlando di omosessualità in Turchia, in un recente sondaggio fatto dal quotidiano turco Hurriyet, oltre un turco su due si era detto contrario ad omosessuali ed atei, naturalmente parlando della loro religione. Ateismo, quindi, ma anche intolleranza contro l'omosessualità, i cardini su cui pare non si transiga in quella parte del mondo, anche se poi esistono gruppi di difesa omosessuale efficienti come Lambda. Presto, però, Murat dirà che è altro e non l'omosessualità del sacerdote ad aver armato la sua mano.

Di omosessualità in Turchia esistono testi risalenti al 1561, testi di storia gay scritti da un certo Nicolas de Nicolai, che pare tocchino una confraternita religiosa detta dei Geomaileri.

“[...] Frà questi devoti, & amorosi pellegrini, se ne trovano alcuni, i quali secretamente, & sotto pretesto di religione, traggono [seducono] d’ardente amore à se i cuori delle piu vaghe, & belle donne; & de’ piu bei giovani; de’ quali non men che delle donne s’infiammano”.

Molto più recentemente, il sociologo francese Philippe Schmerka Blacher, nel dicembre 1997, illustrava i primi risultati delle sue ricerche sull’omosessualità in Turchia, uno stato mussulmano particolare, sempre sospeso tra integralismo e mentalità occidentale.

“Credo che la liberalizzazione sessuale dei gay ( o almeno la cessazione della pressione poliziesca e politica su di loro) - dice Blacher - vada di pari passo con la democratizzazione della Turchia. Come dire, l’accettazione dell’omosessualità in Turchia passa attraverso l’occidentalizzazione di questo Paese. In Europa , si ama parlare di libertà, ma non dimentichiamo che la donna turca ha ottenuto il diritto al voto, per esempio, prima di quella francese. La parità tra uomo e donna era iniziata sotto la spinta repubblicana di Atatürk. Gli omosessuali, oggi, ne sono gli eredi diretti”.

Dunque, una commistione tra fede, omosessualità, storia e costumi di quell'affascinante terra che si chiama Turchia? Probabile a leggere tanta storia di cui è invasa. Ma da lì a scatenare barbari assassinii di sacerdoti ne corre. Compreso quello di monsignor Padovese.

Non c'entra nulla, ma dà la misura di certe libertà richiamate dallo stesso Blacher. Indovinate dove ha sede la chat di "Veneralibis", almeno fino a qualche tempo fa, quella in cui si parla di fede e omosessualità?

Foto | Corriere della Sera

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