Scandalo Marrazzo: Roberta muore da donna


A poche ore dalla pubblicazione del nostro post riguardante tutte le violenze omofobe registrate in Italia negli ultimi mesi la cronaca ci informava della morte di una transessuale. Si chiamava Roberta. Aveva solo 26 anni.

Nello stesso giorno in cui si è tolta la vita, impiccandosi nuda nel suo appartamento di Tor di Quinto, Natalie è stata gonfiata di botte da un cliente. Natalie è arrivata agli onori della cronaca a causa della sua amicizia intima con Piero Marrazzo.

Da quando si è scoperto che l’ex Governatore della Regione Lazio era solito frequentare prostitute sono già morte quattro persone. Uno spacciatore e tre donne transessuali diventate oggetto di lunghi e interminabili pomeriggi televisivi.

Probabilmente di quanto accade mesi fa a Roma non sapremo nulla per molti anni. In Italia funziona così. Ciò che non può essere censurato viene occultato per dei lunghi decenni. Non è un caso che la morte di Pier Paolo Pasolini, avvenuta nel 1975, sia messa in discussione solo oggi. Nel 2010.

Indignarci, nel frattempo, non serve. Possiamo, tutto al più, sperare che tutte queste persone possano riposare in pace. Possano, almeno da morte, essere considerate donne. E non uomini con una finta quarta in grado di stordire ogni giornalista che ancora non ha capito come si coniugano gli articoli riguardanti una persona transgender.

Roberta era una persona. Era una donna. Era transessuale. Scrivere o dire che nel suo caso è morto è un transessuale è sbagliato.

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