Per "Il Secolo d'Italia" l'omofobia va combattuta senza se e senza ma


A ben guardare la politica che oggi governa il Paese, per mio conto, c'è ben poco da esultare e parecchio da preoccuparsi. Ai nostri politici, poi, poco continua a interessare il versante dei diritti civili, messi in fondo alla lista dove, se non ci sono altre priorità li si inventa per non mettere mano a leggi che tutelino la vita e anche la felicità di gay, lesbiche, transessuali, coppie di fatto. Noi stessi ci siamo per anni, tanti, troppi, crogiolati all'idea che solo una compagine governativa, di sinistra, avrebbe esaudito le rivendicazioni delle organizzazioni lgbtq, di noi stessi, portando a compimento quei desideri di civile democrazia. Falso, sinistra e destra si sono rivelate concordi nel non voler affrontare i problemi delle coppie di fatto; la salvaguardia della persona omosessuale con l'estensione della legge Mancino; una politica che aiutasse gli adolescenti omosessuali a ripararsi dal bullismo e dalle vessazioni dei compagni di scuola.

Poco e nulla è servito il nostro essere europei, i richiami che venivano dalla UE a guardare con nuove dignità il problema degli immigrati omosessuali, il riconoscimento e la loro libera circolazione all'interno degli Stati membri. E tanto altro ancora. Da noi, le speranze si fanno soggettive, si continua a sperare nell'uno o nell'altro politico che di volta in volta sembra diventare l'epigono di qualche altro predecessore di idee di libertà. Ci restano loro in un mare di stanchezza, di illusioni, di rinnovate speranze.

Per dire come cambiano le cose, fors'anche le idee, è apparso sul "Secolo d'Italia" in prima pagina, un articolo di Fulvio Carro, dal titolo "Contro l’omofobia. Senza se e senza ma". Sapendo che è il quotidiano vicino al Presidente della Camera Fini, si fanno fortunatamente lontani i tempi in cui l'ex leader di AN chiedeva l'allontanamento dalle scuole pubbliche dei professori apertamente gay. Di più: Fini, precedendo il Capo dello Stato, sempre grazie ai buoni uffici di Anna Paola Concia, ha ricevuto una delegazione di leaders lgbtq. E ora questo articolo dai toni chiari, persino diversi da altri della compagine governativa e del partito di appartenenza cui il tema dell'omofobia pare non interessare.

Sembra un richiamo a trovare nuovi e necessari interventi di politica dei diritti, se poi, l'articolo viene segnalato, sistemandolo online nella sezione "La nuova politica".

“Altrove, in altri paesi - scrive Carro -, la politica agisce dando esempi in positivo: in Germania un gay dichiarato (Guido Westerwelle) è vicepremier e ministro dell’Economia; in Inghilterra Cameron ha candidato una ventina di gay alle ultime politiche, facendone eleggere molti; negli Usa uno dei primi atti di Obama è stato il sì ai gay nell’esercito. Da noi atti di questo genere non sono immaginabili. Siamo ancora fermi alle parole. E anche quelle sono così inusuali da fare scalpore...”

Che ci sia una nuova destra italiana, capace di comprensione e dialogo con la nostra comunità? Una destra minoritaria che desideri parlare con la minoranza omosessuale? Da quel che vediamo pare proprio di sì, anche se poi, passare dalle parole ai fatti, è tutt'altro. Senza contare che oggi i finiani sono una spina nel fianco di una maggioranza che non si muove se il capo supremo non ordina loro di farlo. Per una qualsiasi legge che ci riguarda, piaccia o no, serve una coalizione ampia, trasversale, perché poi basta una qualsiasi Binetti ad affossare anni di discussioni fuori e dentro le commissioni parlamentari.

Il giornale di Fini, prende finalmente atto che c'è una Europa diversa dall'Italia, dove gay e lesbiche governano, amministrano, fanno leggi di equità.

“Chiusa la strada alla declinazione di nuovi diritti, che né la sinistra né la destra sembrano spontaneamente in grado di portare avanti senza lacerarsi - dice Fulvio Carro -, almeno sugli abituali, consolidati, ordinari diritti di tutti – donne e uomini, gay ed etero – possiamo allora esprimerci con una voce sola? Le divisioni sull’omofobia ricordano lo scontro che, a suo tempo, si verificò sullo stupro, che mezza Dc rifiutava di qualificare reato contro la persona ritenendolo “contro la morale”. Fu una battaglia di retroguardia, dal sapore vagamente giustificatorio verso i colpevoli, inadeguata ai tempi e alle richieste della società. Siccome all’epoca ci cascò pure qualcuno di noi, evitiamo di fare il bis”.

Noi, da parte nostra, ci auguriamo che molti, a destra e a sinistra, sposino l'idea che difendere le persone lgbtq sia un dovere di chi governa e di chi fa opposizione. Se non si sente la necessità, come ha recentemente affermato il sindaco di Roma, Alemanno, di una legge contro l'omofobia, si dica e si indichino altre strade per fermare l'odio omofobo; si pensi ai ragazzi omosessuali costretti a nascondersi a scuola, in famiglia, tra amici, rei di amare e desiderare persone dello stesso sesso.

Che il tema dell'omofobia diventi universale e urgente, lo dicono i tanti fatti accaduti in questi mesi, fatti di sangue e aggressioni verso inermi cittadini, rei di omosessualità e transessualità. E' obbligo dello Stato difenderli. Che questa necessità venga oggi rappresentata dalla terza carica dello Stato e dal suo giornale di riferimento è una splendida occasione. Che speriamo la politica tutta sappia cogliere, capace di far entrare finalmente l'Italia nell'Europa dei diritti civili lgbtq. Speriamo!

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