No gay al Mount Gay Rum

No gay al Mount Gay Rum

In una grande città come Milano, capita che ci sia un evento particolare che ti incuriosisce. Così, insieme alla mia amica Sofia, mi sono diretto a questa serata per una marca di bevanda alcolica, "Mount Gay Rum", in un hotel in centro città. Aspettando il suo arrivo ("Sto arrivando", "Ma sei ancora a casa?" "No, no, ho chiuso adesso la porta!"), mi sono chiesto, ironico, quale fosse il numero di persone etero, gay o bisex presenti all'evento.

"Ma perché il rum è gay?" ironizzava Sofia, mentre si guardava intorno curiosando tra gli invitati. Intorno a noi, bottiglie sparse di rum e la Pr del locale che intratteneva i vari invitati. Poi si è diretta verso di noi, in fila per l'area degustazione: "Ragazzi non lo volete provare liscio?". Così ho immaginato di bere un bicchiere di rum a stomaco vuoto e mi sono visto, dieci minuti dopo, sul tavolo mentre gridavo ai presenti, brandendo la bottiglia in mano: "È più gay lui o io, eh?!". Sorridendo abbiamo annuito, per poi tornare al punto in cui eravamo.

"Finora sono tutte coppie etero. Nessun gay al rum gay party..." commentavamo, guardandoci intorno, tra calici di mojito. E teoricamente, noi gay siamo muniti di un "sesto senso" e riusciamo a trovare un altro omosessuale anche in un pagliaio. Eppure, ieri sera, sembravano spariti. Niente, nulla. Fino a quando, Sofia mi ha indicato un ragazzo entrare, dicendo " Questo secondo me è nello spirito della serata"

Calcolando che cinque minuti prima aveva scambiato una ragazza con il caschetto e gli occhiali per Arisa, non era molto attendibile. Però era vero. Non era più solo. Tra coppie sessantenni e manager che annuivano fra di loro su argomenti a me sconosciuti, c'era un altro gay in una serata di inaugurazione per il rum della montagna gay. Mi sono guardato intorno, tra cartelloni che indicavano l'origine di questo rum: Barbados.

E mi è spuntato un sorriso ironico, mentre riflettevo sull'ironia della sorte. In isole come quelle delle Barbados dove l'omosessualità è illegale sebbene di notte diventi molto attiva soprattutto per merito dei turisti, esiste una montagna gay, colline in cui viene lavorato e poi confezionato questo liquore poi esportato in tutto il mondo. Da un luogo in cui i gay non sono tutelati e protetti ad un altro paese in cui, giustamente, ci lamentiamo per diritti che sembrano lontani anni luce. Se alle Barbados le montagne possono essere gay ma non lo possono essere le persone, da noi invece le persone "possono" esserlo ma non possono essere nominati così i prodotti da vendere? Chissà se, per curiosità, potremmo un giorno brindare ad una nuova versione gay della coca cola? Oppure ad un'acqua arrivata direttamente dal fiume Lesbo?

E dopo più di un'ora trascorsa tra Mojito e cocktail vari (a base di rum), io e Sofia siamo usciti dall'hotel che aveva ospitato l'evento, mentre venivamo fermati da una hostess all'ingresso. Mi ha allungato una confezione omaggio di "Mount Gay Rum", mentre un ragazzo armato di macchina fotografica mi chiedeva di poter immortalare il momento della consegna. Ha scattato, mentre, di profilo, afferravo l'omaggio. "Ne facciamo una mentre mi guardate?". E ha scattato, mentre tenevo tra le mani l'elegante sacchetto: mentre un qualsiasi Desperate Gay Guy teneva tra le mani un qualsiasi Mount Gay Rum. E qualcosa di coerente e in comune, al di là di origini e percorsi, questa volta c'era.

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