Storie gay: la pausa di riflessione ha motivo di esistere in una coppia?

Storie gay: la pausa di riflessione ha motivo di esistere in una coppia?

Oggi voglio parlare di un argomento che spesso è stato al centro di discussioni o scambi di opinioni tra me e i miei amici, in alcune serate: la fatidica pausa di riflessione. Sì, esatto, il momento in cui, quando viene pronunciata quella frase, tutti quanti a cui racconti l'accaduto ti fissano, annuendo e dicendo, con aria quasi convinta: "Ma sì, sai, forse è la cosa migliore... e magari serve anche a te!". E intanto, segretamente, pensano "Questo/a sta per essere mollato/a, anche in questo caso è arrivata la parola fine, che peccato.".

Eh sì, non giriamoci intorno. Nessuna persona sana di mente quando vive in prima persona una simile esperienza o se la sente raccontare, inizia a saltellare sul posto, entusiasta, dicendo "Ma è meraviglioso! Ora il rapporto non potrà che solidificarsi!" No. Pensano tutti: "Ahia, sono cazzi amari, iniziano i casini". Poi vorrei abolire chi cerca di convincerti che è una cosa positiva e che ti serve: forse mi servirebbe anche andare in mezzo al bosco cercando di imparare il linguaggio degli orsi o mettermi alla prova con un digiuno mistico, isolato dal mondo. O magari mi servirebbe chiudermi le dita in un cassetto per provare a testare la mia persona soglia del dolore. Ma da qua a farlo, ci penso un po'. Inoltre non è una mia scelta, quindi non capisco di cosa dovrei gioire.

Diciamo la verità: la pausa di riflessione serve principalmente per prendere la distanza dall'altra persona e nel 90% dei casi è l'anticamera della fine di una relazione. Sei talmente stanco di quel rapporto, da aver bisogno di allontanarti, di staccare, di isolarti: e non mi sembra esattamente qualcosa di positivo...

Spesso, quando due persone sono in pausa, avviene questo: chi ha proposto (leggi: costretto) la cosa si rilassa fumandosi un sigaro, cullato dalle onde del mare, con rutto libero, musica a tutto volume e cocktail con ombrellini accanto all'amaca. Chi invece ha subìto la cosa, è in una condizione quasi mistica/ascetica: si inizia a chiedere cosa ha sbagliato, si sente in colpa di quasi tutto ("Se non avessi proposto il ristorante cinese, quella sera, forse a quest'ora saremmo ancora insieme..."), non ha più entusiasmo nelle cose, mantiene uno sguardo vacuo per circa 16 ore della giornata (togliendo quelle 8 in cui dovrebbe dormire, ma spesso le usa per pensare...). Insomma, la vita diventa un inferno.

E poi, purtroppo, avviene il responso: tornano di te e lo scenario è il seguente: chi ha proposto la pausa è stranamente abbronzato, ha una luce quasi magnetica, si è fatto la pulizia del viso, ha avuto tempo per lo shopping perchè indossa una t shirt aderente, ha tagliato i capelli e con (finta) aria mesta, ti spiega che, dopo una profonda riflessione, la cosa migliore è lasciarsi ma magari restiamo amici. L'altra persona, invece, solitamente esce con i jeans ancora da stirare, la camicia abbottonata ad occhi chiusi, l'aria di chi ha dormito in un cassonetto per 5 giorni, forse ha anche un presunto problema dermatologico e il colorito di Edward Cullen, in confronto al suo, è simile a quello di un turista tornato dalle Baleari.

A voi è mai capitato di vivere in una pausa di riflessione? L'avete proposta o l'avete (malgrado tutto) accettata? E cosa ne pensate in merito? Utile o solo una perdita di tempo?

Foto | Grimmo

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